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LA GLOBALIZZAZIONE VISTA DAL BASSO - Iniziativa di Giancarlo Villa PDF Stampa E-mail
Lunedì 11 Gennaio 2010 22:35

LA GLOBALIZZAZIONE VISTA DAL BASSO

Di: redazione di migrantiebanche.it - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  

Questo è il percorso che Giancarlo Villa affronterà venerdì 5 febbraio a Pessano con Bornago (in provincia di Milano) per rappresentare il Progetto di Fepp-Codesarrollo che, nato agli inizi degli anni ’70 in Ecuador, ha trovato agli inizi del terzo millennio un impulso notevole con il supporto-gemellaggio del Credito Cooperativo Italiano.
Bepi Tonello è l’artefice del Progetto, molti lo hanno seguito da allora in terra ecuatoriana sino a creare quel ‘sistema di Banche’ che via via ha superato i concetti di microcredito/microfinanza/microfinanza campesina per approdare a nuove definizioni di Finanza Popolare e Solidale (la Plata de los Pobres para los Pobres) costituzionalmente riconosciuta per la prima volta nella Costituzione Ecuatoriana dell’ottobre 2008.
La Globalizzazione ‘vista dal basso’ coniuga due momenti tra loro contrapposti.
Un primo momento parte dalla considerazione:
• del fallimento del sistema finanziario mondiale
• del fallimento dell’uso equo delle Fonti Energetiche – motore o condanna delle economie
• dell’inquinamento dell’ambiente, la nuova piaga della CO2, della desertificazione, delle inondazioni
• della speculazione sul cibo (grano, mais, farina, olio, riso…), la crisi alimentare mondiale
• dei fenomeni migratori incontrollati e incontrollabili
• dei problemi sociali di molte famiglie, come di intere popolazioni
• del concetto per cui ‘tutto è merce – la terra, l’acqua, il cibo, le sementi; pochi i Valori, poca l’attenzione al valore intrinseco della ‘vita’, dell’uomo…
• deii problemi sempre più crescenti delle Grandi Organizzazioni Internazionali  (FAO, Banca Mondiale, G20, Kyoto o della stessa Unicef ecc.) nell’incidere davvero sui problemi della ‘povertà’ tanto materiale quanto immateriale
• ecc.
Un secondo momento vuole scoprire:
* Nuove forme di solidarietà
* Un nuovo spirito di Solidarietà Globalizzata che si aggiunge – nel caso ecuadoriano -  all’opera dei Missionari Salesiani, dell’Operazione Mato Grosso, delle ONG
* Nuovi soggetti aggregatori di solidarietà
* l’uso di capitali capaci di chiudere, o almeno ridurre, i gap tra le economie dei paesi cosiddetti ‘ricchi’ e quelli cosiddetti ‘in via di sviluppo’
* Nuovi Modelli di Sviluppo, Nuovi Modelli di relazioni Commerciali e Civili
* nuove forme di misurazione della ricchezza prodotta: meno PIL e più FIL (felicità interna lorda…)
A condizione che si ponga al centro l’Uomo, la Famiglia, la Comunità, ‘riscoprire’ i valori della Vita, dello stare insieme, in forti momenti di Democrazia, di Libertà, di Equa distribuzione della ricchezza

L’Ecuador è il campo di questa esperienza: passato dagli effetti devastanti della ‘conquista delle americhe’ al colonialismo, dalle depredazioni delle ricchezze alla povertà, trova oggi nella fierezza del suo popolo pacifico e multietnico il desiderio di riscatto.

Un confronto simile lo troviamo in Italia traslato a fine ottocento/inizio novecento: nelle nostre campagne nascevano le ‘casse rurali ed artigiane’, poi Credito Cooperativo, per vince l’usura e dare una nuova chance di sviluppo per quegli agricoltori e artigiani che davano inizio ad una grande ‘rivoluzione pacifica’.

Oggi ‘quelle casse rurali’ sono cresciute e stanno ‘esportando’ questo modello di cooperazione a 10.000 km di distanza, superando i confini del ‘proprio territorio fisico’ per scoprire nuovi concetti di cooperazione tra uomini, tutti chiamati a ‘plasmare il Creato’ gratuitamente dato dal comune Padre eterno.

