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L'importante ruolo dei migranti nel turismo responsabile PDF Stampa E-mail
Sabato 04 Febbraio 2012 05:27

L'IMPORTANTE RUOLO DEI MIGRANTI NEL TURISMO RESPONSABILE

di Sara Ciet - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Il turismo responsabile ed equo-solidale rappresenta un settore innovativo in cui il coinvolgimento strategico degli immigrati può aprire scenari inaspettati e vincenti.
Ma  qual è l'importanza del coinvolgimento dei migranti nel Turismo responsabile a livello locale ed economico?
Il turismo responsabile, inteso come solidale, così come il commercio equo-solidale, cerca di introdurre principi di equità e solidarietà negli scambi a livello di mercato internazionale.
Vista questa comunione di intenti, il turismo solidale può anche essere articolato in modo significativo con il commercio equo-solidale, in una logica di sviluppo territoriale sostenibile.
I migranti che si sono stabiliti sul territorio del paese che li ospita portano con loro un bagaglio culturale ricco ed un punto di vista nuovo, che può sviluppare traiettorie turistiche inaspettate.
Ad esempio, a Torino, i migranti diventano vere e proprie guide turistiche nei quartieri considerati “difficili” dove il viaggio è doppio: si visitano delle parti della città in cui pulsa un cuore arabo, africano, ecuadoriano, cinese. La guida non solo racconta la silenziosa storia dell’immigrazione, ma mostra come le culture abbiano saputo integrasi e dialogare tra loro. L’associazione “Viaggi Solidali” di Torino si occupa di reperire, formare, coordinare ed organizzare le visite con queste guide eccezionali che permettono di scoprire angoli bellissimi di una città che ha saputo trasformare le differenze in attrazioni e scambi virtuosi.
I migranti possono agire in modo rilevante nel campo turistico non solo nel nostro paese, ma anche nella loro regione d’origine.
Il turismo solidale  è soprattutto una leva per lo sviluppo locale che mira a coinvolgere persone normalmente escluse dal mercato. Infatti, in progetti di turismo solidale, i turisti spesso finanziano direttamente pianii di sviluppo attuati nei villaggi che visitano e possono anche, attraverso i loro acquisti, offrire opportunità per i piccoli produttori locali, artigiani o agricoltori.
In termini strettamente economici, il turismo responsabile può quindi creare o rafforzare
attività generatrici di reddito in zone isolate, con l'obiettivo di sviluppare un’economia controllata dalle popolazioni locali.
Al di là di questo ruolo fondamentale di sviluppo economico locale, il turismo solidale crea uno spazio di apertura e di scambio vitale, sia per i villaggi remoti che i turisti vengono a visitare e per quei turisti che vogliono ricreare il legame con le comunità che si incontrano. Al contrario del turismo di massa, infatti, quello solidale non ha uno scambio di profondità con gli abitanti dei luoghi visitati o con  le persone che li ricevono.
Dal punto di vista simbolico, il turismo solidale porta ad un avvicinamento reale tra persone provenienti da Nord e da Sud, tanto che queste due provenienze altro non sono che semplici riferimenti geografici convenzionali. Il vero scambio è nell’atto di accogliere, presentare e raccontare la propria storia, la propria terra, la propria visione della terra scelta per vivere e per costruire il proprio futuro.
Dunque il turismo solidale ha una funzione di leva economica per lo sviluppo e serve anche come veicolo di scambio culturale e apertura, abbandono dei pregiudizi.
In definitiva i migranti hanno un ruolo chiave per il loro paese di provenienza in senso turistico: valorizzano il patrimonio locale e rappresentano una nuova piattaforma di investitori.
I migranti possono portare la loro esperienza per migliorare i prodotti specifici nella loro regione di origine: assumono quindi un ruolo vitale da svolgere nel valore turistico del loro patrimonio. Infatti, una persona che non ha mai lasciato la sua terra non sempre si rende conto dell'importanza di certe risorse agli occhi dei visitatori stranieri. Al contrario, un migrante che ha vissuto diversi anni all'estero, ha avuto l'opportunità di sperimentare altre culture e di rendersi conto che alcuni siti o alcuni vecchi edifici potrebbero essere valutati come attrazioni turistiche. Questo è successo ad esempio Id Ali Moumen, un migrante proveniente dal Marocco che dopo aver vissuto per anni in Francia ha deciso di investire nel suo paese d’origine costruendo un ostello ad Aguinan e organizzando viaggi responsabili in Marocco. Questo investitore non ha abbandonato la sua nuova casa francese e il paese in cui ha scelto di vivere, ma dall’amore per il Marocco e dalla sua doppia anima franco-marocchina è nato il suo desiderio di riunire gli abitanti dei due mondi. Questo desiderio spontaneo di condividere ciò che si ama della propria patria è unica per i migranti, siano migranti interni o internazionali.
L’ospitalità è un valore molto diffuso nelle popolazioni africane (ma non solo) dove per esempio l’accoglienza turistica ha sviluppato l'idea di condivisione, di scambio e reciproco arricchimento tra i turisti e le persone che li ricevono. Questo scambio può dare luogo alla presenza di un vero e proprio mediatore culturale, che conosce i pensieri e i diversi codici di comunicazione delle persone coinvolte. 
E quale mediatore culturale sarebbe meglio di un migrante? Infatti, il percorso di vita di un migrante gli permette sia di tranquillizzare e consigliare gli abitanti del villaggio, sia di suggerire  ai turisti gli atteggiamenti da adottare, fornendo informazioni sulla cultura degli altri. 
È interessante notare la portata formativa di questo tipo di scambio:  intere famiglie con bambini, coinvolte nell’accoglienza ai viaggiatori (a loro volta eventualmente composti da famiglie con bimbi) si trovano reciprocamente ad aprire letteralmente le porte su una nuova cultura.

