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AFRICA E RIMESSE |
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Africa e rimesse Di: Alberto Colaiacomo e Marco Marcocci Relazione presentata in occasione del viaggio studi sulle migrazioni africane organizzato dal Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes a Capoverde (20-26 febbraio 2010) - Per maggiori approfondimenti: www.dossierimmigrazione.it Trenta milioni di migranti africani contribuiscono alle economie dei paesi di origine con 40 miliardi di dollari di rimesse; un ammontare che, secondo la World Bank, corrisponde ad un decimo del totale mondiale delle rimesse ed al 12% di quelle inviate a paesi in via di sviluppo. Flussi monetari importanti ma che, per tutto il continente, sono inferiori a quelli di paesi quali India e Cina e di poco superiori a quelli che si indirizzano in Messico e nelle Filippine, stati con minori cittadini espatriati. Secondo le stime dell’istituto internazionale, le rimesse ammontano al 3% del PIL africano, equivalendo a quanto gli stati ricevono sotto forma di aiuti allo sviluppo e superando gli investimenti esteri in forma diretta. Particolarmente significativi risultano questi introiti per paesi quali il Lesotho (28% del PIL), il Senegal (11%), il Togo (10%) e Capo Verde (9%). A livello di distribuzione mondiale delle rimesse, due stati africani figurano tra i primi dieci Paesi ricettori: la Nigeria (al sesto posto con 10 miliardi) e l’Egitto (ottavo posto con 8,5 miliardi). Nei due Paesi si dirige la metà delle rimesse del continente. Secondo l’Ifad (International Fund for Agricultural Development), un terzo delle rimesse che giungono in Africa si indirizza verso le zone rurali e depresse del continente, con un aggravio economico quindi per gli elevati costi di transazione causato dalla scarsa presenza di intermediari finanziari locali. Un problema questo inserito tra le priorità nell’agenda politica internazionale – il G8 prima ed il G20 successivamente – che considera le rimesse come una delle variabili economiche su cui intervenire per sostenere lo sviluppo durante la congiuntura negativa. Nell’ultimo vertice dei paesi più industrializzati tenuto a L’Aquila è stata lanciata la proposta del “5x5”: la diminuzione del costo medio di invio delle rimesse di 5 punti percentuali in 5 anni. Secondo stime della Banca Mondiale, la diminuzione dei costi di transazione porterebbe ad un aumento di reddito dei paesi riceventi pari a 13-15 miliardi di dollari. Attualmente, secondo l’istituto mondiale, “il costo medio per gli invii è del 9,7% e raggiunge picchi del 25% in aree con poca concorrenza, soprattutto l'Africa”. Tra le proposte per attuare il progetto vi è l’impegno dell’Unione Europea a sostenere la realizzazione di una Banca Panafricana, con l’obiettivo di diffondere gli istituti di credito nelle aree rurali del continente, ed interventi per rendere più concorrenziale il mercato utilizzando i moderni strumenti di pagamento. Un progetto internazionale che vede nell’Italia uno dei paesi maggiormente coinvolti, non solo perché la proposta del G8 è avvenuta sotto la presidenza italiana, ma anche per l’importanza assunta dall’Africa nei flussi migratori e di rimesse che originano dalla Penisola. Si tratta infatti di 927 milioni di dollari, il 4% delle rimesse che arrivano nel Continente ed un sesto degli esiti che partono dall’Italia. Somme importanti e che tendono ad aumentare nel corso del tempo: nell’ultimo quinquennio tali flussi sono aumentati del 66% ed hanno avuto ripercussioni sulle economie locali ben più alte in considerazione della forte svalutazione delle monete del continente rispetto all’euro. La ripartizione delle rimesse che dall’Italia arrivano in Africa ha interessato quasi esclusivamente l’area settentrionale ed occidentale del continente. Tra i principali Paesi catalizzatori dei trasferimenti troviamo il Marocco, che nel 2008 ha incamerato rimesse per 333 milioni di euro (5,2% del totale nazionale), seguito da Senegal (262 milioni), Tunisia (97 milioni) e Nigeria (60 milioni). Le rimesse sono però soltanto una parte del protagonismo degli immigrati africani nel sistema del credito e dei flussi finanziari italiani. Da un’indagine di www.migrantiebanche.it risulta infatti un accentuato utilizzo degli altri prodotti rientranti nell’offerta basilare che le banche riversano sul mercato (conto corrente; carte di debito credito e prepagate; prestiti personali; mutui). In proposito si colloca l’idea della costituenda Banca etica della diaspora africana, detta anche Unicontinentalbank. |
