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Quanto costa ad un migrante inviare denaro a casa? Terza parte PDF Stampa E-mail
Sabato 07 Marzo 2009 12:32

Terza parte - di Marco Marcocci Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Quanto costa ad un migrante inviare denaro a casa?

(continua) - Infatti se un migrante (o chi per lui) fosse bancarizzato anche nel proprio Paese di origine, quindi nel Paese di destinazione dei fondi oggetto della rimessa, questo, che è anche il beneficiario del trasferimento, sarebbe in possesso di proprie coordinate bancarie.
Ciò avrebbe una conseguenza importante per la modalità tecnica di esecuzione della rimessa perché consentirebbe alla banca (nel nostro caso italiana) del migrante che ha predisposto il trasferimento, di processarlo mediante l’esecuzione di un normale pagamento verso l’estero, peraltro etichettabile come Straight Through Processing (STP).
Ma tutto questo (e attenzione all’evoluzione del concetto!) avrebbe un impatto tangibile sul prezzo applicato alla rimessa che andrebbe ad assumere una tariffazione standard, con costi bassi specie se il Paese di destinazione dei fondi è uno di quei 31 Paesi che rientrano nell’Area Unica per i Pagamenti in Euro (SEPASingle Euro Payments Area).


Come esempio potremmo prendere la Romania. Questo Paese nel 2007, secondo Caritas/Migrantes, ha ricevuto un flusso di rimesse dall’Italia di circa 790 milioni di euro.
Ora se consideriamo che la Romania:
- è uno dei Paesi rientranti nella SEPA;
- adotta l’IBAN e quindi tutti i clienti delle banche rumene hanno tale codice;
- partecipa con le principali banche al circuito dei pagamenti in euro denominato Target2;
viene facile pensare che le tariffe applicate nei trasferimenti di denaro dall’Italia verso questo Paese, siano essi pagamenti commerciali o rimesse di migranti, devono avere lo stesso prezzo di un pagamento fatto dall’Italia verso la Francia o verso (perché no) un’altra banca italiana.


Non vi è infatti nessuna differenza in termini di costo per una banca italiana a processare un pagamento domestico Italia su Italia (da Roma a Milano) o domestico SEPA (da Roma a Francoforte o Parigi o Bucarest) se:
- il beneficiario è sempre individuato da un codice IBAN;
- l’istituzione finanziaria detentrice del conto del beneficiario da un codice SWIFT (tecnicamente BIC CODE);
- se il regolamento contabile della transazione (rimessa) tra le banche è il medesimo (ad esempio Target o EBA).


In conclusione il prezzo della rimessa, per così dire STP, del migrante a favore di un soggetto bancarizzato in ambito UE deve essere quello applicato ad un “tranquillo” bonifico domestico.


Cosa cambia se il Paese destinatario della rimessa è fuori UE?

- fine terza parte - segue

 
Quanto costa ad un migrante inviare denaro a casa? Seconda parte PDF Stampa E-mail
Lunedì 02 Marzo 2009 23:01

Seconda parte - di: Marco Marcocci: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Quanto costa ad un migrante inviare denaro a casa?

(continua) - Così facendo, ed eccoci arrivati alla quarta considerazione, la banca potrà far scegliere al cliente (migrante) la soluzione a lui ottimale per effettuare la rimessa, anche in considerazione del prezzo della stessa.
Questo coinvolgimento nella scelta decisionale di quale mezzo utilizzare è molto importante perchè, come vedremo più avanti, deve essere inteso anche come un elemento di avvicinamento tra migranti e banche.
Ma torniamo ai tre canali prima menzionati utilizzabili in banca per l’invio di denaro all’estero ed iniziamo dal money transfer.

Se viene scelto il money transfer sicuramente il prezzo della transazione sarà più alto rispetto alle altre modalità possibili. Le tariffe applicate dai money transfer sono molto trasparenti, forse più di quelle tipicamente bancarie, facilmente reperibili e tengono conto di una griglia che prende in considerazione il Paese di destinazione e l’importo da trasferire che è inserito all’interno di determinate fasce, a ciascuna delle quali corrisponde un certo prezzo.
Talvolta vi sono delle offerte speciali per determinati Paesi, per importi contenuti e per certi periodi di tempo. Insomma il regime concorrenziale tra gli operatori del settore offre soluzioni (prezzi) talvolta interessanti a parità di servizio. In Italia operano sei (o forse più) money transfer, tre dei quali sono ben radicati all’interno di banche o poste. Giudichiamo positivamente questa sinergia: per l’esercizio di un corretto migrant banking, la banca deve disporre di tutto ciò che, finanziariamente parlando, può tornare utile al migrante.

