Articoli del 2013

Rimesse in Ecuador nel primo semestre 2013
A cura di Marco Marcocci, 29 novembre 2013
 
Nel corso del primo semestre del 2013 sono pervenute in Ecuador rimesse di denaro per 1.169 milioni di dollari, il 5,3% in meno di quanto ricevuto nel secondo semestre del 2012 (1.235 milioni di dollari) e il 5,1% in meno rispetto al primo semestre del 2012.
Anche il numero di transazioni è sensibilmente calato: nei primi sei mesi del 2013 le operazioni sono state 3.641.317, il 3,2% in meno rispetto al secondo semestre 2012 e in calo anche rispetto al primo semestre 2012 (-3,8%).
Secondo gli analisti del Banco Central de Ecuador, la contrazione è fisiologica e rispecchia la situazione economica di Stati Uniti, Spagna e Italia; Paesi questi che costituiscono da sempre la principale meta degli emigranti ecuadoriani.
Dagli Stati Uniti è giunto il 48,1% dell'intero ammontare del flusso di rimesse, circa 562 milioni di dollari (-2,5% rispetto al secondo semestre 2012 e -5,2% rispetto al primo).
Dalla Spagna, nel periodo in esame, sono pervenute rimesse per complessivi 380 milioni di dollari, che costituisce il 32,5% del totale. L'ammontare spagnolo è inferiore di 8,9 punti percentuali in relazione al secondo semestre 2012 e di 5,7 punti rispetto al primo semestre 2012.
Le rimesse inviate dall'Italia con destinazione Ecuador, secondo la banca centrale di Quito, hanno invece raggiunto quota 84,8 milioni di dollari, pari al 7,3% del totale (-6,6% rispetto al secondo semestre 2012 e -4,1% rispetto al primo).
Da tutti gli altri Paesi del mondo sono arrivate in Ecuador rimesse per 142 milioni di dollari, pari a poco piu` del 12% del totale (con un calo, anche in questo caso, del 5,7% rispetto al secondo semestre 2012 e del 3,6% rispetto al primo).
Per quanto riguarda la destinazione delle risorse, il 57,7% del totale delle rimesse è stato catalizzato da tre città: Guayaquil, Cuenca e Quito, che complessivamente hanno attirato nel periodo in esame 675 milioni di dollari.

Rimesse di denaro inviate dall'Italia nel 2012
di Marco Marcocci - Roma, 13 novembre 2013

Anche quest'anno il Dossier Statistico Immigrazione ha scattato una nitida fotografia sul flusso delle rimesse di denaro inviate dai migranti presenti in Italia verso i propri Paesi di origine.
Nel 2012 le rimesse di denaro inviate dall'Italia hanno superato i 6,8 miliardi di euro, cifra questa che se paragonata a quanto spedito nel 2011, registra una contrazione 7,6 punti percentuali (nel 2011 si raggiunse la cifra record di 7,4 miliardi di euro).
La cifra spedita dalla penisola aumenterebbe vertiginosamente nel caso in cui vi si aggiungessero le rimesse inviate per il tramite dei canali sommersi.
L'Asia è il continente che più ha beneficiato delle rimesse uscite dall'Italia con oltre 3,7 miliardi di euro (55,1% del totale). A seguire l'Europa con il 22,84% del totale, quindi l'America Latina con l'11,1% e l'Africa con il 10,6%
A livello di paese la Cina è quello a cui viene inviata la maggior parte delle rimesse: oltre 2,6 miliardi di euro. A seguire la Romania con circa 810 milioni di euro, le Filippine con quasi 367 milioni e Marocco con 242,5 milioni
Tuttavia, nonostante questi numeri, le rimesse sono calate e tra i primi quindici Paesi ricettori dei flussi dall'Italia ve ne sono soltanto due che hanno registrato un aumento rispetto al 2011: lo Sri Lanka che ha avuto un incremento del 23,3% e la Cina del 5,4%.
Gli altri Paesi hanno ridotto il flusso di denaro ed in particolare le Filippine hanno subito una riduzione rispetto a quanto ricevuto nel 2011 del 39%; il Brasile del 25,5%; il Bangladesh del 21,4%; il Marocco del 19,1% e la Colombia del 13,7%.
A livello regionale dal Lazio e dalla Lombardia sono partite circa il 51% delle rimesse, mentre per quanto riguarda la distribuzione provinciale, oltre il 52% delle rimesse è stato inviato da cinque province (Roma, Milano, Napoli, Prato e Firenze).
Lo scenario europeo, riferito al 2011, e fotografato da Eurostat, rivela che sono state inviate dal vecchio Continente rimesse per quasi 40 miliardi di euro, cifra questa maggiore di 2,3 punti percentuali rispetto al 2010. I flussi più rilevanti sono partiti da Francia (9,7 miliardi di euro, corrispondente al 24,7% del totale UE); dall’Italia e Spagna (circa il 19%) e  Germania (7,6%).
La Banca Mondiale ha recentemente individuato in 529 miliardi di dollari il valore raggiunto dalle rimesse dei migranti in tutto il mondo nel 2012, con un incremento rispetto al 2011 del 5,3%. I Paesi dai quali partono i flussi globali più consistenti sono Stati Uniti, Arabia Saudita, Svizzera e Russia, mentre i Paese destinatari nel 2012 sono stati India (69 miliardi di dollari), Cina (60 miliardi), Filippine, Messico, Nigeria ed Egitto (tra i 21 e i 24 miliardi).
Ai Paesi in Via di Sviluppo sono andati oltre 401 miliardi di dollari, un cifra questa fondamentale per l’economia di questi Paesi.

