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La crisi non ferma l’assunzione delle badanti |
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Venerdì 27 Gennaio 2012 16:02 |
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La crisi non ferma l’assunzione delle badanti. In 10 anni stranieri quintuplicati Straniera, 41 anni, 28 ore di lavoro alla settimana, guadagno annuo di 5.828 € è l’identikit della badante. Roma, Milano e Torino in testa alla classifica per numero di badanti
La richiesta di badanti non si ferma neppure di fronte alla crisi: dal 2001 il numero di lavoratori domestici stranieri è quintuplicato raggiungendo quota 711mila. Nelle casse dell’Inps sono stati versati nel 2010 700milioni di €, pari a 985 €, a persona a fronte di un guadagno medio annuo di 5.828 €. Identikit della badante? Donna, straniera, di 41 anni, proveniente dall’Est Europa, che lavora per 28 ore la settimana dichiarandone 33. Questi alcuni risultati di una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa (www.fondazioneleonemoressa.org) che ha analizzato gli ultimi dati Inps sui lavoratori domestici iscritti all’istituto previdenziale.
Quanti sono e quanto contribuiscono. In Italia si contano nel 2010 oltre 871mila lavoratori domestici regolarmente iscritti all’Inps. Di questi il 81,5% è straniero (710mila unità), e tra questi il 71,8% proviene da paesi extracomunitari. Dal 2001 al 2010 a crescere sono stati gli stranieri: in dieci anni il loro numero si è quasi quintuplicato (+408,3%), mentre per gli italiani si tratta appena del +23,7%. Complessivamente i lavoratori domestici versano nelle casse dell’Inps 834 milioni di € in contributi, di cui l’83,9% da colf e badanti di origine straniera (699 milioni di €). Nell’ultimo periodo (2001-2010) la crescita dei contributi versati è stata del +274,8%, ma se si osserva la parte riservata agli immigrati si tratta del +487,6% (quindi quasi sei volte). Se si rapporta il valore dei contributi versati e il numero di lavoratori domestici, si calcola un contributo medio annuo procapite che ammonta a 957€. Ma se gli italiani versano 834€, per gli stranieri si tratta di 985€, di cui 1.000€ per i lavoratori extracomunitari e 946€ per i comunitari. L’identikit del lavoratore domestico. Le colf e le badanti sono per la stragrande maggioranza donne, sia per i lavoratori italiani che per quelli stranieri. Le italiane hanno mediamente 46 anni, lavorano per 20 ore la settimane e dichiarano 36 settimane lavorative all’anno. Ricevono una retribuzione media annua di 4.805 € e versano nelle casse dell’Inps 834 € a testa. Le lavoratrici domestiche straniere sono più giovani delle italiane (in media hanno 41 anni, 43 per le comunitarie), lavorano per 28 ore settimanali (quindi 8 ore in più delle italiane) e dichiarano 33 settimane lavorative all’anno (ma per le extracomunitarie si tratta di 34 settimane). Ricevono una retribuzione annua media di 5.828 €, un po’ più elevata per le donne extracomunitarie (1.000€) che per quelle comunitarie (946€). Più della metà delle lavoratrici domestiche straniere proviene dall’Est Europa (57,3%), il 20,5% dal continente asiatico. La rimanente parte si suddivide tra Sud America (10,8%) e Africa (9,4%). La diffusione nelle province. Roma, Milano e Torino sono le prime tre province italiane per numero di badanti: la capitale, con i suoi 104mila iscritti all’Inps, raccoglie il 14,7% del totale delle badanti italiane, Milano l’11,5% e Torino il 4,4%. Sebbene in tutte le aree la presenza straniera sia molto forte, le province settentrionali mostrano un’incidenza di poco superiore rispetto alle aree meridionali. Unica eccezione è la Sardegna dove generalmente le badanti e le colf sono per la maggior parte italiane. Se si rapporta invece il numero di lavoratori domestici sul totale degli anziani over 75 si osserva come Roma e Milano si distinguono ancora una volta dalle altre province: su mille persone di quell’età si contano nella capitale 259 badanti e nel capoluogo lombardo 209, quando a livello nazionale la quota è di appena 116.