Queste B.C.C. hanno portato:
• la prima ‘materia prima’ del fare Banca: il primo ‘risparmio’. Milioni di dollari che hanno sostenuto e sostengono centinaia di ‘cooperative de ahorro y credito’ disperse nelle splendide vallate chiamate ad avviare innumerevoli processi imprenditoriali ‘por los pobres, che hanno dato lavoro, prodotto reddito, distribuito ricchezza da lavoro che è diventata nuovo risparmio locale ‘de los pobres’
• il know how del fare bene ‘banca’, contro e contrastando il ‘fare banca da rapina’, fare ‘finanza per la finanza’, fare finanza detenendo potere in mano a pochi, fare finanza con obbiettivi diversi dallo sviluppo sostenibile ‘per tutti’
• sé e i propri soci e clienti a ‘collaborare’ intorno a questo ‘legame territoriale ed operativo’, sostenendo nuovi programmi di sviluppo agricolo e forestale, di miglioramento delle efficenze produttive mantenendo il rispetto sacrale della ‘pachamama’, di nascita di cooperative di lavoro, di trasformazione della materia prima (caseifici, macellerie, lavorazione del cacao, della lana, del legno ecc.)
Ma i confini del ‘progetto’ si sono allargati alle Comunità di riferimento facendo nascere, con lo stesso spirito e missione del Credito Cooperativo italiano, ospedali, scuole dell’infanzia ecc., dove il ‘contributo a fondo perso’ è stato coniugato attivamente con la partecipazione diretta della stessa comunità che, alla volta, ha offerto il terreno, la manodopera per la costruzione ecc.

Il Progetto quindi ha ‘scavalcato’ il concetto negativo del fenomeno migratorio o la sua inarrestabilità o fatalità.
Le occasioni di lavoro e di ben-essere generato ‘là sulle Ande’:
• arresta e richiama il migrante che sempre sogna di tornare al ‘suo Paese’
• evita la mercificazione dell’uomo-schiavo, sradicato a forza dal suo contesto famigliare mercè di situazioni ingestibili e per questo portatori di nuova miseria umana e materiale
• favoriscono nuove occasioni per i paesi ricchi di ‘acquistare’ i prodotti nativi insostituibili nella ricchezza del Creato
• ridanno speranza alle nuove generazioni di quel Paese: studio, salute, territorio incontaminato
E qui scatta il nuovo modello che deve regolare gli ‘scambi internazionali’: favorita la produzione locale (comprese le fonti energetiche, minerarie, delle essenze) occorre che i paesi ‘consumatori’ si pongano nella situazione di acquistare e ‘acquistare al giusto prezzo’ e non solo nelle nicchie del Commercio Equo e Solidale.
Sì, perché l’Equo e Solidale oggi sconta barriere insormontabili: dai dazi alla burocrazie, dai quantitativi minimi posti a livelli inaccettabili a regole che si scontrano con concetti di No Profit, di Volontariato. Così i prezzi finiti dei prodotti equamente pagati sono sempre ‘inaccettabili’ e dimenticati sugli scaffali anche nelle nobili iniziative di commercio equo e solidale che sono sbarcate in ‘qualche’ supermercato globalizzato’.

 
PIEMONTE: RIMESSE IN LEGGERO AUMENTO NEL 2008 PDF Stampa E-mail
Venerdì 08 Gennaio 2010 08:27