 
Emergency "SMS SOLIDALE" per Kabul PDF Stampa E-mail
Sabato 04 Febbraio 2012 05:00

In questi giorni (fino al 19 febbraio) è in corso la di Emergency "SMS SOLIDALE": inviando un messaggio da cellulare al 45508, o chiamando lo stesso numero da rete fissa, è possibile donare 2 euro che destineremo al Centro chirurgico di Kabul, in Afghanistan.
Guarda il video su http://www.youtube.com/watch?v=0iSijFb3HWk

Come vedrai l'idea alla base del video è che anche piccoli gesti, che facciamo tutti i giorni, possono essere importanti e dare a Emergency un aiuto concreto: mandare un SMS, in primis, e condividere quel video facendolo vedere ai propri contatti.

Ulteriori sulla campagna su http://www.emergency.it/45508-sms-solidale/index.html


 

 
Italia sempre più multietnica PDF Stampa E-mail
Venerdì 03 Febbraio 2012 21:18

Italia sempre più multietnica

E’ come sempre una nitida fotografia quella scattata dall’ISTAT  alla popolazione del nostro paese al primo gennaio di ogni anno.
In Italia, ad inizio 2012, eravamo quasi 61 milioni e, tra questi, circa 5 milioni gli stranieri. Ma la cosa più importante è che se dal lato “italiano”, ossia tra i 56 milioni di italiani, si è registrata una perdita netta di 65 mila unità rispetto al primo gennaio 2011, dal lato straniero, cioè sui 4,85 milioni di stranieri,  si è verificata una crescita di 289 mila unità.
Italia sempre più multietnica, dunque: l’8% della popolazione residente è nato all’estero. Le nascite da madri straniere salgono al 18%, contro l’82% delle madri italiani, ed in linea generale il tasso di natalità scende al 9,1 per mille dal 9,3 per mille del 2010. Stabile il tasso di mortalità che conferma il 9,7 per mille.
Con riferimento al 2010, nel 2011 sono nati 6 mila bambini in meno: i nati durante lo scorso anno sono stati infatti 556 mila.
La media del numero dei figli per donna è di 1,42, cifra che rimane costante negli ultimi anni grazie al contributo delle madri straniere: mentre la media di figli pro-capite per le donne italiane è dell’1,33, quella per le straniere è del 2,07. L’età media delle madri al momento del parto cresce leggermente: nel 2011 è 31,4 anni contro i 31,3 anni del 2010.
La speranza di vita si allunga, per gli uomini si attesta a 79,4 anni (+ 0,3 rispetto al 2010) mentre per le donne raggiunge 84,5 anni (+ 0,2). La differenza di aspettativa tra genere si accorcia stabilendosi a 5,1 anni.
I nostri defunti nel 2011 sono stati 592 mila, 4 mila in più rispetto al precedente anno.
L’età media della popolazione italiana è di 43,7 anni; il 14% della popolazione ha un’etaà compresa tra 0 e 14 anni mentre il 65,3% tra i 15 ed i 64 anni. Ha oltre i 65 anni il 20,6% della popolazione.
La popolazione italiana è più vecchia rispetto a quella straniera: 44,7 anni contro 32,2; di questi ultimi, 4 milioni 124 mila sono nati all'estero (il 6,8% della popolazione totale) e 736 mila sono nati in Italia da cittadini stranieri.
Per il quinto anno consecutivo la popolazione italiana residente diminuisce, nel 2011 eravamo 36 mila rispetto al 2010 e, in attesa dei risultati del censimento, questo è l’attuale quadro degli italiani, vecchi e nuovi.

