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IL CREDITO PER L’AGRICOLTURA E LE ATTIVITA’ ARTIGIANALI NELL’ALTIPIANO DEL QUICHE’ IN GUATEMALA ovvero UN PROGETTO ITALIANO PER LO SVILUPPO DEL CREDITO RURALE IN UNA ZONA DEL GUATEMALA Di: Alessandro Scappini -
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Tutte le attività imprenditoriali, piccole o grandi, necessitano di capitali per decollare ed esprimersi appieno: capitale di esercizio e per gli investimenti che, se non può essere messo a disposizione direttamente dall’imprenditore, deve necessariamente essere fornito da altri investitori o partner o facendo ricorso al sistema creditizio, formale od informale.
I piccoli produttori agricoli ed artigianali dell’altipiano del Quichè, in Guatemala, non possono prescindere da questo assunto di base, per quanto modeste possano apparire a noi europei le somme necessarie a questi imprenditori per svolgere la propria attività. Paradossalmente, proprio la relativa limitatezza degli importi da finanziare finisce per limitare, anziché favorire, l’accesso al credito da parte dei contadini, in quanto le banche non hanno convenienza a gestire pratiche al di sotto di una determinata soglia, per la forte incidenza dei costi di amministrazione e gestione del credito. Altre e più importanti cause concorrono a determinare la pressoché totale esclusione dal credito formale di larghe fasce della popolazione produttiva in Guatemala: discriminazione razziale, analfabetismo, lingua (in Guatemala si parlano 13 lingue o dialetti diversi e non tutta la popolazione indigena domina il Castigliano), assenza di garanzie formali, rischi connessi all’attività agricola, procedure complesse e poco trasparenti, atteggiamento scostante di impiegati e funzionari di banca, etc. Se a queste difficoltà da parte dei produttori ad accedere al capitale, si aggiungono quelle connesse alla commercializzazione dei prodotti (frammentazione e dispersione della produzione, lontananza dai mercati, mancanza di mezzi di trasporto, viabilità scadente, inosservanza degli standard di qualità richiesti dalla grande distribuzione, e via dicendo), si può intuire quanto possa risultare difficile progredire economicamente e socialmente per le comunità indigene. Logico che, in un siffatto contesto, prosperino gli intermediari, volgarmente detti “coyotes” che, oltre a trasportare e commercializzare le derrate, guadagnando spesso assai di più degli stessi produttori, offrono loro prestiti a tassi da usura. La “tattica” è quella di avvicinare i contadini poco prima della semina, quando più forte è il bisogno di liquidità per l’acquisto di sementi, fertilizzanti ed altri inputs produttivi, a fronte dell’impegno a consegnare loro tutta o parte della produzione ad un prezzo prestabilito, invariabilmente basso. Ancor più critica la situazione delle donne, tradizionalmente escluse dall’asse ereditario e, quindi, prive di qualsiasi titolo di proprietà della terra da offrire come garanzia. Molte di loro, nei ritagli di tempo tra un’incombenza domestica e l’altra, si dedicano alla produzione a telaio di tessuti tipici, realizzando modesti ricavi indispensabili a far quadrare il magro bilancio famigliare. Anche in questo caso, una maggior disponibilità di capitale, per l’acquisto del filo di cotone o seta, consentirebbe un aumento della produzione, ma le banche sono alquanto restie a concedere prestiti ad associazioni o gruppi informali di donne, spesso analfabete e prive di garanzie. Dopo la fine del conflitto armato, alcuni interventi di cooperazione esterna bilaterale e multilaterale hanno apportato risorse che, sommate a fondi del Governo, hanno dato vita a dei fideicomisos, cioè fondi destinati al credito rurale, spesso con finalità specifiche (ad es. la realizzazione di impianti irrigui). Il Fondo de Credito Rural, uno dei fondi fiduciari amministrati dal locale Ministero dell’Agricoltura, presentava caratteristiche sufficientemente versatili ed un regolamento di applicazione ben articolato, ma ha trovato ben scarsa applicazione presso i piccoli agricoltori, a causa del sostanziale disinteresse e disinformazione delle agenzie periferiche degli istituti di credito preposti e per le inefficienze dello stesso Ministero. Peraltro, dall’ottobre del 2008, il Governo ha destinato le risorse residue dei fideicomisos ad altre