Piemonte: nel 2008 rimesse in leggero aumento nonostante la crisi

L’invio di denaro da parte dei migranti presenti in Piemonte verso i propri Paesi di origine ha subito nel corso del 2008 un brusco rallentamento come conseguenza della crisi economica globale in corso.
Nel 2008 sono fuoriusciti dal Piemonte, come rimesse di denaro dei migranti, circa 297 milioni di euro (per l’esattezza € 296.960.000), contro i 292 milioni del 2007. L’incremento rispetto al 2007 è stato dell’ 1,7%, il più basso degli ultimi anni quando siamo passati dai 165 milioni del 2004, ai 199,5 milioni del 2005 per arrivare, nel 2006 agli oltre 252 milioni.
Nel 2008 il flusso delle rimesse “piemontesi” ha rappresentato il 4,7% dell’ammontare totale nazionale (6,4 miliardi di euro).
La provincia di Torino si colloca come la sesta provincia in Italia per invio di denaro dietro a Roma, Milano, Prato, Firenze e Napoli. Dal capoluogo piemontese sono state generate nel 2008 rimesse per oltre 180 milioni di euro, valore questo invariato rispetto al 2007. Il rallentamento quindi è stato particolarmente sensibile nella provincia di Torino dove le rimesse sono passate negli ultimi anni dai 99 milioni del 2004, agli oltre 121 del 2005 ed ai 158 milioni del 2006.
Per quanto concerne la destinazione delle rimesse generate in Piemonte, i Paesi maggiormente interessati da tale flusso sono stati: Romania, Marocco, Albania, Cina e Perù.

(Da: "DI TUTTI I COLORI" - N. 61)

 
Assicurazione islamica TAKAFUL PDF Stampa E-mail
Domenica 27 Dicembre 2009 17:19

Generali, Qatar Islamic Bank, Beema: allo studio Joint Venture
nell’assicurazione islamica “Takaful” (
COMUNICATO STAMPA - UFFICIO STAMPA GRUPPO GENERALI)

Trieste-Doha (Qatar), 22 dicembre 2009. Qatar Islamic Bank (QIB), Generali e Beema hanno avviato uno studio di fattibilità finalizzato al futuro lancio di una joint venture nel segmento delle polizze Takaful.
L’intesa preliminare appena raggiunta mira alla creazione di una partnership fondata sull’apporto tecnico assicurativo del Gruppo Generali associato alla conoscenza del mercato ed alla capacità distributiva di QIB congiuntamente alle competenze specialistiche in ambito Takaful che saranno fornite da Beema. QIB, è la prima banca islamica in Qatar e si colloca tra i primi cinque istituti di credito al mondo “Sharia-compliant”. Beema è una compagnia di assicurazione con licenza per l’assicurazione Takaful, partecipata da QIB.
Il settore Takaful, che segue i precetti della legge islamica, presenta un significativo potenziale di crescita: si stima nel 2015 un volume premi a livello di mercato mondiale di circa 20 miliardi di dollari, di cui il 30% dovrebbe essere sottoscritto nel mercato GCC (Gulf Cooperation Council) che comprenede Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, UAE ed Arabia Saudita.
Il Presidente di QIB, Sheikh Jassim bin Hamad bin Jassim bin Jabr Al Thani, ha commentato: “QIB è molto lieta della possibilità di stringere un accordo strategico nel business delle polizze Takaful nell’ottica di creare un player leader nel settore. I nostri piani sono, in primo luogo, di lanciare i prodotti Takaful nei Paesi del Golfo, dando priorità ai nostri mercati regionali e locali, per poi porre particolare attenzione sulle aree geografiche rilevanti per questi prodotti. QIB attinge ai suoi 27 anni di esperienza nella finanza islamica e nel suo lavoro pionieristico nei settori retail, corporate e del private banking in tutto il mondo al fine di realizzare una piattaforma globale per questo prodotto bancario particolarmente richiesto”.
L’Amministratore Delegato del Gruppo Generali, Sergio Balbinot, ha affermato: “Il nostro Gruppo attribuisce valenza strategica ai prodotti Takaful in considerazione di fattori demografici, economici ed assicurativi. Un quarto della popolazione mondiale è di fede mussulmana ed il 60% di questa ha un’età inferiore ai 25 anni. I paesi islamici producono il 23% della ricchezza generata nelle aree emergenti del pianeta ma presentano degli indici di diffusione assicurativa ancora contenuti. Ritengo che la combinazione di QIB, una delle principali banche islamiche del mondo, e Generali, assieme all’importante esperienza locale di Beema, possa preludere alla creazione di un operatore leader per la sottoscrizione di affari Takaful nella regione del Golfo ed al successivo sfruttamento delle opportunità presentate da questo settore sia in Europa che in Asia”.