Londra: “sukuk” in arrivo
di Marco Marcocci - Roma, 31 ottobre 2013

finanza-islamicaDurante il World Islamic Economic Forum, svoltosi nei giorni scorsi a Londra, il primo ministro britannico David Cameron ha annunciato il possibile approdo alla borsa londinese dei “sukuk”, ossia i bond islamici.
Quindi la Gran Bretagna, con molte probabilità, sarà il primo Paese al mondo, non musulmano, ad emettere i “sukuk” che in pratica altro non sono che strumenti shariah compliant simili ai prodotti strutturati, ampiamente utilizzati dalla finanza convenzionale negli ultimi anni.
Agli occhi degli osservatori internazionali, l’obiettivo di Cameron è duplice. Da una parte quello politico volto ad instaurare legami più solidi tra la Gran Bretagna ed il mondo islamico mediante la finanza, dall’altro quello prettamente economico e finanziario che mira ad attrarre su Londra gli ingenti capitali che gravitano nella finanza islamica, petroldollari in primis.
Il termine “sukuk” è il plurale della parola araba sakk il cui significato è “certificato” e la loro struttura è molto simile ad un’operazione di cartolarizzazione.
I fondi raccolti serviranno per finanziare progetti conformi alla shariah e gli investitori tramite la società “veicolo” (Special pur pose vehicle – Spv) stipulano con l’originator dell’operazione, cioè colui che ha bisogno dei fondi, un contratto proprio della finanza islamica come il mudàraba, mushàraka, ijàra, etc… A seconda di questa struttura contrattuale i “sukuk”  sono classificati in varie categorie.
A breve, quindi, il London Stock Exchange, la borsa londinese, presenterà un indice islamico dove compariranno le società i cui principi di investimento sono confermi alle regole della shariah.
L’emissione del primo bond sembra che sarà effettuata il prossimo anno, per un ammontare di 200 milioni di sterline destinati alle banche islamiche presenti in Gran Bretagna.
Per la cronaca, la Turchia a settembre del 2012 emise un “sukuk” e società inglesi, tramite le proprie filiali in Medio Oriente e nel Sud Est asiatico hanno già emesso dei bond islamici.
In Italia? Per ora nei supermercati troviamo i prodotti alimentari halal, per la finanza ci vorrà più tempo!