Il secondo metodo individuato, utilizzabile presso un istituto di credito per l’invio di denaro è il correspondent banking che, in questo contesto, può essere definito come la possibilità, da parte del migrante, di inviare denaro al proprio Paese di origine, per il tramite del canale bancario, utilizzando:


- la rete delle banche estere corrispondenti della banca alla quale ha dato mandato ad effettuare la rimessa
- i sistemi di pagamento internazionali in cui la banca è presente
- specifici accordi (agreement) in tema di rimesse tra banche dei due Paesi (ospitante e di origine) interessati dal flusso della rimessa

Il discorso si fa un po’ complicato e richiama immediatamente una quinta considerazione, quella sull’importanza della bancarizzazione del migrante non soltanto in Italia (Paese ospitante) ma anche nel Paese di origine (bancarizzazione dello stesso migrante o dei propri familiari).

- fine seconda parte - segue

 
Quanto costa ad un migrante inviare denaro a casa? Prima parte PDF Stampa E-mail
Sabato 28 Febbraio 2009 15:06

Parte prima – di: Marco Marcocci Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 
È quasi inutile ribadire l’importante consistenza generata dal flusso delle rimesse di denaro inviate dai migranti presenti in Italia verso i propri Paesi d’origine. Ricordiamo che, solamente considerando l’utilizzo dei canali formali, le rimesse hanno prodotto nel 2007 oltre 6 miliardi di euro (Fonte: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes).
Vogliamo soffermarci, in questo articolo, sull’importanza del fattore prezzo che incide sull’invio di denaro attraverso i canali formali ed in particolare quello bancario.

Quanto costa ad un migrante inviare denaro a casa?

Questo interrogativo può essere considerato il rebus del migrant banking o, ancora, un problema apparentemente di semplice soluzione al quale troppo spesso, in mancanza di conoscenze anche tecniche sul funzionamento dei trasferimenti internazionali di denaro, si danno risposte soggettive ed approssimative.
Ma andiamo per ordine. Il migrante che si reca in banca per eseguire una rimessa di denaro verso il proprio Paese di origine è sicuramente un cliente, quindi bancarizzato (meglio se bancabile!).
Da questa prima considerazione, una corretta analisi sul prezzo pagato per l’utilizzo del servizio di rimesse, deve tener conto del costo completo del conto corrente bancario o, meglio, del rapporto globale – e relativi prezzi – applicati dalla banca al cliente, nel nostro caso migrante.
Nel panorama italiano vi sono banche che effettuano rimesse a costo zero, fino ad un certo numero annuo ed entro un determinato tetto d’importo. A ben guardare, il prezzo è spalmato su un pacchetto completo di prodotti e servizi offerti dalla banca e, quindi, non del tutto vero che la rimessa è gratuita.
Premesso questo, l’esercizio che stiamo conducendo ci porta ad esaminare la modalità con cui la rimessa di denaro viene processata da parte della banca, che necessariamente incide sul prezzo. La seconda considerazione che facciamo, infatti, è che una banca detiene nel proprio catalogo prodotti varie procedure per inviare denaro all’estero, ciascuna delle quali con una propria tariffazione. Considerato che anche le rimesse dei migranti tecnicamente sono un mero invio di denaro all’estero, queste dovrebbero prevedere come base di partenza gli stessi prezzi applicati alle normali transazioni in uso per l'esecuzione dei pagamenti internazionali.
Da qui, la terza considerazione: una banca dovrebbero illustrare, consigliare e far scegliere al migrante che vuole inviare denaro tutte le possibili metodologie disponibili che, ormai in quasi tutti gli istituti di credito italiani, sono:

- l’utilizzo di money transfer;
- il correspondent banking;
- e, perché no, le carte prepagate.

