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Ecuador: bene le rimesse nel quarto trimestre 2009 |
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Domenica 14 Marzo 2010 12:25 |
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Ecuador: bene le rimesse nel quarto trimestre 2009 675,2 milioni di dollari americani. E’ questo l’ammontare del flusso delle rimesse che i migranti ecuadoriani hanno inviato nel proprio Paese nel quarto trimestre del 2009. Questa cifra è maggiore del 3% rispetto al terzo trimestre del 2009 (655,8 milioni di USD) e del 4.9% se confrontata con lo stesso periodo del 2008 (643,9 milioni di USD). La Spagna è stata la nazione da dove sono state originate il maggior numero di rimesse verso l’Ecuador nel quarto trimestre del 2009. Dalla Spagna, infatti, è pervenuto il 46,2% del flusso totale di tali trasferimenti corrispondente 312 milioni di dollari. A seguire gli Stati Uniti con il 39,7% (268,2 milioni di USD); l’Italia con l’8,5% (57,4 milioni di USD) ed il resto del mondo con il rimanente 5,6% (37,5 milioni di USD). Anche nel periodo in questione la provincia di Guayas si è mantenuta al primo posto per flusso di rimesse ricevute con 203,9 milioni di USD (30,2%). A seguire il Pichinca con 152,5 milioni di USD (22,6%) e l’Azuay con 112,7 milioni di USD (16,7%). Queste tre province, se considerate globalmente, hanno catalizzato il 76,1% - pari a 469,3 milioni di USD - del totale delle rimesse entrate in Ecuador. A livello di città le prime tre che complessivamente hanno introitato 423 milioni di USD, pari al 62,7% del totale, sono state: Guayaquil con 182,2 milioni di USD ricevuti (27%), quindi Quito con 159,6 milioni di USD (22,3%) e Cuenca con 90,2 milioni di USD (13,4). Per quanto attiene alla distribuzione regionale, nel quarto trimestre del 2009 il la Costa è stata interessata dal 40,1% del flusso totale delle rimesse, l’Austro dal 31%, la Sierra dal 27,3 e la regione amazzonica (Oriente) dall’1,6%; il flusso verso le Galapagos è minimo. Secondo l’analisi del Banco Central del Ecuador, nel periodo in osservazione le banche ecuadoregne hanno intermediato le rimesse per un ammontare di 318,8 milioni di USD, ossia il 47,2% del totale. I money transfer hanno mantenuto il loro primato partecipando per il 51,1% alla distribuzione delle rimesse per una cifra di 344,8 milioni di USD; mentre le cooperative di risparmio e le altre istituzioni hanno gestito 11,5 milioni di USD di rimesse corrispondenti all’1,7% del totale. Una nota positiva è data dal fatto che il sistema finanziario (banche e cooperative) hanno gestito complessivamente il 48,9% delle rimesse, incrementando tale volume rispetto al terzo trimestre del 2009 del 3,4%. (Fonte: Banco Central del Ecuador). |
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AMERICA LATINA E CARAIBI: 2010 ROSEO PER LE RIMESSE |
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Mercoledì 10 Marzo 2010 17:21 |
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AMERICA LATINA E CARAIBI: 2010 ROSEO PER LE RIMESSE Di: redazione migranti e banche –
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Le rimesse di denaro che i migranti latino americani e caraibici manderanno verso i propri Paesi di origine nel corso del 2010 non subiranno contrazioni rispetto al 2009, quando si registrò una diminuzione del flusso del 15% rispetto al 2008. Questo è quanto emerge da uno studio presentato dal FOMIN (Fondo Multilateral de Inversiones) del BID (Banco Interamericano de Desarrollo) che evidenzia che le rimesse in America Latina e nei Carabi nel 2009 sono state per circa 58.800 milioni di dollari. Il 2009 è stato il primo hanno nel quale si è registrata una riduzione rispetto a quello precedente; dal 2000 al 2008 si è sempre assistito ad un incremento del volume delle rimesse mediamente intorno al 17%. Tuttavia già dal 2006 le rimesse hanno iniziato a rallentare drasticamente il loro valore e man mano che la crisi avanzava le rimesse diminuivano. Anche nel 2009 in ogni modo, nonostante il picco del 15% rispetto al 2008, le rimesse