Extrabanca apre la filiale di  a Roma
Roma, 15 ottobre 2013

Extrabanca, il primo istituto di credito in Italia e uno dei pochi nel panorama internazionale dedicato in particolare alle comunità di origine straniera presenti in Italia, prosegue la propria crescita con l’inaugurazione della nuova filiale a Roma, in Piazza Vittorio Emanuele 100. Saranno sei i dipendenti di origine multietnica presenti nella nuova filiale che potranno così agevolare il dialogo e l’ascolto anche con le comunità di origine straniera presenti sul territorio. 
L’attuale azionariato di Extrabanca è composto da 61 soci e da importanti investitori istituzionali. Il primo socio con il 36.7% è il fondo gestito da Sator, società di investimento guidata da Matteo Arpe.
Sono quasi 65 mila gli imprenditori nati all’estero presenti nel Lazio, il 10,9% del totale nazionale. Il 30,1% è di origine comunitaria, mentre il restante 69.9% è composto da cittadini di origine extracomunitaria.  Nel 2012 il numero delle imprese guidate da cittadini di origine straniere sono cresciute in Italia del 5,8% con 24.329 imprese in più rispetto alla fine del 2011. Alla fine del 2012 si registrano 477.519 imprese gestite da cittadini stranieri che rappresentano quasi l’8% del totale.
Oltre al presidente di Extrabanca Andrea Orlandini e all’amministratore delegato Paolo Caroli, hanno partecipato alla cerimonia di inaugurazione l’ambasciatore egiziano Helmy Mostafa Kamal, quello indiano Gupta Basant K., l’ambasciatore del Marocco Hassan Abou Ayoub, delle Filippine Virgilio A. Reyes Jr., e delle associazioni Associna, Cna e Caritas.
Extrabanca ha aperto la prima filiale a Milano nel marzo del 2010, seguita da quella di Brescia a maggio 2011 e Prato a giugno di quest’anno. L’Istituto di credito può contare oggi su oltre 6.000 clienti. Una crescita costante testimoniata anche dallo straordinario successo registrato a Prato: dopo poco più di tre mesi dall’apertura, sono infatti già oltre 500 i clienti della nuova filiale in Toscana.
In totale sono oltre 6.000 i conti correnti aperti e 1.700 i finanziamenti concessi a imprese e privati. In Lombardia (filiali di Milano e Brescia) la comunità più rappresentativa è quella filippina, mentre la comunità più significativa a Prato è quella cinese. 
Il successo di Extrabanca è legato in particolare alla cultura dell’accoglienza e dell’ascolto, grazie al personale multietnico in grado di interpretare al meglio le esigenze della clientela, l’accessibilità, garantita dall’apertura con orario continuato da lunedì a sabato dalle 9 alle 19 e occasionalmente anche la domenica, e la semplicità dei servizi offerti a imprese e privati.
“Con l’apertura della filiale di Roma – ha dichiarato il presidente di Extrabanca Andrea Orlandini - proseguiamo il nostro piano di crescita che prevede l’apertura di venti filiali in tutta Italia entro il 2015. Cercheremo di soddisfare la forte domanda di servizi bancari da parte delle comunità di origine straniera presenti sul territorio laziale attraverso l’abbattimento delle barriere linguistiche e l’offerta di prodotti semplici e affidabili”.