attività, azzerando così la possibilità, anche solo teorica, di accedere al credito agrario agevolato. Nel novembre del 2007 il Governo ha lanciato un nuovo programma, denominato DACREDITO, con l’obiettivo di favorire l’accesso al credito da parte degli agricoltori, che possono rivolgersi ad alcune banche aderenti; queste erogano i prestiti a tassi di mercato, utilizzando risorse proprie per l’80%, mentre il restante 20% è fornito dal fideicomiso, con funzioni di fondo di garanzia. La garanzia scatta solo in caso di comprovate avversità climatiche, fungendo quindi da assicurazione agricola, ma serve essenzialmente a rimborsare le banche nell’immediato, dando agli agricoltori un più ampio lasso di tempo per restituire il prestito, senza peraltro assolverli dalle loro obbligazioni. In pratica, questo programma avvantaggia soltanto le banche, che vedono diminuire il rischio, ed i grossi proprietari terrieri della costa (estese coltivazioni di canna da zucchero ed allevamento brado di bovini e zebù) e delle piantagioni di caffè, mentre nelle aree più povere, dove predominano le etnie Maya e l’agricoltura di sussistenza, le agenzie delle stesse banche consorziate spesso ignorano anche l’esistenza del programma e non dispongono neanche della modulistica! Sin dal 2003, l’Istituto Agronomico per l’Oltremare di Firenze, organo tecnico-scientifico del Ministero degli Affari Esteri in materia di agricoltura, ambiente e sviluppo, gestisce programmi di sviluppo rurale nel municipio di Chichicastenango, dipartimento del Quiché, con l’obiettivo di ridurre la povertà anche mediante la concessione di prestiti a produttori agricoli ed artigianali, singoli o associati. Dal gennaio di quest’anno è in corso una nuova iniziativa, denominata “Programma di accesso al credito e sostegno alla commercializzazione delle produzioni agricole nel Quiché”, in breve CREDyCOM (www.credycom.org), che conta con un proprio fondo rotatorio di credito, finanziato dal Governo italiano. Area di intervento L’area di intervento è il municipio di Chichicastenango, noto ai turisti per il coloratissimo mercato bisettimanale. Adagiato sull’altipiano, ad altitudini comprese tra 2050 e 2650 mslm, ha una superficie di 400 Kmq ed un asse N-S di 55 Km. La popolazione (107.193) è in massima parte dedita all’agricoltura, perlopiù esercitata su piccoli fazzoletti di terra dalle pendenze vertiginose. Il 98,5% della popolazione è indigena di etnia Maya, l’1,5% è ladina. La povertà affligge l’85,8% della popolazione, con caratteristiche estreme nel 43% dei casi. Il clima temperato dall’altitudine consente lo sviluppo della frutticoltura (mele, pesche, susine), mentre l’area Sud del municipio è particolarmente idonea all’orticoltura (patate, fagiolini, piselli, carote,…) potenzialmente esportabile. Tutti coltivano inoltre mais e fagioli, per autoconsumo. Negli anni precedenti l’attività di microcredito del progetto, finanziato dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAE, si è svolta in gran parte in collaborazione con Banrural, banca fiduciaria del Ministero dell’Agricoltura del Guatemala, facendo ricorso ai fondi del Credito Rural, ma da quando il fideicomiso è stato “prosciugato” la concessione dei prestiti avviene grazie al fondo creditizio del progetto, con una dotazione di € 200.000,00. La “filosofia” che regola il funzionamento del fondo può riassumersi in pochi concetti:
Il credito non è un fine, bensì uno strumento per promuovere il decollo di nuove attività generatrici di reddito, il consolidamento di quelle già esistenti e la commercializzazione dei prodotti;
Si vuole favorire, principalmente, l’accesso al credito da parte di cooperative ed associazioni, ma anche singoli produttori, che altrimenti non sarebbero ritenuti “bancabili”; Attività finanziabili: 1. Produzioni agrozootecniche, agroindustriali, forestali, acquacoltura, inclusa la fase di commercializzazione dei prodotti; 2. Produzioni artigianali e loro commercializzazione; 3. Infrastrutture produttive e per la commercializzazione;
Non vogliamo limitarci all’erogazione di prestiti di esercizio, ossia stagionali, ma favorire anche gli investimenti a medio termine (che altri non finanziano); Accompagnare sempre i finanziamenti con assistenza tecnica, formazione e, quando necessario, studi di fattibilità, senza costi aggiuntivi per i beneficiari.