 
Microassicurazioni in India da parte di Generali PDF Stampa E-mail
Giovedì 02 Febbraio 2012 20:04

Generali: presenta progetti di microassicurazione in India

(ASCA) - Roma, 2 feb - Generali presenta il progetto ''Generali Millennium'' per lo sviluppo delle attivita' di microassicurazione in India, dove il Gruppo opera attraverso Future Generali, a sostegno delle iniziative dell'ONU ''Millennium Development Goals''. In particolare, sono stati avviati tre progetti di microassicurazione per offrire polizze infortuni e sanitarie con l'obiettivo di arrivare a 2 milioni di adesioni entro i prossimi 5 anni.

Il primo, spiega Generali, concluso nell'agosto 2011, e' rivolto principalmente a donne che lavorano in attivita' agricole, piccole attivita' commerciali e artigianali con un reddito familiare medio annuo di circa 20.000 rupie (300 euro). Il piano di microinsurance di Future Generali offre garanzia contro gli infortuni, coprendo anche i costi di ospedalizzazione. Il piano e' stato realizzato attraverso una convenzione con BWDA_Finance Limited - tra le prime 20 Microfinance Institutions (MFIs) del Paese con 300.000 iscritti che opera nel Tamil Nadu.

Il secondo e' un accordo sottoscritto con Swabhimaan, una social business con sede a New Delhi che, attraverso la rete associativa, fornisce prodotti, servizi e agevolazioni a persone delle fasce piu' povere in tutto il Paese. La distribuzione di prodotti assicurativi avviene attraverso procedure semplificate che prevedono l'acquisto online di una carta servizi. Tale accordo permettera' ai datori di lavoro di garantire ai propri dipendenti la copertura assicurativa degli infortuni e delle spese sanitarie connesse.

Il terzo e' un piano assicurativo innovativo per coprire i costi delle spese sanitarie per prestazioni ambulatoriali e per ricoveri ospedalieri, anche di breve durata, garantendo coperture ampie e una gestione semplificata dei sinistri per i membri di Swasth India nei tre centri sanitari avviati a Mumbai. Swasth India e' una social business che promuove il miglioramento delle condizioni di salute delle popolazioni a basso reddito nelle aree urbane.

 

 
La crisi non ferma l’assunzione delle badanti PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Gennaio 2012 16:02

La crisi non ferma l’assunzione delle badanti.
In 10 anni stranieri quintuplicati
Straniera, 41 anni, 28 ore di lavoro alla settimana, guadagno annuo di 5.828 € è l’identikit della badante. Roma, Milano e Torino in testa alla classifica per numero di badanti


La richiesta di badanti non si ferma neppure di fronte alla crisi: dal 2001 il numero di lavoratori domestici stranieri è quintuplicato raggiungendo quota 711mila. Nelle casse dell’Inps sono stati versati nel 2010 700milioni di €, pari a 985 €, a persona a fronte di un guadagno medio annuo di 5.828 €. Identikit della badante? Donna, straniera, di 41 anni, proveniente dall’Est Europa, che lavora per 28 ore la settimana dichiarandone 33. Questi alcuni risultati di una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa (www.fondazioneleonemoressa.org) che ha analizzato gli ultimi dati Inps sui lavoratori domestici iscritti all’istituto previdenziale.