Kyenge-style
Roma, 6 settembre 2013 - da www.vita.it

Le offese su Facebook rivolte a Cécile Kyenge, ministra per l’integrazione, corredate da moltissimi “mi piace” le troviamo sin dall’indomani della sua nomina avvenuta il 28 aprile scorso. I contenuti variabili, anche se scontati, che vanno da “qualcuno la uccida” a “Dino, dammi un Crodino”.
Le offese “dal vivo”, cioè quelle fatte in piazza, non hanno tardato ad arrivare e sono almeno di due tipi: quelle frutto della presunta arte oratoria (o meglio arroganza) dei politici nostrani e quelle scenografiche che come un deus ex machina irrompono sul palcoscenico improvvisamente.
Il più famoso esempio della prima tipologia di offese live (che tra l’altro persiste al primo posto della speciale classifica) è la frase “quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare alle sembianze di un orango” parole di uno qualsiasi, ovvero il vicepresidente del Senato della Repubblica nonché ex ministro per la semplificazione Calderoli, espresse - complice il caldo torrido - durante un comizio alla festa della Lega Nord di Treviglio intorno a metà luglio.
L’altra categoria di offese dal vivo, quelle scenografiche, è rappresentata dal lancio di banane verso il palco dove la ministra stava parlando alla festa del Pd di Cervia.
Ci sono poi le offese classiche, quelle che si scrivono sui muri con le bombolette spray, tipo quelle recentemente comparse a Vicenza che semplicemente recitavano “Kyenge-Orango”. Tra le classiche, potrebbero essere catalogate anche quelle consumatesi durante una seduta del Consiglio comunale di Cantù, dove la ministra era ospite, che hanno visto l’abbandono della sala da parte di alcuni consiglieri quando ha preso la parola.
C’è, infine, un’ulteriore categoria degli insulti alla Kyenge: le offese ibride. Queste trovano la loro origine da oltraggi appartenenti alle categorie descritte per poi essere personalizzati ed utilizzati a propria immagine e somiglianza. Così è stato consigliato da più parti il lancio di noci di cocco (che fanno male) al posto delle banane e simili.  
L’ultima in ordine di tempo, quella dei tre manichini insanguinati “made in Forza nuova” a Ostia sul percorso che la ministra avrebbe dovuto fare per giungere ad un convegno, è più complicata da classificare.
Insomma, chi più ne ha più ne metta! In questi mesi coloro che hanno voluto offendere la Kyenge ed in generale - dato che è una ministra della Repubblica - tutti gli italiani, si sono davvero sbizzarriti.
Lei, la ministra, non si è lasciata andare. Ha avuto ogni volta reazioni pacate, razionali e soprattutto ironiche. Non è scivolata nel tranello della provocazione, dimostrando una grande capacità di autocontrollo e di intelligenza.
La società italiana è diventata - e lo sarà sempre più - infraculturale ed il connesso processo di integrazione dei migranti è indiscutibilmente avviato da tempo, tra mille complicazioni, ed è inarrestabile. La ministra della Repubblica italiana con il colore della pelle nero e di origini congolesi rappresenta il corso storico che il nostro Paese sta vivendo in questi anni. Niente di più.
Al contrario, i razzisti, appartengono al passato che non c’è più; sono fuori dalla realtà e dalla storia attuale e quindi le loro gesta (le offese) risultano anacronistiche, lontane dalla realtà del nostro quotidiano.
Forse non siamo preparati al mondo globale, forse il governo attuale non durerà a lungo, forse le offese razziste continueranno ad esserci...ma una cosa è certa: lo stile della Kyenge nel rapportarsi con i razzisti.


Stranieri che se ne vanno: 87 milioni di euro in meno nelle casse dello Stato
Fondazione Leone Moressa
Sono il 10,1% degli occupati, dichiarano 43,6 miliardi di euro e pagano 6,5 miliardi di euro di Irpef.
Agosto 2013
 
