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Contribuenti netti ma ancora poco bancarizzati. Ecco il profilo degli immigrati a Roma |
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Martedì 04 Maggio 2010 16:07 |
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Contribuenti netti ma ancora poco bancarizzati. Ecco il profilo degli immigrati a Roma
Di: Elisa Bottoni - Articolo tratto da "CREDITO COOPERATIVO" N. 3 - Marzo 2010
Più si è integrati a livello lavorativo, familiare e sociale in Italia più aumenta la necessità di instaurare rapporti con la banca. E’ quanto emerge dall’indagine da poco conclusa dall’ISAE su “Effetti economici dell’immigrazione: scelte intertemporali degli immigrati e finanza pubblica e privata in Italia”, patrocinata dal Ministero del Lavoro con il contributo finanziario del Credito Cooperativo (Federcasse-Fondo Sviluppo). Confermando la strutturalità e la crescita del fenomeno in Italia per quanto riguarda gli aspetti statistico-generali, lo studio si concentra sul rapporto degli stranieri con il settore pubblico (finanza e servizi) e con il sistema finanziario privato.
Dalle stime elaborate dall’ISAE sui dati di INPS e Agenzia delle Entrate, si rileva che la presenza migratoria in Italia comporta effetti positivi sulla finanza pubblica non trascurabili; nel 2004 sono stati 4,5 i miliardi di euro che gli stranieri hanno versato annualmente all’IRPEF e 4,6 i miliardi erogati per i contributi previdenziali (anche da parte dei datori di lavoro). Data la bassa età media degli stranieri in Italia, le pensioni pagate dal nostro Paese nei loro confronti non raggiungono i 2 miliardi di euro l’anno.
Per completare le informazioni ed approfondire il tema anche da un punto di vista qualitativo, l’ISAE ha sottoposto un questionario ad un campione di immigrati presenti a Roma a complemento della base statistica fornita dagli altri enti di ricerca ed istituzioni. L’indagine è stata condotta con l’aiuto di un gruppo di tirocinanti dell’Università La Sapienza di Roma e della cooperativa CODRES ed è consistita in 842 interviste che rimandano, considerando anche i nuclei familiari degli intervistati, a circa 1.800 persone appartenenti a quasi tutte le comunità presenti su Roma.
Rapporti degli immigrati con gli istituti finanziari
Il 51,5% degli intervistati dichiara di aver aperto un conto corrente (o di disporre di un libretto di risparmio), scegliendo il fornitore del servizio sulla base soprattutto della “vicinanza geografica” alla casa o al posto di lavoro o, in alternativa, sulla base di conoscenze personali. Tra i 70 istituti citati, vi sono anche 2 Banche di Credito Cooperativo operanti sulla Provincia di Roma. L’uso dei servizi finanziari è comunque elementare: quasi il 50% dei “bancarizzati” dichiara di possedere un bancomat, ma solo il 17% lo utilizza frequentemente. Pochissimi fanno uso di strumenti finanziari avanzati e solo il 4,6% degli intervistati ha chiesto un mutuo in banca per l’acquisto della casa. Il prestito da parte di amici e conoscenti risulta ancora la forma più frequente di finanziamento tra gli stranieri a Roma. L’invio delle rimesse rimane un servizio importante e viene utilizzato dal 60% degli intervistati; si invia generalmente una cifra tra i 1.000 ed i 5.000 euro l’anno ma nel 41% dei casi ci si rivolge alle agenzie di Money Transfer.
Il valore aggiunto del rapporto
La novità di questo lavoro, rispetto ad altri precedentemente elaborati, ci viene presentata nell’ultima parte, dove l’ISAE cerca di suddividere il campione in gruppi omogenei sulla base di un insieme di caratteristiche socio-demografiche o relative all’utilizzo di servizi pubblici e privati. Con questa operazione vengono individuate delle struttura familiari e di rapporto con le Amministrazioni Pubbliche e il sistema bancario del nostro Paese. Le categorie, una volta definite, vengono confrontate tra loro al fine di verificare l’esistenza o meno di sinergie e relazioni tra di esse.