sono state un’entrata importantissima per milioni di persone e per l’economia di molti Paesi come per esempio Haiti, Guatemala, Honduras, Nicaragua ed El Salvador dove hanno contribuito per circa il 10% al PIL locale. La relazione del FOMIN sottolinea anche che, se considerato nel suo complesso, il flusso delle rimesse verso l’America Latina ed i Carabi ha iniziato a stabilizzarsi già a partire dal terzo trimestre del 2009. Il trend negativo sta quindi terminando anche se nel breve periodo sarà pressoché impossibile assistere ad un recupero considerevole a causa dell’incertezza che ancora regna sull’economia dei principali Paesi da cui le rimesse hanno origine. Lo studio del FOMIN, inoltre, evidenzia come il Messico, che è il Paese che catalizza il maggior flusso delle rimesse tra i Paesi dell’area in questione, abbia registrato nel 2009 una contrazione del 16% rispetto all’anno precedente. Nonostante ciò, in Messico sono entrate nel 2009 rimesse per un valore di circa 21.100 milioni di dollari americani. Questo Paese poi ha una caratteristica peculiare in quanto, a differenza degli altri Pesi dell’area, riceve le rimesse esclusivamente dagli USA dove la crisi ha portato molta disoccupazione nei settori - come ad esempio quello edile - dove sono impiegati molti migranti messicani. Prendendo in considerazione per intero l’America Centrale, fermo restando quanto ora detto per il Messico, la riduzione del flusso delle rimesse registrata nel 2009 rispetto al 2008 è stata di circa il 9%. Infatti, pur dipendendo i Paesi dell’Area dal flusso proveniente dagli USA (in netto calo), vi sono molte rimesse tra i Paesi dell’area stessa, come ad esempio quelle che dal Costa Rica raggiungono il Nicaragua. Il Paese dell’America Latina che ha registrato la maggiore contrazione del flusso delle rimesse nel 2009 è stato il Brasile (-34%). Tuttavia questo dato merita un commento a parte in quanto la diminuzione delle rimesse in entrata ha iniziato a verificarsi ancor prima della crisi economica mondiale: gli emigrati brasiliani, infatti, attratti dalle buone prospettive economiche del Brasile, stanno ritornando nel proprio Paese che, non a caso, fa parte dei Paesi “BRIC”. Una caratteristica delle rimesse dei migranti latinoamericani e caraibici è quella che il loro ammontare subisce un innalzamento nel periodo natalizio e per la festa della mamma (el Dia de la Madre). Infine va menzionato il ruolo importante che ricopre il tasso di cambio che viene applicato alle rimesse. In particolare in Ecuador e Perù, Paesi che ricevono importanti flussi dall’Europa (Spagna ed Italia in primis), a causa del favorevole cambio dell’euro rispetto al dollaro registrato per tutto il 2009, è stato possibile mitigare la contrazione generale del flusso causata dalla crisi. |
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Venerdì 05 Marzo 2010 08:44 |
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Africa e rimesse Di: Alberto Colaiacomo e Marco Marcocci Relazione presentata in occasione del viaggio studi sulle migrazioni africane organizzato dal Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes a Capoverde (20-26 febbraio 2010) - Per maggiori approfondimenti: www.dossierimmigrazione.it Trenta milioni di migranti africani contribuiscono alle economie dei paesi di origine con 40 miliardi di dollari di rimesse; un ammontare che, secondo la World Bank, corrisponde ad un decimo del totale mondiale delle rimesse ed al 12% di quelle inviate a paesi in via di sviluppo. Flussi monetari importanti ma che, per tutto il continente, sono inferiori a quelli di paesi quali India e Cina e di poco superiori a quelli che si indirizzano in Messico e nelle Filippine, stati con minori cittadini espatriati. Secondo le stime dell’istituto internazionale, le rimesse ammontano al 3% del PIL africano, equivalendo a quanto gli stati ricevono sotto forma di aiuti allo sviluppo e superando gli investimenti esteri in forma diretta. Particolarmente significativi risultano questi introiti per paesi quali il Lesotho (28% del PIL), il Senegal (11%), il Togo (10%) e Capo Verde (9%). A livello di distribuzione mondiale delle rimesse, due stati africani figurano tra i primi dieci Paesi ricettori: la Nigeria (al sesto posto con 10 miliardi) e l’Egitto (ottavo posto con 8,5 miliardi). Nei due Paesi si dirige la metà delle rimesse del continente. Secondo l’Ifad (International Fund for Agricultural Development), un terzo delle rimesse che giungono in Africa si indirizza verso le zone rurali e depresse del continente, con un aggravio economico quindi per gli elevati costi di transazione causato dalla scarsa presenza di intermediari finanziari locali. Un problema questo inserito tra le priorità nell’agenda politica internazionale – il G8 prima ed il G20 successivamente – che considera le rimesse come una delle variabili economiche su cui intervenire per sostenere lo sviluppo durante la congiuntura negativa. Nell’ultimo vertice dei paesi più industrializzati tenuto a L’Aquila è stata lanciata la proposta del “5x5”: la diminuzione del costo medio di invio delle rimesse di 5 punti percentuali in 5 anni. Secondo stime della Banca Mondiale, la diminuzione dei costi di transazione porterebbe ad un aumento di reddito dei paesi riceventi pari a 13-15 miliardi di dollari. Attualmente, secondo l’istituto mondiale, “il costo medio per gli invii è del 9,7% e raggiunge picchi del 25% in aree con poca concorrenza, soprattutto l'Africa”. Tra le proposte per attuare il progetto vi è l’impegno dell’Unione Europea a sostenere la realizzazione di una Banca Panafricana, con l’obiettivo di diffondere gli istituti di credito nelle aree rurali del continente, ed interventi per rendere più concorrenziale il mercato utilizzando i moderni strumenti di pagamento. Un progetto internazionale che vede nell’Italia uno dei paesi maggiormente coinvolti, non solo perché la proposta del G8 è avvenuta sotto la presidenza italiana, ma anche per l’importanza assunta dall’Africa nei flussi migratori e di rimesse che originano dalla Penisola. Si tratta infatti di 927 milioni di dollari, il 4% delle rimesse che arrivano nel Continente ed un sesto degli esiti che partono dall’Italia. Somme importanti e che tendono ad aumentare nel corso del tempo: nell’ultimo quinquennio tali flussi sono aumentati del 66% ed hanno avuto ripercussioni sulle economie locali ben più alte in considerazione della forte svalutazione delle monete del continente rispetto all’euro. La ripartizione delle rimesse che dall’Italia arrivano in Africa ha interessato quasi esclusivamente l’area settentrionale ed occidentale del continente. Tra i principali Paesi catalizzatori dei trasferimenti troviamo il Marocco, che nel 2008 ha incamerato rimesse per 333 milioni di euro (5,2% del totale nazionale), seguito da Senegal (262 milioni), Tunisia (97 milioni) e Nigeria (60 milioni). Le rimesse sono però soltanto una parte del protagonismo degli immigrati africani nel sistema del credito e dei flussi finanziari italiani. Da un’indagine di www.migrantiebanche.it risulta infatti un accentuato utilizzo degli altri prodotti rientranti nell’offerta basilare che le banche riversano sul mercato (conto corrente; carte di debito credito e prepagate; prestiti personali; mutui). In proposito si colloca l’idea della costituenda Banca etica della diaspora africana, detta anche Unicontinentalbank. |
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DALLA MUTUALITA' AL MICROCREDITO TRA EMERGENZA E PROMOZIONE SOCIALE |
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Martedì 02 Marzo 2010 13:22 |