I 32 mila stranieri che nel 2011 hanno lasciato l'Italia hanno privato le casse dello Stato di 86 milioni di euro. Nonostante la crisi gli stranieri rappresentano ancora una risorsa per il territorio nazionale: in Italia si contano 2,3 milioni di lavoratori immigrati (il 10,1% del totale degli occupati), in sede di dichiarazione dei redditi notificano al fisco 43,6 miliardi di € (pari al 5,4% del totale dichiarato) e pagano di Irpef 6,5 miliardi di € (pari al 4,3% del totale dell’imposta netta). Ma la crisi sta modificando progressivamente anche le prospettive economiche e occupazionali dei migranti che iniziano a trovarsi per la prima volta in competizione con i nuovi disoccupati italiani disposti ad accettare lavori e redditi sinora rifiutati. Questi alcuni dei risultati raccolti nel Rapporto Annuale sull’Economia dell’Immigrazione 2013 realizzato dalla Fondazione Leone Moressa ed edito da Il Mulino e patrocinato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dal Ministero degli Affari Esteri, presentato oggi 10 ottobre 2013 presso il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Milano nel convegno dal titolo “Tra percorsi migratori e comportamento economico”.
Redditi dichiarati e Irpef pagato. Di fronte al progressivo abbandono degli stranieri dall’Italia, spesso a causa delle difficoltà economiche, è stato stimato come le casse dello Stato siano state private di 87 milioni di € di Irpef a seguito dell’allontanamento di 32mila stranieri che nel 2011 hanno deciso di lasciare il nostro Paese. Infatti, non si dimentichi che gli stranieri sono anche contribuenti che pagano le imposte: in Italia si contano complessivamente 3,4 milioni di contribuenti nati all’estero (dati riferiti all’anno di imposta 2011) che dichiarano al fisco quasi 43,6 miliardi di €: tradotto in termini relativi, si tratta dell’8,3% di tutti i contribuenti e del 5,4% del reddito complessivo dichiarato in Italia. Gli stranieri dichiarano mediamente 12.880 € (6.780 € in meno rispetto agli italiani) e si tratta quasi esclusivamente di redditi da lavoro dipendente. Nel 2011 i nati all’estero hanno pagato di Irpef 6,5 miliardi di € (pari al 4,3% dell’intero Irpef pagato a livello nazionale) che si traduce in 2.937 € a testa.
Il mercato del lavoro. Dal 2008 al 2012 si è assistito in Italia ad un aumento del tasso di disoccupazione straniera di 5,6 punti percentuali passando dall’8,1% all’14,1% e raggiungendo 382mila immigrati senza lavoro. E contemporaneamente, pur essendo aumentati anche il numero di occupati, il tasso di occupazione straniera è però calato di 6,5 punti percentuali arrivando al 60,6%. L’aumento dell’occupazione è da ascrivere alla componente femminile prevalentemente occupata nei servizi alle famiglie e di assistenza, mentre si riduce la domanda di manodopera maschile nei comparti produttivi e dell’edilizia specie nel Nord. Questo significa che la contrazione della domanda di lavoro ha riguardato i lavoratori stranieri nei comparti produttivi tradizionali, accentuando le situazioni di sovraistruzione (41,2%), di sottoccupazione (10,7%) e aumentando i divari retributivi tra italiani e stranieri (336 €).
Ma la crisi sta lentamente modificando gli equilibri tra occupazione italiana e straniera, la prima sempre più progressivamente disposta a ricercare impieghi che da tempo sono di esclusivo appannaggio dei migranti. In particolare nell’ultimo anno si osserva una maggior afflusso di italiani tra gli operai addetti alla pulizia degli edifici, tra il personale non qualificato nelle miniere e nelle cave, tra i conduttori di impianti per la fabbricazione della carta, tra i venditori ambulanti, tra i vasai e soffiatori e tra il personale non qualificato addetto alla cura degli animali.
Rimesse. Nel 2012 il volume delle rimesse ammonta a 6,8 miliardi di €, pari allo 0,44% del Pil. Nel corso dell’ultimo anno si è assistito ad una contrazione del -7,6%, ancora più significativa di quella registrata tra il 2009 e il 2010 (-2,6%). Se da un lato questo calo può essere spiegato da un impoverimento della popolazione straniera che a causa della crisi ha visto erodere una parte del risparmi che mandava nei paesi di origine, dall’altro può essere ascritto ad un progressivo trasferimento degli stranieri verso l’estero.
"Abbiamo per la terza volta deciso di offrire il nostro patrocinio e il nostro supporto al Rapporto della Fondazione Moressa", afferma José Angel Oropeza, Direttore dell'Ufficio di Coordinamento OIM per il Mediterraneo, "in quanto siamo convinti che la raccolta di dati statistici sia alla base di ogni azione strategica e politica volta a gestire la migrazione in modo corretto. Il ruolo dei migranti nell'economia italiana è fondamentale, ma si tratta di un contributo che purtroppo non sempre riceve un adeguato riconoscimento: è una realtà frequentemente trascurata dai mezzi di informazione, e di conseguenza spesso anche ignorata da parte dell’opinione pubblica. Il Rapporto ha appunto il merito di dare risalto a questa realtà, in modo scientifico e approfondito. Un lavoro utile e necessario per tutti coloro che si occupano del tema".