I risultati che ne derivano sono molto interessanti. Emerge, infatti, una significativa concordanza tra il livello di bancarizzazione ed il grado di integrazione nel Paese di accoglienza. I meno bancarizzati sono in genere coloro che hanno figli nel Paese di origine, che hanno l’intenzione di tornare in patria entro 5 anni e che rientrano in una fascia di reddito basso. A redditi sotto i 1.500 euro al mese corrisponde una scarsa bancarizzazione o l’apertura di un conto base alle poste, mentre a redditi oltre i 2.500 euro mensili coincide l’utilizzo di strumenti finanziari più sofisticati come carte, assegni e mutui. Confrontando, poi, la tipologia familiare con il grado di utilizzo dei servizi bancari, notiamo che i single sono generalmente poco bancarizzati, gli anziani preferiscono rivolgersi alle poste rispetto alle banche mentre i nuclei ad alta scolarizzazione fanno maggior ricorso a servizi finanziari avanzati.
Per quanto riguarda, infine, il rapporto degli stranieri con la pubblica amministrazione e con il sistema bancario, di fatto emerge una certa corrispondenza tra l’utilizzo dei prodotti bancari ed il ricorso alla pubblica amministrazione. Il 67% dei non bancarizzati si rivolge poco anche alle istituzioni pubbliche e vi è un 32,5% di persone che non hanno relazioni con nessuna delle due istituzioni, ovvero individui che rimangono ancora ai margini, in condizioni di esclusione sociale.
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MONEYGRAM: Osservatorio sugli immigrati e i mezzi di comunicazione in Italia |
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Lunedì 26 Aprile 2010 07:20 |
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MONEYGRAM: presenta la prima parte dell’Osservatorio sugli immigrati e i mezzi di comunicazione in Italia Sono gli Africani subsahariani, seguiti dagli Ucraini i più nostalgici. La spesa media mensile per il cellulare è di 40 euro, i più parsimoniosi sono i Sud Americani. Solo il 17% usa internet per telefonare ed è in crescita il numero di coloro che possiede un telefono fisso. MoneyGram, società leader nei trasferimenti internazionali di denaro con 190 mila agenti in 190 paesi nel mondo, presenta la prima parte del suo Osservatorio sugli Immigrati e i mezzi di comunicazione in Italia. L’Osservatorio MoneyGram, che si propone di studiare le abitudini degli immigrati in Italia nell’utilizzo dei servizi di telecomunicazione, ha coinvolto un campione di 2000 immigrati equamente suddivisi tra uomini e donne, di età compresa tra i 18 e i 70 anni, provenienti da Est Europa, Africa, Asia, e America Latina, sposati e non, residenti sia nelle grandi città sia in provincia. Le chiamate nei Paesi di origine Il 30% circa del campione ha dichiarato di chiamare almeno una volta alla settimana amici e parenti nei paesi di origine, il 24,5% chiama due o tre volte a settimana e solo l’8% chiama una volta al mese. Sono gli immigrati dell’Africa sub-sahariana che chiamano più spesso casa: il 39% dichiara di telefonare più di quattro volte a settimana. I loro vicini Nord Africani sembrano più distaccati, solo il 12% chiama più di 4 volte alla settimana e la maggioranza relativa chiama solo una volta ogni 7 giorni. Dopo gli immigrati provenienti dall’Africa sub-sahariana, i più nostalgici sono gli ucraini, tra i quali, il 25,3% chiama casa almeno quattro volte a settimana. In linea generale il 55% degli immigrati chiama il proprio paese d’origine dal cellulare, mentre il 37% si reca in un phone center per le sole chiamate alla famiglia rimasta in patria e solo il 17% usa internet per telefonare. L’uso delle cabine telefoniche è ormai diventato marginale e riguarda solo il 5,4% del campione. L’utilizzo del cellulare Il telefono cellulare è utilizzato dal 95,2% del campione (in crescita del 2,2% rispetto al 2007). Solo i Filippini hanno un tasso di penetrazione del cellulare inferiore al 90%. Le compagnie telefoniche più conosciute dagli