La richiesta di manodopera straniera per la cura della persona e della casa, affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, non ha conosciuto crisi. Il progressivo invecchiamento della popolazione, la maggiore presenza delle donne nel mercato del lavoro e la scarsità di servizi assistenziali pubblici spinge molte famiglie ad affidare a terzi la gestione dei propri anziani (e in alcuni casi anche della casa). I dati presentati non descrivono in realtà tutto il fenomeno, dal momento che molte badanti che lavorano nel nostro paese lo fanno in nero. E non è da escludere che molte famiglie, sebbene si avvalgano di manodopera regolare, non dichiarino tutte le ore effettivamente lavorate dalle badanti. Accanto alle procedure di emersione (tramite regolarizzazioni o sanatorie), la politica migratoria dovrebbe riconoscere a questo lavoro una vera e propria professionalità e incentivare le famiglie alle assunzioni regolari tramite agevolazioni fiscali dato il grosso peso economico che occorre sostenere. |
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Misure fiscali e famiglie straniere |
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Martedì 24 Gennaio 2012 12:47 |
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Le nuove misure fiscali costano in media alle famiglie straniere dai 300€ ai 600€ all’anno La maggiore tassazione riguarderà più le imposte sui consumi che sul reddito Le tre manovre fiscali susseguitesi da quest’estate prevedono un aggravio per i bilanci delle famiglie straniere che, a regime, sarà pari a quasi una mezza mensilità all’anno: se nel 2012 la maggiore tassazione sarà attorno ai 300 €, nel 2014 (quando entreranno a regime tutte le disposizioni di legge) si stima un esborso di 438 € per una famiglia mononucleare e di 578 € per una famiglia di quattro componenti. Questo il risultato di un’indagine della Fondazione Leone Moressa (www.fondazioneleonemoressa.org), che attraverso un modello appositamente elaborato, ha analizzato nel dettaglio l’impatto fiscale che le singole manovre comporteranno nel quadriennio 2011-2014 per i bilanci di due famiglie straniere tipo. Famiglia straniera con 1 componente. Per una famiglia costituta da una sola persona si calcola un incremento dell’imposizione fiscale complessiva di 106 € per il 2011, di 260 € per il 2012, di 399 € per il 2013 e di 439 € nel 2014. In particolare, l’aumento di 48,5 € all’anno delle addizionali regionali Irpef, pesa soprattutto sulla maggiore tassazione del 2011 (45,5% della maggiore tassazione), mentre l’incremento delle aliquote Iva, che nel 2011 fanno aumentare la tassazione di appena 10 €, nel 2014 arriva a ben 237 €, pesando per il 54,1% degli incrementi complessivi delle imposte. L’aumento dell’accise sul carburante comporterà un aggravio di 90 € dal 2012, mentre 26 € annui verranno versati sin dal 2011 per l’imposta sulle assicurazioni Rc Auto. L’incremento delle addizionali comunali Irpef giungerà a 55 € dal 2012, mentre il tributo comunale sui servizi e sui rifiuti subirà, solo dal 2013, una maggiorazione di 18 €. Per le esigue somme di denaro depositate in conto corrente le famiglie straniere verranno invece esentate dal pagamento dell’imposta di bollo (-34 €) e non saranno toccate neppure dall’introduzione dell’Imu dal momento che vivono per la maggior parte in affitto. Famiglia straniera con 4 componenti. Una famiglia straniera monoreddito composta da padre, madre e due figli a carico, subirà una maggiorazione delle imposte che parte dai 119 € del 2011, per arrivare ai 317 € del 2012, ai 519 € del 2013, fino ai 578 € del 2014. Anche in questo caso, se nel 2011 è l’addizionale regionale Irpef che determina l’aumento di tassazione maggiore (+53,5 €), dal 2012 sarà invece l’addizionale comunale a far registrare il maggiore esborso (+60,6 €). Per quanto riguarda l’incremento delle aliquote Iva, nel 2011 l’impatto è ancora limitato (+18 €), mentre negli anni successivi si farà via via più pesante: +123 € nel 2012, +305 € nel 2013 e +365 € nel 2014, anno in cui la maggiorazione arriverà a corrispondere al 63,1% dell’incremento complessivo della tassazione. Anche per questa famiglia, ma solo dal 2013, vi sarà anche il tributo comunale sui servizi e sui rifiuti (+19,5 €). Per il possesso e l’utilizzo dell’automobile questa famiglia subirà il medesimo incremento calcolato per la famiglia con 1 componente, così come non dovrà versare né imposta di bollo sul conto corrente né l’imposta sulla casa perché in affitto. “Le tre manovre fiscali emanate