Record assoluto di rimesse, emigrati pilastro dell'economia
di Gabriella Meroni - da www.vita.it - Agosto 2013

Secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale, i lavoratori all'estero inviano ogni anno nei paesi poveri oltre 400 miliardi di dollari, il 6% in più di un anno fa. Le nazioni più beneficiate sono India e Cina. Ma altri paesi, come il Tagikistan, senza emigrati perderebbero metà del PilUn nuovo record è stato stabilito per quanto riguarda le rimesse degli immigrati verso i paesi in via di sviluppo: secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale, pubblicati il 2 ottobre, le rimesse quest'anno cresceranno del 6,3% rispetto a un anno fa, raggiungendo i 414 miliardi di dollari. Se si continuerà di questo passo, informa la Banca mondiale, nel 2016 le rimesse raggiungeranno il traguardo stellare del mezzo trilione di dollari, cifra per altro già raggiunta se si considerano anche le rimesse verso i paesi ricchi: il totale mondiale si assesta infatti a quota 550 miliardi.
Nel dettaglio, sono Cina e India a fare la parte del leone quanto a paesi riceventi, rappesentando da sole un terzo del totale. Ma sono le rimesse verso i paesi poveri a crescere al ritmo più sostenuto: sempre secondo la World Bank, da qui al 2016 il tasso di crescita annuale toccherà il 9%, facendo raggiungere quota 770 miliardi alle rimesse mondiali. I movimenti nella classifica delle rimesse e dei paesi inoltre sono dovuti al fatto che secondo la Banca Mondiale molti paesi a forte emograzione non fanno più parte delle "nazioni in via di sviluppo": è il caso per esempio di Russia, Lettonia, Lituania e Uruguay.
Ma ecco la classifica dei paesi che ricevono più fondi dai lavoratori all'estero. In termini di volume, al primo posto troviamo l'India (71 miliardi di dollari annui ricevuti) seguita da Cina (60 miliardi), Filippine (26), Messico (22). Nigeria (21) ed Egitto (20). Più distanziati, ma comunque fortemente dipendenti dalle rimesse sono altri paesi come Pakistan, Bangladesh, Vietnam e Ucraina. Ancora più impressionanti però sono i numeri relativi alla percentuale di prodotto interno lordo che alcuni paesi devono alle rimesse degli emigrati: il Tagikistan, per esempio, deve ben il 48% del Pil al lavoro degli espatriati, il Kirghizistan il 31%, Nepal e Leshoto il 25%, Moldavia 24%. 


28 LUGLIO: IL PERÚ CELEBRA LA SUA INDIPENDENZA A TOR DI QUINTO.
Roma, 22 luglio 2013

Il Consolato generale del Peru a Roma è lieto di invitarvi alla celebrazione che si terrà a Roma questa domenica 28 luglio, in occasione del 192° anniversario dell'indipendenza del Peru. I visitatori potranno trascorrere una bella giornata in famiglia, alla scoperta di una delle comunità straniere più numerose e dinamiche di Roma. Oltre a scoprire la musica e le danze folcloristiche peruviane, i partecipanti potranno visitare uno spazio fieristico dove verranno esposti diversi pezzi del ricco artigianato del paese sudamericano. Ci sarà anche a disposizione uno stand con libri e immagini del Peru,  nonché uno spazio riservato ai bambini, con giochi e laboratori grazie ai quali i più piccoli potranno avvicinarsi giocosamente alla realtà Peruviana.
Non mancherà certo un'area ristorazione, dove grandi e piccini potranno degustare piatti della cucina peruviana, come il ceviche o la papa a la huancaína.
Il 2013 è stato dichiarato dalla FAO  l'anno internazionale della Quinoa, la sola pianta alimentare che contiene tutti gli amminoacidi essenziali, micronutrienti e vitamine. Non poteva dunque mancare nella Festa un rituale e una degustazione di diversi piatti a base di quinoa, realizzati per voi dalla riconosciuta chef peruviana Elsa Javier. Non mancherà inoltre il celebre Pisco Sour, cocktail a base della famosa acquavite locale, considerata la bibita-bandiera del Peru.
Gli ospiti potranno oltretutto scoprire la vita della comunità peruviana a Roma grazie alla mostra fotografica “Peruviani a Roma: Dove c’è un peruviano, c'è il Peru', cui parteciperà, tra gli altri, il fotografo Stefano Romano, e che sarà allestita con l'aiuto dell'associazione Passione fotografica di Ladispoli.
Durante la festa i visitatori potranno anche ricevere informazioni sulla diagnosi precoce del cancro al seno, e sarà presente un angolo dedicato all'orientamento professionale per i giovani.
Le persone interessate a partecipare alla celebrazione del 28 luglio VIVA EL PERÚ - 2013  UNIDOS POR UN SENTIMIENTO, potranno recarsi, dalle 12.00 in poi, presso il Villagio Mondofitness, situato in Viale Tor di Quinto No 55/57. L'ingresso è libero. Parcheggio dedicato.