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DALLA MUTUALITA’ AL MICROCREDITO TRA EMERGENZA E PROMOZIONE SOCIALE di Roberto Zalambani “Una cooperativa che fa affari e non crea valore aggiunto per i propri soci e per la comunità locale non è più una cooperativa”. L’affermazione di Giovanni Dalle Fabbriche, richiamata da Edo Miserocchi, Direttore Generale del Credito Cooperativo ravennate e imolese, nella relazione introduttiva, è stato il filo conduttore del convegno su “Mutualità, microcredito e comunità locale: dalla crisi economica alla promozione sociale“, svoltosi a Faenza il 26 febbraio scorso. Promossa dalla Bcc ravennate e imolese unitamente alla Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche, all’Associazione di volontariato “Per gli altri” della provincia di Ravenna e al Sunas, Sindacato Unitario Assistenti Sociali, la manifestazione è stata coordinata da Tiziano Conti e, dopo una relazione su “Microcredito etico sociale” dell’assistente sociale Marzia Trugli (che ha proposto i risultati di un’indagine sul campo condotta nei territori di Faenza, Ravenna, Imola e Lugo), si è sviluppata con le testimonianze di Giorgio Sandini, Direttore Generale della Bcc di Quinto Vicentino (“Le Bcc della provincia di Vicenza e l’ accordo con la Caritas diocesana”) e di Marco Reggio della Federazione Italiana Bcc sulla Fondazione Tertio Millennio e l’avvio di nuove imprese giovanili al Sud. E’ seguito un vivace ed articolato confronto tra volontari, operatori dei servizi sociali e del credito cooperativo, introdotto dal dott. Albano e dalla prof. Cortesi, nel corso del quale sono state espresse opinioni importanti su come, con il microcredito, si possano realizzare forme di accompagnamento e guida per la formazione di una nuova progettualità in campo economico e sociale e reti di ascolto e assistenza ai bisogni in forma organizzata. “Bisogni che - come ha sottolineato con il supporto di dati assai preoccupanti Edo Miserocchi - stanno mettendo in difficoltà, nel territorio della banca, almeno il 10 per cento delle famiglie tra problemi occupazionali e di reddito, e che non possono più sopportare i polveroni di parte ma richiamano con forza l’urgenza di un impegno condiviso tra tutti i soggetti che hanno a cuore il bene delle nostre Comunità “. Quattro ore intense di discussione, in una sala gremita, con tante professionalità impegnate tutte a costruire azioni di prossimità, a mettersi in gioco, a progettare un futuro che sarà difficile per tutti ma dove la “rete carsica” delle disponibilità può trovare la giusta attenzione in un territorio nel quale il credito cooperativo, le organizzazioni di volontariato e le istituzioni – ha sottolineato nelle conclusioni Daniele Quadrelli, Direttore Generale della Federazione delle Bcc dell’Emilia Romagna - hanno le sensibilità e le competenze per una nuova solidarietà dei fatti e non delle parole, dell’accesso a un credito erogato non solo attraverso le garanzie materiali ma soprattutto attraverso le qualità morali e la voglia di lavorare delle persone, una nuova solidarietà che diventi modello per azioni più vaste in un mondo sempre più complesso e globalizzato. |
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Migrazione e lavoro: al via KNOWLEDGE NETWORK ESTERO |
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Lunedì 22 Febbraio 2010 14:20 |
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COMUNICATO STAMPA MIGRAZIONE E LAVORO: AL VIA UN INNOVATIVO PROGETTO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE REALIZZATO DA MINISTERO DELL’INTERNO E IRFI Roma, 22 febbraio 2010 – Hanno preso il via questa mattina i corsi di KNE (Knowledge Network Estero), l’innovativo progetto di formazione professionale per immigrati, finanziato dal Ministero dell’Interno attraverso il FEI (Fondo Europeo per l’integrazione di Cittadini di Paesi Terzi) e cofinanziato e realizzato dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda Speciale IRFI. Il progetto ha già riscosso grande successo, con oltre quattromila domande presentate, e nei prossimi mesi consentirà di dare una formazione professionale di base a 335 immigrati provenienti da Paesi non membri dell’UE, che siano regolarmente in Italia da non più di 5 anni, si trovino senza lavoro e abbiano un’età compresa fra i 18 e i 40 anni. L’iniziativa, presentata la scorsa settimana dal Prefetto Mario Ciclosi, Vice Capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione e da Piero Pagnotta, Direttore Generale dell'IRFI, si propone di facilitare il reinserimento professionale di immigrati disoccupati, colmandone i bisogni formativi in funzione