negli ultimi mesi (quella di Luglio e di Ferragosto dal Governo Berlusconi e di Dicembre dal Governo Monti)” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa “non hanno risparmiato i già precari bilanci delle famiglie straniere. Nei prossimi tre anni la maggiore tassazione sarà determinata prevalentemente dall’imposizione indiretta più che da quella diretta: infatti ad impattare di più non è tanto la tassazione sui livelli di reddito (che risultano già bassi), quanto piuttosto sui livelli di consumo, determinati dall’aumento delle accise sul carburante e delle aliquote Iva. Non essere proprietari di alcun immobile e disporre di un livello di risparmio esiguo, consente comunque agli stranieri di essere esentati dall’introduzione dell’Imu e dell’imposta di bollo sul conto corrente. Nonostante ciò, le nuove disposizioni fiscali eroderanno una mezza mensilità all’anno in nuove tasse, intaccando non solo il risparmio, ma ridimensionando anche i consumi delle famiglie straniere già contenuti.” |
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Il caso delle “frutterie etniche” nella città di Roma |
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Sabato 21 Gennaio 2012 08:28 |
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Il caso delle “frutterie etniche” nella città di Roma
Facciamo un passo indietro. Quest’estate abbiamo pubblicato un articolo su uno studio condotto dalla Fondazione Leone Moressa in cui emergeva che circa la metà degli italiani frequenta esercizi commerciali gestiti da stranieri. I clienti più assidui di questi negozi sono i giovani ma, purtroppo, la percezione di questi esercenti non è delle migliori in quanto vengono visti come dei concorrenti sleali dei negozi tradizionali. Premesso questo, veniamo ai giorni nostri. Precisamente il 3 gennaio scorso dal Comando della Polizia locale della città di Roma veniva inviata una richiesta ai vari comandi territoriali con il seguente oggetto: “Individuazione esercizi commerciali tipo frutterie etniche”. La finalità di questo atto è quella di acquisire, in tempi rapidi (entro il mese di gennaio), informazioni dettagliate relative alle attività commerciali “… gestite prevalentemente da persone originarie dei Paesi del Nord Africa …” in quanto creano “… gravi disagi ai cittadini residenti negli edifici limitrofi alla loro ubicazione, occupando spazi pubblici abusivamente, creando rumori molesti, disagi al traffico e, cosa ancor più grave, utilizzando, come manodopera, cittadini stranieri che soggiornano illegalmente nel Paese''. Insomma, queste “frutta e verdura” dei nordafricani sono qualcosa di veramente pericoloso e costituiscono un’insidia per la quiete pubblica. Ma sarà proprio così? Da un mini sondaggio condotto nel quartiere Appio-Tuscolano è emerso l’opposto: i consumatori italiani, ovvero i cittadini romani, sembrano gradire queste attività che offrono a prezzi veramente concorrenziali i loro prodotti. E’ certamente da condannare chi infrange le regole, sia questo il titolare del negozio di frutta nordafricano o sia questo il “signore” nostrano che denuncia poche migliaia di euro al fisco e poi gira con la macchina di lusso e magari ha anche una barca. Tuttavia ci sembra corretto quanto riportato nel comunicato stampa di CNA World Roma dove, tra l’altro, il presidente Indra Perera definisce questi controlli come “un atto incomprensibile e discriminatorio”. Perplessità dunque anche nel resto del comunicato che recita “non comprendiamo questa disparità di trattamento a carico di tanti imprenditori onesti che in molti casi animano il tessuto urbano, soprattutto nelle periferie, garantendo un servizio che, in questi ultimi anni, ha consentito di riscoprire il commercio al dettaglio di frutta. Un’attività ormai scomparsa e che gli imprenditori extracomunitari hanno ripreso in mano garantendo la freschezza e la qualità dei prodotti, visto che tutti si riforniscono da mercati controllati”. Insomma, rafforzamento dei controlli si, ma su tutti settori, non solo sui...fruttanordafricanaroli. |
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Se il settimo giorno macellaio halal e barista cinese non si riposano |
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Venerdì 20 Gennaio 2012 11:56 |
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Se il settimo giorno macellaio halal e barista cinese non si riposano
Di: Rania Ibrahim - Articolo pubblicato su: www.yallaitalia.it
E il settimo giorno, Dio si riposò. Certo,Dio … ma non Atef, il mio macellaio halal.