Imprenditoria straniera: la forza di una grande associazione per partire col piede giusto
Roma, 15 luglio 2013

indra"Gli immigrati sono spinti da motivazioni forti: la ricerca di indipendenza, la necessità di sostenere la famiglia, la voglia di valorizzare le proprie competenze per costruire un futuro diverso e migliore. Sono questi i loro punti di forza". Così Indra Perera, confermato presidente di Cna World in occasione dell'assemblea che si è svolta ieri.
Si è svolta ieri alla Casa delle Imprese Cna di Garbatella l'assemblea congressuale di Cna World. Indra Perera, dello Sri Lanka, titolare di un'attività commerciale, è stato confermato presidente. ''Oggi è più che mai necessario superare le formule associative espressione esclusiva della propria comunità di riferimento'' ha detto Perera-. Apparentemente danno forza, ma nella realtà lo straniero che fa o vuole fare impresa si trova senza guida e riferimenti nel dialogo con le istituzioni
Come è nata Cna World e qual è la sua forza?
"Cna World, nata quattro anni fa, è la prima associazione italiana interamente rivolta agli imprenditori stranieri, gestita dagli stessi imprenditori. Oggi Cna World partecipa ai tavoli di concertazione ed è protagonista, come lo sono gli immigrati, ormai riconosciuti come una risorsa per Roma e per il Lazio, tanto da essere inclusi nelle politiche di sviluppo locale."
Quali sono stati i risultati conseguiti in questi anni?
"Abbiamo dialogato con le istituzioni e, nello stesso tempo, reso visibile ai romani e alla politica questa realtà. Con le istituzioni abbiamo intrapreso un'intensa attività di relazione. Il nostro è un osservatorio privilegiato per monitorare come l'imprenditoria, costituita da noi immigrati, è cambiata in Italia e a Roma in particolare, e per vederne le prospettive, perché lo straniero che crea impresa vuole mettere radici e avere un futuro per sé e per i propri figli in questo Paese."
La crisi ha colpito indistintamente le imprese. Ma l’imprenditoria straniera vanta dei punti di forza, quali sono?
"Nonostante un contesto italiano reso problematico dalla crisi, l’imprenditoria straniera è riuscita a rafforzarsi. I dati parlano chiaro: le imprese straniere sono in forte crescita, sebbene sfoltite da molte partite Iva che nella realtà mascherano lavoro dipendente, e da ditte individuali con titolari stranieri particolarmente colpite dalla recessione. Ma c’è di più: la diminuzione delle ditte individuali è stata compensata (e in parte spiegata) dall’aumento del numero di imprese più strutturate, organizzate ad esempio in società di persone o in società a responsabilità limitata. Il contributo degli stranieri al sistema delle imprese è dunque più che positivo. Gli immigrati sono spinti da motivazioni “forti”: la ricerca di indipendenza, la necessità di sostenere la famiglia, la voglia di valorizzare le proprie competenze per costruire un futuro diverso e migliore."
Qual è il valore aggiunto di appartenere a un’associazione come Cna?
"Oggi è più che mai necessario superare le formule associative espressione esclusiva della propria comunità di riferimento. Apparentemente danno forza, ma nella realtà lo straniero che fa o vuole fare impresa si trova senza guida e riferimenti nel dialogo con le istituzioni e un contesto, come quello italiano, molto rigido per normative e leggi. Riferimenti e dialogo che si possono invece trovare in una grande associazione, come Cna, che rappresenta tutta l’imprenditoria ed è anche capace di dare voce, tramite una struttura dedicata, agli interessi e alle esigenze di noi imprenditori immigrati."