Nel righe sottostanti vengono sintetizzate le principali norme che regolano la gestione del Fondo: Carattere del Fondo: rotatorio, amministrato in congiunto dai Coordinatori italiano e guatemalteco del Programma CREDyCOM. E’ prevista la possibilitá, a fine Progetto, di cedere l’intero portafoglio ad altra entità. I prestiti sono destinati preferibilmente a gruppi di produttori (associazioni, cooperative, comitati, gruppi formalmente o informalmente costituiti), potendo tuttavia destinare sino al 40% dei fondi disponibili a crediti individuali. I prestiti sono destinati esclusivamente ad attivitá produttive generatrici di reddito e rispettose dell’ambiente. Durata: breve termine (fino a 12 mesi); medio (fino a 24 mesi); casi particolari: oltre 24 mesi. Importi finanziabili: minimo e massimo stabiliti di volta in volta, in relazione alla natura dell’investimento. Massimo assoluto: 150.000 Quetzal (GTQ) Tasso: 15% annuale, sul residuo debito capitale. Tasso di mora: + 1% mensile. Spese di istruttoria: nessun costo. Costi collaterali: (legalizzazioni e autentiche) a carico del richiedente, ma molto contenuti. Procedure e documentazione: agili e semplificate. Erogazione: 7-10 gg. Garanzie: solidaria o mutua, fiduciaria, pegno, ipotecaria e mista. Recupero crediti: é prevista la possibilitá di cedere a terzi i crediti esigibili del Fondo. Forme di pagamento: per prestiti fino a 6 mesi: flat (restituzione di capitale e interessi in unica soluzione, alla scadenza); oltre i 6 mesi: rate fisse (alla “Francese”). Programmi di Risparmio: previsti (modello CASCOR). Periodo di grazia: previsto, in casi particolari. Rifinanziamento: previsto, in casi particolari (calamitá, avversitá atmosferiche, perdita della produzione, etc.) Il Regolamento del Fondo non è rigido ed immutabile, ma può essere modificato in ogni momento con delibera congiunta dei due Coordinatori, salvo successiva ratifica da parte del Comitato di Direzione del progetto. Le tabelle sottostanti, sebbene riferite al solo periodo iniziale di attività del Fondo (maggio-agosto), consentono già alcuni osservazioni. Gli importi dei prestiti, erogati in Quetzales, sono stati convertiti in USD per una più immediata comprensione (1 USD = 8,25 GTQ). | Artigianato | | Prestiti | # | Importi erogati | Media per beneficiario | M | F | | Portafoglio | 9 | $ 45,757.00 | $ 240.83 | - | 190 | | Individuali | - | $ 0.00 | $ 0.00 | - | - | | Collettivi | 9 | $ 45,757.00 | $ 240.83 | - | 190 | | | | | | | | | Agrozootecnia | | | Prestiti | # | Importi erogati | Media per beneficiario | M | F | | | Portafoglio | 19 | $ 79,733.00 | $ 972.35 | 64 | 18 | | | Individuali | 11 | $ 27,030.00 | $ 1,930.71 | 14 | - | | | Collettivi | 8 | $ 52,703.00 | $ 775.04 | 50 | 18 | |
La prima considerazione è che, in soli quattro mesi di attività, sono state impiegate ca il 45% delle risorse del Fondo, che conta su una dotazione iniziale di € 200.000,00 (ca. $ 280.000), a dimostrazione del fatto che, nel municipio considerato, esiste una domanda di credito rurale produttivo che non viene soddisfatta dalle banche formali e neppure dalle tante imprese finanziarie informali. Dal confronto tra le due tabelle, appare subito evidente che i beneficiari di prestiti per finanziare attività artigianali sono esclusivamente donne, in quanto trattasi di indumenti ed altri articoli tessuti a telaio, e che si tratta sempre di prestiti collettivi concessi a gruppi, solitamente composti da 15 o più donne. L’importo medio dei crediti ($ 240) è piuttosto contenuto, in quanto limitato all’acquisto del filo da tessere e pochi altri inputs, mentre la media dei prestiti agrari è quattro volte superiore, in relazione al maggior costo dei mezzi di produzione necessari. I prestiti concessi per attività artigianali, sulla base della trascorsa esperienza, sono quelli che comportano i minori rischi di morosità, sia