 
BANCA ETICA DELLA DIASPORA AFRICANA: UNICONTINENTAL BANK PDF Stampa E-mail
Venerdì 18 Dicembre 2009 21:45

Di: Rémy Guemne Chassem, Economista

Oggi, in Italia, i cittadini stranieri legalmente residenti risentono di una forte necessità di soddisfare le esigenze economico-finanziarie coperte solo parzialmente (o non coperte ) dal sistema bancario, da cui più del 40 % di questa popolazione è esclusa. Purtroppo, come dimostrato da autorevoli studiosi americani, l' esclusione finanziaria determina automaticamente la esclusione sociale.
Questa crescente clientela, che spesso subisce le condizioni sociali sfavorevoli, richiede servizi bancari e finanziari classici (conto corrente, carta di credito, mutui, finanziamenti ….) e soprattutto servizi di money transfer e finanziamento di investimenti nel paese di origine. Secondo i dati della World Bank al 2008, le rimesse ufficialmente registrate verso i PVS erano pari ad almeno 338 miliardi di dollari fornendo supporto ad oltre 700 milioni familiari nei paesi di origine: cifra che risulta più volte superiore all’APS (Aiuto Pubblico allo Sviluppo) e agli investimenti esteri diretti. (In Italia, nel 2007, le rimesse erano stimate a più di 6 miliardi di euro).
In termini macroeconomici, le rimesse degli stranieri costituiscono uno dei fattori che possono portare alla crescita delle economie più arretrate, in quanto il denaro viene inviato direttamente alle famiglie che vivono in uno stato di bisogno. Aumentando il potere d’acquisto di queste famiglie e lasciando a loro decidere le modalità di impiego di queste somme si ottiene una forma di intervento sicuramente più efficace e più utile rispetto ai tradizionali aiuti umanitari. Inoltre, su larga scala, l’afflusso delle rimesse rafforza la bilancia nazionale dei pagamenti e riduce la percentuale di debito da esportare.
Gli studi in questo settore, sviluppati dalla Management Consulting Group Scarl - società promotrice della BANCA ETICA DELLA DIASPORA AFRICANA - e durati tre anni, hanno permesso di trarre le conclusioni secondo cui le società finanziarie che oggi fanno d’intermediazione per questo segmento di mercato agiscono soltanto in qualità di feroci estrattori di reddito degli immigrati, prive di ogni logica di strategia e di responsabilità sociale d’impresa. Basta guardare le commissioni e i relativi tassi di cambi che vengono loro applicate. Inoltre, la diaspora imprenditrice è costantemente confrontata alla questione del credito e alla non concessione dei prestiti e fiducia per attività da intraprendere sia in Italia e/o Europa che nei vari paesi di origine.
Una via strategica di massima importanza è senza ombra di dubbi quella di elaborare meccanismi per dotare gli africani in Italia di modalità e strumenti di azione efficaci e mirati per poter realizzare interventi di tipo socio-imprenditoriali, ma anche socio-comunitari nei paesi africani.
Si tratta di operare affinché i migranti africani possano disporre di propri meccanismi di sostegno finanziario a progetto imprenditoriali verso l’Africa e della possibilità di fornire garanzie al mondo finanziario italiano e internazionale. A questo proposito, il complesso e ambizioso obiettivo di costituire una BANCA ETICA DELLA DIASPORA AFRICANA, cioè volta a costruire meccanismi e strumenti per favorire l’integrazione finanziaria della popolazione africana in Italia e/o Europa e promuovere e/o facilitare il ritorno produttivo al proprio paese di origine, costituisce un progetto di assoluto rilievo.
L’idea nasce nel lontano 1997 e si concretizza nel 2006 quando Francis Nzepa, Medico chirurgo, specializzato in gastroenterologia, allora studente MBA alla Scuola di Direzione Aziendale Bocconi, ottenne il sostegno di alcuni compagni MBA, professionisti italiani e africani.
La costituenda UNICONTINENTAL BANK ha come obbiettivi sia quello di aumentare la bancarizzazione degli africani, dunque l’accesso ai servizi finanziari, e di ridurre i costi e formalizzare il canale di invio delle rimesse; sia di canalizzare le rimesse in investimenti produttivi e generatori di reddito, soprattutto di coloro i quali intendano rientrare personalmente per avviare una propria attività. La banca si propone come “banca degli investimenti” della diaspora africana con un carattere ETICO sia rispetto all’apertura per la concessione dei finanziamenti a forme di garanzia dettate da VINCOLI SOCIALI e non solo da “eleggibilità economica”, sia rispetto alla possibilità, attraverso una Fondazione a cui verranno destinati il 10% degli utili che potrà sostenere progetti di carattere sociale, in particolare di tipo sanitario.
Anche se non potrà né dovrà sostituirsi ai donors tradizionali e diventare il motore della cooperazione tra Italia e Africa, la UNICONTINENTAL BANK è un primo importante passo verso una capacità in parte autonoma della diaspora di autofinanziarsi i propri progetti.
In conclusione, si può affermare che la capacità di invio di rimesse da parte degli stranieri è strettamente collegata al rapporto fra essi e i canali ufficiali per l’invio del denaro. Un accesso facilitato ai servizi bancari e finanziari consente di potenziare le virtualità insite in questo ingente movimento di capitale con effetti ben visibili di creazione di nuove imprese nel sud del mondo dando così un senso realistico e concreto al concetto di co-sviluppo “come esercizio di partenariato tra colui che dà e colui che riceve, e la necessità che i beneficiari locali si approprino delle politiche di sviluppo, se si vuole che questi siano efficaci. Questo significa dare più importanza alle dinamiche di processo che ai risultati immediati”.    

