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Le aziende preferiscono gli stranieri PDF Stampa E-mail
Venerdì 09 Luglio 2010 12:22

FONDAZIONE LEONE MORESSA - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Le aziende preferiscono gli starnieri

 

In Italia nel corso del 2009 sono aumentati gli occupati stranieri (+147mila lavoratori) a fronte di una riduzione degli italiani (-526mila unità). La situazione di crisi ha creato un disequilibrio tra le forze di lavoro, determinando una maggiore richiesta di manodopera straniera, almeno in termini assoluti.

Questi i principali dati che emergono da una ricerca della Fondazione Leone Moressa che ha analizzato l’andamento dell’occupazione in Italia nel corso dell’ultimo anno.

In quali settori vi è stata la maggiore richiesta?

Il numero degli occupati stranieri è aumentato nella quasi totalità dei settori economici; in particolare tale tendenza si evidenzia nei settori dei servizi alle persone e dei servizi sociali in cui la differenza tra il 2008 e il 2009 è stata positiva e pari a oltre 58mila unità, seguita dal comparto delle costruzioni con quasi +27mila lavoratori.

Nel contempo gli italiani sembrano essere stati espulsi maggiormente dal mercato del lavoro nei comparti della manifattura (-209mila lavoratori) e del commercio (-104mila unità), mentre gli stranieri hanno segnato per gli stessi settori un dato negativo nel primo caso (-5mila occupati) e positivo nel secondo (+10mila).

In quali regioni?

Nel Nord la richiesta di manodopera straniera si è fatta più evidente: in queste aree non solo è aumentato il numero di occupati di chi proviene da Paesi esteri, ma il saldo tra italiani e stranieri risulta essere maggiormente sbilanciato. In regioni come Lombardia e Veneto, il differenziale tra le etnie risulta evidente: ad esempio, nel territorio lombardo a fronte di 73mila lavoratori italiani in meno, gli stranieri sono aumentati di oltre 22mila unità. Nel Veneto, si tratta di -56mila occupati italiani contro i +9mila stranieri. Il Lazio è la regione che più di tutte ha visto aumentare in termini assoluti il numero dei propri occupati stranieri: +35mila unità contro i -40mila degli italiani.

A livello territoriale si possono evidenziare però alcune peculiarità nelle dinamiche occupazionali in termini di settori di attività che vanno nella direzione opposta a quella appena descritta. Ad esempio, nel settore delle costruzioni vi sono aree come il Veneto in cui la domanda di manodopera straniera è calata nel corso dell’ultimo anno, così come nella Marche, in Umbria, Piemonte e Emilia Romagna per quanto riguarda la manifattura.

Quali le professioni più richieste?

Nel corso dell’ultimo anno le imprese italiane hanno fatto maggiormente richiesta di profili professionali medio-bassi: in particolare gli stranieri sono aumentati in termini di numerosità nelle professioni non qualificate registrando un valore di 120mila lavoratori in più rispetto al 2008, quando tra gli italiani le espulsioni riferite alla stessa professione sono state pari a 22mila unità. Anche tra le figure artigiane e gli operai specializzati la domanda di manodopera è stata maggiore nelle fila degli stranieri rispetto a quella degli italiani.

“Questi numeri descrivono un’Italia che, nonostante la crisi, continua a richiedere manodopera straniera” affermano i ricercatori della Fondazione Moressa. “La domanda di figure professionali specifiche non va quindi ignorata e bisogna riflettere sul modo più adeguato di rispondere a tale esigenza offerta dal mercato del lavoro, senza creare competizioni o acuire tensioni sociali. La lettura di questi dati va comunque integrata con le riflessioni sul tasso di disoccupazione che rimane sempre più elevato tra gli stranieri rispetto agli italiani (11,2% e 7,5%)”.

 
Meno rimesse, più integrazione? PDF Stampa E-mail
Venerdì 02 Luglio 2010 14:23

Meno rimesse, più integrazione?
 
In Veneto rallenta il flusso delle rimesse degli stranieri

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Ammonta a 427 milioni di € la somma di denaro che esce dal Veneto. Ma se dal 2005 la cifra è quasi raddoppiata, nell’ultimo anno è cresciuta di appena lo 0,4%.
 