Quanti sono e quanto contribuiscono. In Italia si contano nel 2010 oltre 871mila lavoratori domestici regolarmente iscritti all’Inps. Di questi il 81,5% è straniero (710mila unità), e tra questi il 71,8% proviene da paesi extracomunitari. Dal 2001 al 2010 a crescere sono stati gli stranieri: in dieci anni il loro numero si è quasi quintuplicato (+408,3%), mentre per gli italiani si tratta appena del +23,7%. Complessivamente i lavoratori domestici versano nelle casse dell’Inps 834 milioni di € in contributi, di cui l’83,9% da colf e badanti di origine straniera (699 milioni di €). Nell’ultimo periodo (2001-2010) la crescita dei contributi versati è stata del +274,8%, ma se si osserva la parte riservata agli immigrati si tratta del +487,6% (quindi quasi sei volte). Se si rapporta il valore dei contributi versati e il numero di lavoratori domestici, si calcola un contributo medio annuo procapite che ammonta a 957€. Ma se gli italiani versano 834€, per gli stranieri si tratta di 985€, di cui 1.000€ per i lavoratori extracomunitari e 946€ per i comunitari.
L’identikit del lavoratore domestico. Le colf e le badanti sono per la stragrande maggioranza donne, sia per i lavoratori italiani che per quelli stranieri. Le italiane hanno mediamente 46 anni, lavorano per 20 ore la settimane e dichiarano 36 settimane lavorative all’anno. Ricevono una retribuzione media annua di 4.805 € e versano nelle casse dell’Inps 834 € a testa. Le lavoratrici domestiche straniere sono più giovani delle italiane (in media hanno 41 anni, 43 per le comunitarie), lavorano per 28 ore settimanali (quindi 8 ore in più delle italiane) e dichiarano 33 settimane lavorative all’anno (ma per le extracomunitarie si tratta di 34 settimane). Ricevono una retribuzione annua media di 5.828 €, un po’ più elevata per le donne extracomunitarie (1.000€) che per quelle comunitarie (946€). Più della metà delle lavoratrici domestiche straniere proviene dall’Est Europa (57,3%), il 20,5% dal continente asiatico. La rimanente parte si suddivide tra Sud America (10,8%) e Africa (9,4%).
La diffusione nelle province. Roma, Milano e Torino sono le prime tre province italiane per numero di badanti: la capitale, con i suoi 104mila iscritti all’Inps, raccoglie il 14,7% del totale delle badanti italiane, Milano l’11,5% e Torino il 4,4%. Sebbene in tutte le aree la presenza straniera sia molto forte, le province settentrionali mostrano un’incidenza di poco superiore rispetto alle aree meridionali. Unica eccezione è la Sardegna dove generalmente le badanti e le colf sono per la maggior parte italiane. Se si rapporta invece il numero di lavoratori domestici sul totale degli anziani over 75 si osserva come Roma e Milano si distinguono ancora una volta dalle altre province: su mille persone di quell’età si contano nella capitale 259 badanti e nel capoluogo lombardo 209, quando a livello nazionale la quota è di appena 116.

La richiesta di manodopera straniera per la cura della persona e della casa, affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, non ha conosciuto crisi. Il progressivo invecchiamento della popolazione, la maggiore presenza delle donne nel mercato del lavoro e la scarsità di servizi assistenziali pubblici spinge molte famiglie ad affidare a terzi la gestione dei propri anziani (e in alcuni casi anche della casa). I dati presentati non descrivono in realtà tutto il fenomeno, dal momento che molte badanti che lavorano nel nostro paese lo fanno in nero. E non è da escludere che molte famiglie, sebbene si avvalgano di manodopera regolare, non dichiarino tutte le ore effettivamente lavorate dalle badanti. Accanto alle procedure di emersione (tramite regolarizzazioni o sanatorie), la politica migratoria dovrebbe riconoscere a questo lavoro una vera e propria professionalità e incentivare le famiglie alle assunzioni regolari tramite agevolazioni fiscali dato il grosso peso economico che occorre sostenere.

 
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