 

 
Ecuador: rimesse in aumento nel terzo trimestre 2009 PDF Stampa E-mail
Sabato 12 Dicembre 2009 15:28

Ecuador: rimesse in aumento nel terzo trimestre 2009

Di: Marco Marcocci - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Nel terzo trimestre del corrente anno le rimesse di denaro che i migranti ecuadoregni hanno inviato verso il loro Paese hanno oltrepassato i 655,8 milioni di dollari americani.
Se paragonato allo stesso periodo del 2008, quando le rimesse in entrata nel Paese latino-americano furono pari a 706,6 milioni di dollari, quanto registrato nel terzo trimestre del 2009 è inferiore del 7,2%.
Questo è quanto emerge dalle statistiche ufficiali prodotte dal Banco Central del Ecuador che, tra l’altro, evidenziano un aumento del 7,6% rispetto al secondo trimestre 2009, quando il flusso delle rimesse fu di circa 609,7 milioni di dollari.
I 655, 8 milioni di dollari sono frutto di circa 1,8 milioni di transazioni, prodotte in 140 diversi Paesi, con un importo medio di 371 dollari USA ciascuna.
Nei primi nove mesi del 2009 l’Ecuador ha incamerato rimesse per 1.820 milioni di dollari: una cifra senz’altro importante, ma ancora marcata dai segni della crisi economica globale.
Si pensi, in proposito, che rispetto ai primi nove mesi del 2008 si è registrata una diminuzione del 16,4% corrispondente a 357,8 milioni di dollari.
Gli analisti del Banco Central del Ecuador sono comunque fiduciosi nel recupero e prevedono che l’ultimo trimestre del 2009 sarà ancora in aumento.
Il 47,2% delle rimesse pervenute in Ecuador nel periodo luglio-agosto-settembre 2009, corrispondente a 309,7 milioni di dollari, è stato originato in Spagna (grazie anche al favorevole tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro). A seguire, i due Paesi che hanno originato il maggior flusso sono stati gli USA con il 38,3%, pari a 251,2 milioni di dollari e l’Italia con il 9,2%  corrispondente a 60,6 milioni di dollari; quindi il resto del mondo con il 5,3% (34,3 milioni di dollari).
Le tre città dell’Ecuador catalizzatrici del maggior numero di rimesse nel terzo trimestre del 2009 sono state Guayaquil con 266,6 milioni di dollari, Quito con 127,1 milioni di dollari e Cuenca con 90,2 milioni di dollari; queste tre città hanno complessivamente incamerato il 58,5% (USD 383,9 milioni) del flusso totale delle rimesse entrate in Ecuador.

 
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