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IL CREDITO TREVIGIANO PER HAITI |
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Il Credito Trevigiano per Haiti In seguito al violento terremoto che ha portato morti e distruzioni sull’isola di Haiti, il Credito Trevigiano promuove l’iniziativa di raccolta fondi “Il Credito Trevigiano per Haiti” in favore delle popolazioni colpite. Le donazioni saranno raccolte sul Conto Corrente n. 1010100 - Iban IT 44 A 08917 62179 CC0991010100 intestato a Credito Trevigiano - Causale IL CREDITO TREVIGIANO PER HAITI. Per maggiori info: www.bcctrevigiano.it |
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Rimesse e migranti |
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Ma a quanto ammontano le rimesse di denaro che i 150 milioni di migranti nel mondo effettuano verso i propri Paesi di origine? E’ difficile, se non impossibile, rispondere a questo quesito. Studi sull’andamento degli ultimi anni attestano in circa 300 miliardi di dollari il flusso annuo delle rimesse. Importo, forse, sottostimato in quanto l’utilizzo dei canali informali, che non permette una rilevazione dei volumi certa, sembra essere inarrestabile. Per quanto riguarda il flusso in partenza dall’Italia il Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migratntes, giunto alla sua XVIII edizione ci dice che nel 2007 le rimesse dei migranti hanno oltrepassato i sei miliardi di euro, con un incremento percentuale pari al 38% rispetto al 2006, quando il valore delle rimesse superava i 4,3 miliardi di euro. Il Paese che ha catalizzato il maggior numero di rimesse è stato la Cina, con 1.687.533.000 euro, seguito da Romania (789,6 milioni di euro); Filippine (727,9); Marocco (339,4); Senegal (252, 2); Brasile (152,7); Albania (143,6); Bangladesh (143); Perù (127,8); Ecuador (125,7). Dall’Italia le rimesse sono state eseguite su tutto il territorio nazionale: in particolare al Nord, dove ne sono state fatte il 43,2% ed al Centro (43,1%). La regione che ha registrato l’aumento più consistente è stata il Lazio: da 1,1 miliardi di euro del 2006 siamo passati a 1,5 nel 2007, peraltro quasi interamente prodotti nella provincia di Roma. Anche la Lombardia ha visto una crescita sostanziale raggiungendo quota 1,2 miliardi di euro. Oltre a quella di Roma, le province più attive nel 2007 sul fronte delle rimesse sono state Milano, con 824,8 milioni di euro; Prato con 449,7 milioni di euro; Firenze con 244,2 milioni di euro e Torino con 180,4 milioni di euro. Se si allarga il periodo di riferimento al triennio 2004-2007 si nota un incremento del 123,3%: le rimesse sono infatti passate da 2,7 miliardi di euro del 2004 a oltre 6 miliardi nel 2007, andamento che conferma la continua crescita del fenomeno. E’ da rilevare, inoltre, che in questo triennio le rimesse indirizzate verso l’estremo oriente (Cina e Filippine in primis) sono passate dal 25,9% del totale nel 2004 (541 milioni di euro) al 40,4% nel 2007, anno in cui oltre 2,4 miliardi di euro ha raggiunto tale area. Se questi sono i numeri ufficiali, ossia quelli prodotti dalle rimesse effettuate per il tramite dei cosiddetti canali formali (banche, money transfer e poste), non va dimenticato che altrettanto è il flusso del denaro che i migranti inviano al proprio paese d’origine attraverso i canali informali, ad esempio parenti ed amici o altri sistemi. E’ su questo ultimo fenomeno, per molti aspetti preoccupante, che deve concentrarsi l’attenzione da parte delle istituzioni, delle banche e del terzo settore in quanto solamente con la loro intermediazione si otterrà una valorizzazione del denaro oggetto della rimessa anche nel Paese di destinazione dei fondi. Marco Marcocci |
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Prestiamo c'è da fidarsi |
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 | Prestiamo c'è da fidarsi |
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La Disciplina del "migrant banking" |
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 | La Disciplina del "migrant banking" |
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La Banca senza frontiere |
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 | La banca senza frontiere (Credito Cooperativo agosto/settembre 2004) |
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