In questi giorni molte categorie di commercianti - vedi tassisti, benzinai, assicuratori, autotrasportatori, agricoltori, edicolanti, farmacisti, avvocati, notai e altri appartenenti a questo o quell’altro ordine professionale - sono già sul piede di guerra con scioperi selvaggi e blocchi per difendere i loro diritti le loro specializzazioni e competenze, secondo loro penalizzate dall’introduzione di una serie di deregulations che danneggerebbero i loro interessi e le loro categorie.
Loro per l’appunto. Ma non Atef. “Ci stanno rovinando”, gridano i tassisti inferociti, “già guadagnamo poco o niente e dobbiamo pagarci migliaia e migliaia di euro per le licenze, e che vi credete non siamo mica ricchi!”. Noo, poveracci come avvocati, medici e gioiellieri che poi dichiarano al fisco introiti da Terzo Mondo. Il commento più “assurdo” nel quale mi sono imbattuta l’ho seguito in un'intervista tv dove un tassista inviperito ha tirato fuori l’immancabile argomento all’insegna del volemosebbene: ”Adesso sapete chi ci farà concorrenza, loro, sti extracommunitari der caz….ci rovineranno, peggio per voi, ci sarà da avere paura, saremo come a New York, cor tassista cor turbante in testa che ce prova co tu mojie e poi prega in macchina e ve fa saltà naria”…"e il cinese che puzza de fritto e nun capisce na cippa”...che dire, complimenti! Hai aperto la bocca e hai bruciato anni e anni di dialogo interreligioso e di cammino nel rispetto e nella reciprocità delle fedi. Un tassista così, meglio perderlo che trovarlo.
Mi chiedo: chissà se queste liberalizzazioni porteranno ad un mercato più concorrenziale, corretto, e se realmente ci saranno dei benefici percepibili nell’immediato, come l’abbattimento di costi eccessivi per alcune prestazioni professionali? Certo: le competenze, la professionalità, l’esperienza in alcuni settori sono fondamentali. Personalmente non valuterei mai la scelta, ad esempio, di una consulenza legale in base al tariffario, ma sceglierei in base alla valutazione effettiva e al curriculum di questo o quell’altro avvocato.
Atef, in merito alle liberalizzazioni, in particolare quelle riguardanti l’autonomia e la gestione degli orari e i giorni di apertura degli esercizi commerciali introdotte dal 1 gennaio 2012 ha una reazione completamente opposta. Normalmente è aperto dal lunedi alla domenica dalle 10.00 fino alle 21.00, e già potremmo dire che sia abbondantemente presente sul “mercato” (Mash’Allah, spero non mi legga, si sa quanto gli arabi credano al malocchio, e superstizioni...). invece no. Per lui questa novità delle liberalizzazioni, è vista come una opportunità per aumentare i propri guadagni , e come? “Possibili due o tre turni di lavoro”, spiega. Stando al suo ragionamento, ci saranno più opportunità di lavoro, avendo la possibilità di ampliare ancora di più, gli orari e giorni di apertura. Quindi nuovi collaboratori, tutti suoi parenti, ovvio. Con la sua risatina stampata dalle 10.00 alle 21.00 dal lunedì alla domenica mi dice: “Ma Signora Rania, arrivano ospiti inattesi e non ha niente in frigo? Basta che mi manda suo marito e vedrà che non sfigurerà. E poi, se dovesse rimanere nuovamente incinta (tièh) e avesse voglia di bestacca coll’osso alle tre di notte,suo marito non potrebbe non accontentarla. Non ha scuse." Povero marito, mi sa che gli sta antipatico.
Non solo macellai, la moglie Nafisa si aggiunge alla chiaccherata e incalza: “Ci saranno i saldi tutto l’anno" (peccato però che manchino pure i soldi tutto l’anno). Addio parrucchiere chiuso il lunedì e se poi hai bisogno di una ceretta-lampo il sabato sera, per l’invito a sorpresa, beh, non resta che infilarti il cappotto e andare dall’estetista, che già me la vedo con spatola in mano, nel cuore della notte pronta a torturarti. E beh, volete mettere? …a “farci il pelo” e a spennarci il portafogli anche all’alba?