immigrati sono le quattro principali nazionali e Poste Mobile. Solo lo 0,3% ha un contratto di telefonia mobile con un operatore straniero. In questo campo gli immigrati sembrano molto attenti alle promozioni poiché solo il 10% “non ricorda o non conosce” le offerte tariffarie internazionali degli operatori. Quasi il 92% degli intervistati utilizza come sistema di pagamento la carta ricaricabile, tranne gli asiatici per i quali è più diffuso l’utilizzo di un abbonamento. La spesa mensile media degli immigrati per il telefono cellulare è di quasi 40 euro. Gli immigrati provenienti dall’Africa sono quelli per cui la spesa media mensile è la più elevata (45 euro circa). I Sud Americani, invece, con una spesa di quasi 33 euro al mese, sono i più parsimoniosi in questo settore. L’utilizzo di internet Anche l’uso di internet comincia ad essere diffuso, il 70,4% dichiara di navigare in rete e circa il 65%, lo fa comodamente da casa propria. Il 71,8% usa l’ADSL e il 15% la chiavetta UMTS. Tuttavia solo il 38% degli intervistati “chatta” in rete, quasi il 45% naviga per leggere le notizie e il 64% lo fa per usare la posta elettronica. Solo il 17% usa internet per telefonare. Poco diffusa ancora l’abitudine di comprare biglietti di viaggio on line, dato che questa modalità è usata solo dal 32% del campione. L’utilizzo del telefono fisso Dall’indagine emerge che anche se il possesso di un telefono fisso in casa non è una prerogativa degli immigrati (oltre il 60% non lo possiede), si tratta di un fenomeno in aumento (+ 5,3% dal 2007). Il 35% degli intervistati usa il telefono fisso presso i phone center, il 30% ne fa uso in ufficio e quasi il 12% si rivolge ad amici che hanno una linea fissa presso la propria abitazione. In media gli immigrati in Italia spendono 64,5 euro a bimestre per il telefono di casa, mentre solo il 9% dichiara di spendere più di 100 euro a bimestre. I più parsimoniosi sono questa volta gli Est Europei che in media spendono circa 59 euro a bimestre. Le carte telefoniche internazionali continuano ad essere molto utilizzate (quasi il 53% né fa uso). Si differenziano i cinesi, che sembrano non apprezzare il servizio, visto che le carte sono acquistate solo dal 35% circa degli intervistati. La prossima puntata dell’Osservatorio MoneyGram sugli immigrati e i mezzi di comunicazione in Italia analizzerà il rapporto tra immigrati e media. MoneyGram è una delle società leader nei trasferimenti internazionali di denaro con 186 mila agenti in 190 Paesi e territori nel mondo. Dal 2004 è quotata al NYSE. MoneyGram in Italia vanta una capillare rete di agenti Retail e una importante partnership con Poste Italiane, offrendo il servizio di money transfer in oltre 10.000 uffici postali. MoneyGram Italy organizza annualmente il “MoneyGram Award, Premio all’Imprenditoria Immigrata in Italia” con lo scopo di premiare i casi di imprenditoria di successo tra gli immigrati. Le candidature sono aperte fino al 23 aprile 2010. www.themoneygramaward.com<http://www.themoneygramaward.com> Comunicato Stampa - Barabino & Partners Consultant - e-mail:
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Venerdì 16 Aprile 2010 21:15 |
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Venerdì 23 aprile 2010, ore 15.30 Presso la Sala Conferenze della Compagnia di San Paolo Corso Vittorio Emanuele II, 75 – Torino Presentazionedella ricerca: “Analisi dei comportamenti di risparmio, credito e consumo della comunità senegalese in Italia” A cura dell’Associazione Microfinanza e Sviluppo Intervengono: Daniele Ciravegna (Presidente di RITMI e Consigliere della Compagnia di San Paolo) Marzia Sica (Compagnia di San Paolo e Project Manager F4A – Senegal) Baye Diouf (Responsabile settore economico dell’Associazione Sunugal) Filippo Vettorato (Ricercatore dell’Associazione Microfinanza e Sviluppo) Anna Ferro, Daniele Frigeri (Ricercatori del CeSPI, partner di F4A – Senegal) Modera: Giampietro Pizzo (Presidente di Microfinanza SRL) Per informazioni:0444/325039