della domanda espressa dalle imprese e venendo così incontro a quanti a inizio anno si sono trovati senza lavoro. La legge italiana, infatti, prevede che i migranti che perdano il lavoro abbiano 6 mesi di tempo per trovarne un altro prima di perdere il permesso di soggiorno. Il progetto ha una formula innovativa, prevedendo, dopo un’accurata selezione attitudinale, un primo periodo di formazione di complessive 120 ore per migliorare la conoscenza della lingua italiana e dei propri diritti e doveri civici. Inizierà, quindi, il corso di formazione professionale, per complessive 240 ore, comprensivo di stages presso aziende nei settori dell’edilizia, falegnameria, officina meccanica e saldatura, alimentazione, panificazione, ristorazione e pizzeria, florovivaistica, assistenza familiare e altri. L’obiettivo è di migliorare la formazione professionale dei partecipanti attraverso un incontro mirato di domanda qualificata e offerta di lavoro. L’intento del progetto è che al termine degli stages le aziende coinvolte possano assumere chi ha attivamente partecipato. «Il progetto realizzato con la Camera di Commercio di Roma, l’Irfi, l’OIM e diverse Associazioni di categoria del territorio - ha detto il Prefetto Angelo Malandrino, Vice Capo Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, Direttore Centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo, che ha seguito il progetto per Il Ministero dell’Interno – rientra nell’ambito delle iniziative promosse dal Ministero dell’Interno per sviluppare processi di inclusione e integrazione degli immigrati, fornendo loro gli strumenti per costruire un proprio percorso professionale e di inserimento sociale. Per questo al fianco di corsi pratici, utili per trovare un lavoro, proponiamo corsi di lingua e di orientamento civico. Esperienze come queste, ha continuato il prefetto Malandrino, permetteranno di creare programmi d’integrazione per costituire un sistema di rete nel nostro Paese e non più una fotografia di puntiformi buone pratiche». «Il progetto – ha detto il Direttore Generale dell’IRFI, Piero Pagnotta –, molto complesso considerando che già in fase di selezione dei partecipanti ci si è dovuti confrontare con realtà particolarmente difficili e anche con fenomeni di diffusa irregolarità, ha messo in luce la capacità organizzativa della Camera di Commercio di Roma e dell’Irfi , attivando la concertazione fra le diverse istituzioni e associazioni che hanno reso possibile l’iniziativa». KNE (Knowledge Network Estero) è realizzato in collaborazione con l’OIM Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, che curerà il corso di orientamento civico, la Società Dante Alighieri, nella cui sede questa mattina sono iniziati i corsi di italiano, importanti Associazioni di categoria che realizzeranno i corsi professionali e avranno i rapporti con le imprese presso cui si svolgeranno gli stages: ACAI Lazio, Assartigiani/Confartigianato imprese Roma, CEFME Centro Formazione Maestranze Edili di Roma e Provincia, CNA, Fondazione “Il Faro”, Federlazio-Formare Srl, Lega cooperative-Service Lazio 2000 Soc. Cons. a.r.l., Unione degli Industriali di Roma. «Il nostro auspicio - ha proseguito Piero Pagnotta - è che questo progetto possa diventare un modello per iniziative analoghe da realizzare nei prossimi anni. Abbiamo compreso che lavorando insieme, unendo esperienze e professionalità di diverse istituzioni e associazioni, si possono realizzare iniziative concrete, che aiutino i migranti a migliorare la propria formazione e, allo stesso tempo, forniscano alle nostre imprese nuove figure professionali». Quanti parteciperanno ad almeno l’80% delle ore dei corsi, riceveranno una diaria giornaliera fino a un massimo di 600 euro mensili ed un abbonamento ai mezzi pubblici. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ufficio stampa Progetto Knowledge Network Estero Alessandro Fava - 06.6840721 - 335. 460735 –
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Francesco Grossi – 06 6840721 – 392 4916548 –
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