Personalmente vedo una categoria che a mio avviso si sta sfregando le mani più di tutte: i ladri e i rapinatori che non vedono l’ora di valutare anch’essi le novità apportate dalla manovra Monti. Mah, forse Atef ha proprio ragione…più guadagni per tutti…
Anche la barista cinese sotto casa non è preoccupata, anzi, sta trovando soluzioni per organizzarsi al meglio. Che gli extra-commercianti siano più coraggiosi e più propensi ad eventuali novità di quelli nostrani? Forse sì. Come dice Atef in arab-iano: “bisogna guardari sember il latu bozitifo della cosa”, semplice no!
Al di la delle opportunità di lavoro o dell’incremento dei guadagni tutto questo porterà ad uno stile di vita differente, al quale noi italiani non siamo ancora abituati, ma presente da anni in altri stati quali UK o USA. Si sa che i cambiamenti e gli sconvolgimenti delle proprie abitudini possono provocare un rigetto a primo acchito, ma forse dovremmo tutti attendere prima di sentenziare il successo o meno di tali misure.
Intanto da nostalgica e perennemente immersa nei miei ricordi, non faccio altro che pensare a quanto mi mancherà il rumore delle saracinesche sincronizzate dei bottegai e dei negozianti che animavano e scandivano l’inizio e la fine delle mie giornate, nei caratteristici (una volta) vicoli dei Navigli della mia amata Milano, quando ancora ci si ricordava di santificare le feste. |
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Guatemala e Nicaragua: rimesse in crescita nel 2011 |
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Giovedì 19 Gennaio 2012 08:39 |
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Guatemala e Nicaragua: rimesse in crescita nel 2011
Guatemala
Le rimesse di denaro inviate in Guatemala dai propri emigranti hanno oltrepassato nel 2011 i 4,37 miliardi di dollari, stabilendo un vero e proprio record. Il flusso del 2011 è infatti maggiore di quanto si registrò nel 2007 e nel 2008, anni antecedenti all’inizio della crisi economica globale. Con l’espandersi della crisi il flusso delle rimesse pervenute in Guatemala passò da 4, 3 miliardi di dollari del 2008 a 3,9 miliardi di dollari nel 2009, per poi recuperare nel 2010 arrivando a 4,1 miliardi. Secondo il Banco Central del Guatemala, che ha recentemente reso noti i dati sulle rimesse, l’incremento registrato nel 2011 rispetto al 2010 in termini percentuali è stato del 6,1%. Il vice ministro dell'economia del Guatemala, Abel Cruz, ha osservato che le rimesse sono una fonte importante per le famiglie a basso reddito e che vengono da queste impiegate per l’acquisto di beni di consumo o per la ristrutturazione e la costruzione di case. Il viceministro nota inoltre che grazie alle rimesse il settore edilizio ha ripreso vigore così come il gettito fiscale. La maggior parte delle rimesse pervenute in Guatemala nel 2011 è stata originata negli Stati Uniti, meta storicamente privilegiata dai migranti guatemaltechi. Secondo il sondaggio recente dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), in Guatemala sono più di 4,5 milioni le famiglie che ricevono rimesse, mentre i guatemaltechi che lavorano all'estero oltrepassano 1,6 milioni. Il Banco Central del Guatemala prevede che nel 2012 le rimesse continueranno a crescere e stima che si arriverà a quota 4,6 miliardi di dollari.
Nicaragua
Le rimesse dei migranti inviate in Nicaragua, spedite nel corso del 2011, ammontavano al mese di novembre a 817,1 milioni di dollari. Rispetto a novembre 2010, quando le rimesse raggiunsero quota 741,1 milioni, l’incremento registrato è del 10,25%. La stima sulla chiusura del 2011 fatta dalla Commissione economica per l'America Latina e i Caraibi (CEPAL) prevede che il flusso complessivo oltrepasserà al 31 dicembre 2011 quota 850 milioni di dollari. I paesi da cui sono stati originati i maggiori flussi di rimesse sono stati nel 2011 Stati Uniti, Costa Rica, Spagna e Panama. |
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