 
Nel 2009 gli stranieri presenti in Veneto hanno inviato nei loro paesi di origine oltre 427 milioni di €, pari allo 0,32% del valore aggiunto regionale. Dopo anni di crescita costante, lo scorso anno la corsa delle rimesse è rallentata registrando un aumento di appena lo 0,4% rispetto al 2008, con un incremento in termini assoluti di 1,5 milioni di €.
Questi i principali dati che emergono da uno studio della Fondazione Leone Moressa che ha analizzato consistenza, natura e destinazione finale delle rimesse degli immigrati nel Veneto transitati attraverso i canali formali di intermediazione.
 
Da dove partono i soldi che escono dall’Italia?
Quasi un quarto del denaro che esce dal Veneto è localizzato nella provincia di Padova (23,7%), seguito da Verona e Venezia. Quest’ultima primeggia per l’aumento del volume delle rimesse sia nell’arco degli ultimi cinque anni (130,3%), sia rispetto al 2008 (8,6%) Queste tre province mostrano inoltre il più elevato rapporto tra le rimesse e il valore aggiunto prodotto dagli stessi territori: si tratta dello 0,4% a Padova e dello 0,35% a Venezia e Verona.
Il rallentamento complessivo della corsa delle rimesse in Veneto è causato principalmente dalla flessione nei flussi di uscita di denaro dal territorio di Padova (-5,8%), di Treviso (-1,8%) e in parte marginale anche da Rovigo (-2,3%).
 
A quanto ammontano le rimesse pro capite?
Nel 2009 ciascun straniero residente in Veneto ha fatto defluire fuori dal nostro Paese mediamente 941 € (circa 78 € al mese), con una diminuzione rispetto allo scorso anno di oltre il 10%. Questo a causa soprattutto del maggior aumento della popolazione residente straniera rispetto all’incremento percentuale delle rimesse. A livello provinciale gli stranieri di Padova, Rovigo e Venezia hanno inviato nel corso del 2009 mediamente più di mille € per ciascun residente straniero, mentre a Belluno e Treviso non si superano i 700€.
 
Dove vanno i soldi che escono dal Veneto?
Il Paese che nel 2009 ha ricevuto più denaro proveniente dalla nostra regione è la Romania, con un ammontare complessivo superiore a 63 milioni di €. Al secondo e terzo posto si collocano Cina e Bangladesh, che assorbono rispettivamente il 14,4% e il 10,2% delle rimesse complessive. Seguono a ruota, con incidenze inferiori, Marocco, Brasile, Senegal e Nigeria. La Romania è il primo paese di destinazione delle rimesse nelle province di Treviso e Belluno, mentre la Cina di Padova e Rovigo. In Bangladesh arrivano in prevalenza le somme di denaro in uscita da Venezia e Vicenza e infine in Brasile da Verona.
 
“Il rallentamento della corsa delle rimesse degli stranieri in Veneto potrebbe trovare in due ipotesi la sua spiegazione.” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa “Da una parte la crisi avrebbe imposto agli stranieri di diminuire quella parte di risparmio che avrebbero destinato al proprio Paese di origine. Dall’altra, la realizzazione di un vero e proprio processo di stabilizzazione permanente degli stranieri nel territorio (testimoniato dall’incremento dei permessi di soggiorno per motivi familiari), che avrebbe indotto gli stessi a investire nel Veneto quelle risorse che altrimenti sarebbero defluite all’estero.
Ciò testimonia che un progressivo processo di integrazione sociale ed economica degli stranieri nel territorio è funzionale a sostenere, anche se marginalmente, l’intero indotto economico regionale: infatti quella parte di guadagno (ottenuto lavorando in Veneto) che gli stranieri invierebbero come rimesse oltre confine (che rappresenta lo 0,32% del valore aggiunto) potrebbe essere investito e speso in termini di consumo nel territorio veneto".
 