- fine prima parte - segue

 
Il microcredito fa rumore - Siamo tutti imprenditori PDF Stampa E-mail
Domenica 22 Febbraio 2009 19:43

Micro Progress Onlus
 
presenta il seminario: “Il Microcredito fa Rumore – Siamo Tutti Imprenditori” in programma a Roma, giovedi 26 febbraio  - dalle ore 15.00 - presso il Museo di Roma in Trastevere .

Il seminario si svolge all'interno dell'esposizione fotografica “A Roma: quando l'immigrazione produce”, reportage sociale di un collettivo tra fotografi e giornalisti, coordinato dall'Associazione Makenoise, su otto imprenditori immigrati e sulla loro integrazione-interazione con il nostro paese. 
Il pomeriggio sarà animato dai contributi delle organizzazioni che già operano nel territorio romano, in modo da avere una fotografia della microfinanza a Roma.
Parteciperanno al seminario: Fondazione Risorsa Donna, MagRoma, PerMicro, Sviluppo Lazio, Cna World, Idlo, Abi e Bic Lazio. 
In chiusura verrà proiettato il documentario “I poveri sono bonsai “ storie di microfinanza da tutto il mondo. Un lavoro prodotto dall'associazione Acra e realizzato da Patrizia Canova e Sara Zavarise.
 
Per ragioni organizzative, legate alla capienza della sala, è necessario iscriversi tramite e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 
Per eventuali maggiori informazioni rivolgersi a:
Responsabile organizzazione – David Berno - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Segreteria organizzativa - Micro Progress Onlus
Tel.06 41793869 – 320 7212633; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
ImmigratImprenditori PDF Stampa E-mail
Martedì 17 Febbraio 2009 22:40

ImmigratImprenditori

di Silvia Cravotta - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  

C’è chi, come la libanese Mona Mohanna, ha aperto una casa di moda a Milano. E chi, come Nesim Jahollari, ha lasciato il suo lavoro di pilota aeronautico in Albania per diventare imprenditore edile a Modena. L’impresa straniera continua a crescere in Italia. Gli immigrati titolari di aziende sono oggi più di 165 mila e le loro attività crescono al ritmo di 20 mila l’anno.

Secondo quanto rivelato in un rapporto curato dalla Fondazione Ethnoland di Milano, quello dell’imprenditoria immigrata è un fenomeno molto recente, visto che l’85% delle realtà registrate sono state create dal 2000 in poi. Sorprendente anche il fatto che questo sia avvenuto in anni che hanno visto restare stabili, o addirittura diminuire, le aziende create dagli italiani. In media una ogni 33 imprese registrate in Italia è straniera. Poche le donne, le cui potenzialità non sono state ancora espresse in pieno: al momento sono solo 27 mila le realtà imprenditoriali a guida femminile.

Oggi tra gli italiani c’è un’impresa registrata ogni 10 residenti, tra gli immigrati una ogni 21. Quello dell’imprenditoria degli stranieri è un fenomeno che sta crescendo, seppur lentamente, e che se dovesse arrivare a eguagliare, in percentuale, quello degli italiani potrebbe permettere la creazione di almeno altre 200 mila aziende, con un conseguente aumento dei posti di lavoro nel Paese. Posti che andrebbero agli stranieri ma anche a molti italiani.

L’industria è il settore maggiormente privilegiato dagli immigrati, con particolare riguardo al comparto edile e a quello tessile. I numeri cambiano da Nord a Sud: si va dalle 30 mila aziende lombarde alle mille e meno delle piccole Regioni. Qualche sorpresa viene dal Meridione, in particolare da Sardegna, Sicilia e Calabria, dove gli immigrati hanno lo stesso tasso di imprenditorialità degli italiani. Le province protagoniste sono naturalmente Milano e Roma, seguite da Torino. Per quanto riguarda le nazionalità, spicca la presenza dei marocchini, con una impresa ogni 13 residenti, mentre in ultimo posto ci sono i filippini.

Ma la presenza immigrata è importante anche dal punto di vista economico, non solo imprenditoriale. I residenti stranieri producono attualmente più del 10% del Prodotto Interno Lordo italiano e versano ogni anno 5 miliardi di euro in contributi previdenziali. SC

 

 
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