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Martedì 13 Aprile 2010 10:00 |
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SABATO 17 - ore 14,30 Appuntamento in piazza Navona ROMA Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso. Approfondisci su www.emergency.it
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Boom dell'imprenditoria cinese in Italia |
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Mercoledì 07 Aprile 2010 16:31 |
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Boom dell'imprenditoria cinese in Italia (Dal sito internet della CGIA - Associazione Artigiani Piccole Imprese Mestre) Ormai hanno quasi raggiunto quota cinquantamila (precisamente 49.854) e le loro attività si concentrano principalmente in Lombardia, Toscana, Veneto ed Emilia Romagna. Dal 2002 al 2009 la loro presenza, lungo la nostra penisola, è cresciuta del 131,1%. I piccoli negozi di vicinato, i bar e gli ambulanti sono i settori dove sono più presenti: segue il manifatturiero ed in particolare il tessile, l’abbigliamento, la pelletteria e le calzature. “La Cina – esordisce il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi – è sempre più vicina. Ci preoccupiamo, forse, in maniera eccessiva per la concorrenza che ci viene portata dai prodotti provenienti dall’impero celeste, ma rischiamo di sottovalutare la presenza dei loro imprenditori sul nostro territorio che è sempre più massiccia e diffusa. Ormai in alcune zone del Paese alcune filiere produttive o commerciali sono completamente in mano loro. Senza contare – conclude Bortolussi – il ritorno di fenomeni preoccupanti come lo sfruttamento della manodopera e il capolarato che da decenni avevamo praticamente debellato”. E’ questo il primo identikit dell’imprenditoria cinese presente in Italia elaborato dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre. Un’istantanea che diventa davvero dettagliata quando gli esperti dell’associazione artigiani mestrina “zoomano” sulla cartina del Belpaese. Si scopre infatti che al 31/12/2009 il maggior numero di imprenditori cinesi si trova in Lombardia (10.129); seguono i colleghi che vivono e lavorano in Toscana (9.840) e quelli che hanno scelto il Veneto come regione in cui avviare l’impresa (5.798). Mentre in Emilia Romagna sono 5.035 e in Lazio 4.587. Al Sud a contare la più consistente comunità imprenditoriale dagli occhi a mandorla è la Campania (2.522 imprenditori), segue la Sicilia (2.077) e la Puglia (1.085). Questa la “demografia” raccontata dalla CGIA di Mestre che ha puntato la lente d’ingrandimento anche sulla cronologia del fenomeno imprenditoriale orientale. Dal 2002 al 2009 gli imprenditori cinesi presenti in Italia sono aumentati del 131,1 %. Con punte del 406 % in Calabria, del 390, 9 % in Molise, del 387,5 % in Basilicata e del 380% in Valle d’Aosta. Nonostante la crisi tra il 2008 e il 2009 la loro presenza è aumentata su tutto il territorio nazionale del 7,8% con crescite molto interessanti in Piemonte (+12,2%), in Lombardia (+9,5%) e in Veneto (+8,9%). Altro dato interessate è quello che concerne l’incidenza degli imprenditori cinesi sul totale dell’imprenditoria straniera presente in Italia che si attesta, ormai, all’8, 3 %. In Toscana, però, si arriva al 17, 9 %, in Veneto al 10, 4 %, in Emilia Romagna al 9, 2 % e in Campania all’8, 4 %. Infine, fatto 100 il totale degli imprenditori cinesi presenti in Italia, nel 40, 3 % dei casi si concentrano nel commercio (con 20.102 piccoli imprenditori ) e nel 32, 1 % dei casi nel manifatturiero (15.994). Di questi ultimi ben il 94,8% (pari a 15.163 imprenditori) sono occupati nel tessile, nell’abbigliamento, nelle calzature e nella pelletteria. Significativa la presenza anche nel settore alberghiero e della ristorazione: le attività condotte da titolari cinesi hanno raggiunto le 8.776 unità. |
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