 
Africa-Italia. Scenari migratori PDF Stampa E-mail
Venerdì 02 Luglio 2010 07:13

Africa - Italia. Scenari migratori

Roma, 16 luglio 2010, ore 11.00

 Salone Monte dei Paschi di Siena

 Via Minghetti, 30/a (Piazza Colonna)

Presentazione del nuovo libro Caritas/Migrantes

Progetto finanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione

(Commissione UE-Min. Interno/Dip. Libertà Civili e Immigrazione) 

Programma:

Saluti introduttivi

Prefetto Angelo Malandrino, Min. Interno, Direttore Centrale Politiche Immigrazione e Asilo

S.E. José Eduardo Barbosa, Ambasciatore di Capo Verde in Italia

“Scenari africani e migrazioni”

Proiezione video realizzato da Antonia e Riccardo Moro

Presentazione del Rapporto

Maria Paola Nanni, Redazione Centrale “Dossier Statistico Immigrazione”

Domande e risposte sul continente africano

Conclusioni

Per informazioni Tel.: 06.66514345 int. 1 o 2

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Gli immigrati costituiscono il 7% della popolazione italiana PDF Stampa E-mail
Sabato 12 Giugno 2010 16:53

La popolazione italiana, nel 2009, è aumentata dello 0,5% rispetto al 2008 (+ 295.260 unità) ed ha raggiunto quota 60.340.328. Questo il dato riferito al 31 dicembre 2009 dal quale emerge che il 7% della popolazione residente è straniera.
L’incremento registrato nel 2009 è dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero. Le nascite sono diminuite e quasi il 14% dei nati è figlio di immigrati.
Gli stranieri residenti sono cresciuti nel 2009 rispetto al 2008 dello 0,5%, sono infatti passati dal 6,5% della popolazione nel 2008 al 7% nel 2009.
Gli immigrati risiedono maggiormente al centro nord dove raggiungono un incidenza sulla popolazione complessiva del 9,8% nel Nord Est e del 9,3 nel Nord Ovest. Al centro tale rapporto è del 9% mentre al Sud la quota degli stranieri è del 2,7%.
Anche le nascite di bambini con genitori stranieri sono più frequenti al nord dove raggiungono il 20% dei nati, mentre al Centro il 15% ed al Sud il 3,6%.

 
Ecuador: rimesse primo trimestre 2010 PDF Stampa E-mail
Mercoledì 02 Giugno 2010 20:18

Ecuador: rimesse primo trimestre 2010

Il flusso delle rimesse di denaro pervenuto in Ecuador nel primo trimestre del 2010 ammonta, secondo quanto reso noto dal Banco Central del Ecuador, a 556,6 milioni di dollari.
Questo importo, se paragonato con quello registrato nel primo trimestre del 2009 (USD 554,6 milioni) registra un incremento dello 0,4%. Mentre se raffrontato con il quarto trimestre del 2009, quando il flusso delle rimesse raggiunse quota 675,2 milioni di dollari, evidenzia una diminuzione del 17,6%.
Secondo gli analisti della banca centrale ecuadoriana il leggero aumento avuto nei primi tre mesi del corrente anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è segno che la crisi economica negli Stati Uniti ed in Spagna sta lentamente passando.
Da notare che nel primo trimestre 2010 gli USA sono tornati al primo posto tra i Paesi da cui le rimesse dei migranti ecuadoriani hanno origine: il 44,6% del flusso totale, corrispondente a 248,2 milioni di dollari è partito dagli USA. A seguire la Spagna con 219,7 milioni di dollari (39,5%) e l’Italia con 48 milioni di dollari (8,6%); dal resto del mondo perviene il rimanente 7,3% del flusso (40,7 milioni di dollari).
La provincia dell’Ecuador che ha catalizzato la maggior parte delle rimesse pervenute nei primi tre mesi del 2010 è stata quella di Guayas con 158,2 milioni di dollari. Al secondo posto la provincia del Pichincha con 123,8 milioni di dollari ed al terzo quella di Azuay con 99,6 milioni di dollari. Queste tre province sono state complessivamente interessate dal 68,5% del totale delle rimesse pervenute nel Paese.
La classifica delle città vede al comando Guayaquil (141,5 milioni di dollari) seguita da Quito (122 milioni di dollari) e Cuenca (80,6 milioni di dollari); queste tre città attraggono il 61,8% del totale delle rimesse.
Con riferimento alle regioni, il ripartimento del flusso delle rimesse registrato nel primo trimestre 2010 è il seguente: Costa 38,4%; Sierra 31%; Austro 29%; Oriente 1,6%.
Infine da notare che il 53,7% (USD 363,6 milioni)  delle rimesse in esame (primo trim. 2010) è stato gestito dalle società di money transfer; il 46% (USD 280,9 milioni) dal settore bancario ed il rimanente 1,7% (USD 11,3 milioni) dalle “cooperative de aborro y credito” e dalle “asociaciones mutualistas”.
  

 
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