perché le donne sono, in genere, buone pagatrici, sia perché questa attività non è soggetta ai rischi atmosferici e di attacchi parassitari che, invece, possono condizionare l’attività agrozootecnica. Sono prestiti coperti esclusivamente da garanzia solidaria, di alto valore sociale, perché consentono anche alle donne di disporre di un reddito proprio, affrancandosi parzialmente dal “machismo” che domina la società rurale guatemalteca, reddito che, immancabilmente, si traduce in migliori condizioni alimentari per i figli, farmaci, accessori scolastici, risparmio. Il portafoglio dei prestiti agrari comprende importi molto diversificati, in base alla superficie da coltivare (in genere comunque limitata) ed al tipo di coltura, con importi medi dei prestiti individuali decisamente superiori a quelli concessi a gruppi. In questi gli uomini sono numericamente assai prevalenti rispetto alle donne, che solo in alcuni casi gestiscono l’attività agricola; quando lo fanno, si tratta spesso di donne capo-famiglia o vedove, anche a causa del trascorso conflitto armato. Anche nei crediti all’agricoltura, se concessi a gruppi di produttori, si applica la garanzia solidale, ove ogni socio si rende responsabile anche dei debiti contratti dagli altri, spesso integrata da garanzie reali, quando gli importi lo giustifichino. In pratica, viene chiesto ai prestatari di lasciare in garanzia la “scrittura pubblica” dell’appezzamento di terreno oggetto del finanziamento, senza tuttavia iscrivere alcuna ipoteca. E’ un sistema pratico e sufficientemente sicuro, in quanto il documento non può essere sostituito da altri ed è il solo titolo di possesso legalmente riconosciuto (indispensabile, p.es. per rivendere la terra) e non comporta alcun costo per l’agricoltore. Malgrado le garanzie, in passato si sono registrati alcuni casi di insolvenza, talvolta causati da condizioni atmosferiche avverse (grandine, gelate tardive, etc.) soprattutto a danno delle colture di patate, altre volte da comportamenti scorretti di alcuni beneficiari che, trovandosi a che fare con un programma di cooperazione internazionale, amerebbero credere che “prestito” sia sinonimo di “donazione”. Concludendo, il credito è uno strumento indispensabile, che può aiutare i produttori delle aree svantaggiate ad affrancarsi dalla povertà, aiutandoli a migliorare le proprie condizioni di vita, ma, se mal utilizzato, può anche renderli ancora più poveri, lasciandoli indebitati e, nei casi estremi, facendo perdere loro anche l’unico mezzo di produzione che talvolta posseggono: la terra. Il credito è come il fuoco: scalda, ma può anche bruciare: nel caso di associazioni di produttori, in particolare, a scottarsi non è solo chi non rispetta i patti, ma anche tutti gli altri. Etimologicamente la parola “credito” deriva da “credere” nel senso di “aver fiducia”. Ma la fiducia va meritata e non può essere concessa a tutti indistintamente. Il credito è uno strumento, non un fine, e per tutti, dal grande imprenditore sino al coltivatore diretto, la parola “prestito” è sinonimo di “debito”. Ecco che i progetti di cooperazione che gestiscono programmi di credito, come il CREDyCOM in Guatemala, come le Banche, le cooperative di risparmio e credito, le ONG che operano nella microfinanza, etc., hanno il dovere morale di effettuare istruttorie approfondite ed accompagnare la concessione dei prestiti, quando possibile, con programmi di assistenza tecnica e formazione in grado di scongiurare o, quantomeno, limitare al massimo gli insuccessi. ALESSANDRO SCAPPINI È Direttore tecnico dell’Istituto Agronomico per l’Oltremare di Firenze (www.iao.florence.it). Dal 2003 è Coordinatore di interventi di cooperazione, finanziati dal Governo italiano, per lo sviluppo della microfinanza nell’area del Quichè, in Guatemala. (www.credycom.org) E-mail:
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