AFRICA E RIMESSE Stampa
Venerdì 05 Marzo 2010 08:44

Africa e rimesse

Di: Alberto Colaiacomo e Marco Marcocci

Relazione presentata in occasione del viaggio studi sulle migrazioni africane organizzato dal Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes a Capoverde (20-26 febbraio 2010) - Per maggiori approfondimenti: www.dossierimmigrazione.it 

Trenta milioni di migranti africani contribuiscono alle economie dei paesi di origine con 40 miliardi di dollari di rimesse; un ammontare che, secondo la World Bank, corrisponde ad un decimo del totale mondiale delle rimesse ed al 12% di quelle inviate a paesi in via di sviluppo.
Flussi monetari importanti ma che, per tutto il continente, sono inferiori a quelli di paesi quali India e Cina e di poco superiori a quelli che si indirizzano in Messico e nelle Filippine, stati con minori cittadini espatriati.
Secondo le stime dell’istituto internazionale, le rimesse ammontano al 3% del PIL africano, equivalendo a quanto gli stati ricevono sotto forma di aiuti allo sviluppo e superando gli investimenti esteri in forma diretta. Particolarmente significativi risultano questi introiti per paesi quali il Lesotho (28% del PIL), il Senegal (11%), il Togo (10%) e Capo Verde (9%).
A livello di distribuzione mondiale delle rimesse, due stati africani figurano tra i primi dieci Paesi ricettori: la Nigeria (al sesto posto con 10 miliardi) e l’Egitto (ottavo posto con 8,5 miliardi). Nei due Paesi si dirige la metà delle rimesse del continente.
Secondo l’Ifad (International Fund for Agricultural Development), un terzo delle rimesse che giungono in Africa si indirizza verso le zone rurali e depresse del continente, con un aggravio economico  quindi per gli elevati costi di transazione causato dalla scarsa presenza di intermediari finanziari locali. Un problema questo inserito tra le priorità nell’agenda politica internazionale – il G8 prima ed il G20 successivamente – che considera le rimesse come una delle variabili economiche su cui intervenire per sostenere lo sviluppo durante la congiuntura negativa.
Nell’ultimo vertice dei paesi più industrializzati tenuto a L’Aquila è stata lanciata la proposta del “5x5”: la diminuzione del costo medio di invio delle rimesse di 5 punti percentuali in 5 anni.
Secondo stime della Banca Mondiale, la diminuzione dei costi di transazione porterebbe ad un aumento di reddito dei paesi riceventi pari a 13-15 miliardi di dollari. Attualmente, secondo l’istituto mondiale, “il costo medio per gli invii è del 9,7% e raggiunge picchi del 25% in aree con poca concorrenza, soprattutto l'Africa”. Tra le proposte per attuare il progetto vi è l’impegno dell’Unione Europea a sostenere la realizzazione di una Banca Panafricana, con l’obiettivo di diffondere gli istituti di credito nelle aree rurali del continente, ed interventi per rendere più concorrenziale il mercato utilizzando i moderni strumenti di pagamento.
Un progetto internazionale che vede nell’Italia uno dei paesi maggiormente coinvolti, non solo perché la proposta del G8 è avvenuta sotto la presidenza italiana, ma anche per l’importanza assunta dall’Africa nei flussi migratori e di rimesse che originano dalla Penisola.
Si tratta infatti di 927 milioni di dollari, il 4% delle rimesse che arrivano nel Continente ed un sesto degli esiti che partono dall’Italia. Somme importanti e che tendono ad aumentare nel corso del tempo: nell’ultimo quinquennio tali flussi sono aumentati del 66% ed hanno avuto ripercussioni sulle economie locali ben più alte in considerazione della forte svalutazione delle monete del continente  rispetto all’euro.
La ripartizione delle rimesse che dall’Italia arrivano in Africa ha interessato quasi esclusivamente l’area settentrionale ed occidentale del continente. Tra i principali Paesi catalizzatori dei trasferimenti troviamo il Marocco, che nel 2008 ha incamerato rimesse per 333 milioni di euro (5,2% del totale nazionale), seguito da Senegal (262 milioni), Tunisia (97 milioni) e Nigeria (60 milioni).
Le rimesse sono però soltanto una parte del protagonismo degli immigrati africani nel sistema del credito e dei flussi finanziari italiani.
Da un’indagine di www.migrantiebanche.it risulta infatti  un accentuato utilizzo degli altri prodotti rientranti nell’offerta basilare che le banche riversano sul mercato (conto corrente; carte di debito credito e prepagate; prestiti personali; mutui).
In proposito si colloca l’idea della costituenda Banca etica della diaspora africana, detta anche Unicontinentalbank.