Come ci si finanzia per iniziare un attività commerciale e come va sul fronte del credito bancario?
"L’accesso al credito è molto limitato per uno straniero che voglia iniziare una attività in Italia. Le banche non sono in grado di offrire il credito minimo necessario per lo start up di un’ attività commerciale. La maggior parte dell’imprenditoria immigrata si autofinanzia; riceve aiuti dai propri parenti e dai connazionali. Un’opzione vantaggiosa per le istituzioni che non hanno l’onere di dover investire sull’imprenditoria straniera, ma che contribuisce a creare o perpetuare lo schema delle comunità chiuse e auto-riferite e a dar vita a ghetti socio-economici in cui la gestione del denaro le conseguenti rimesse per l’estero avviene al di fuori del controllo dei canali legali e ufficiali. Tutto ciò costituisce oggettivamente un danno economico per il Paese e per le potenzialità di integrazione degli immigrati che devono invece essere sensibilizzati sull’importanza e le modalità di utilizzo del sistema bancario per sviluppo socioeconomico del paese d’adozione. La realtà è che oggi loro sono immigrati, ma domani rischieranno di diventare cittadini italiani non integrati rischiando di non sentire il senso di appartenenza in modo profondo e costruttivo, al paese che li ospita. La domande che si porranno è: “Cosa mi avete offerto per realizzare il mio sogno”?"
E le istituzioni? Cosa vi aspettate dai nuovi amministratori?
"In passato le istituzioni locali hanno messo a disposizione finanziamenti a fondo perduto per gli stranieri che vogliono creare un’impresa. Non dovrebbero essere iniziative una tantum, ma bisognerebbe dare continuità a questi interventi. Ci auguriamo che la nuova Regione e il Campidoglio lo facciano."
Un aiuto iniziale può bastare?
"Dopo la partenza serve l’assistenza. Per un imprenditore iniziare non è tutto: serve un continuo supporto, soprattutto oggi. Noi imprenditori immigrati siamo doppiamente penalizzati per i problemi di tutti e per quelli che riguardano soprattutto noi: ad esempio la corretta comprensione e applicazione della normativa che regola le attività imprenditoriali sotto il profilo burocratico e fiscale. Su quest’ultimo fronte, ad esempio, Cna World ha realizzato una collana di guide multilingua, edite in arabo, cinese, rumeno e inglese."

"Quasi italiani" un libro di Romano Benini

a cura della Redazione, Roma 13 luglio 2013

Libro_(2)Quasi italiani. E' questo il titolo dell'ultimo libro di Romano Benini, giurista e docente universitario, nel quale gli imprenditori migranti si raccontano con storie che appassionano e coinvolgono il lettore.
Del libro (pp 132, Donzelli, euro 16,00 - ISBN 978-88-6036-881-2) ne ha parlato lo stesso autore al Convegno CNA World Roma, svoltosi lo scorso 11 luglio.
I migranti arrivano da tutto il mondo, dal Senegal o dalla Turchia, dal Marocco o dal Bangladesh; e nei modi più diversi, spesso da clandestini, rischiando la vita. Hanno alle spalle storie intense: chi è stato disertore, chi invece ingegnere, chi ha fatto la fame, chi ha compiuto buoni studi e chi invece si è formato da autodidatta. Vengono in un paese, l'Italia, in cui da anni il lavoro diminuisce e le imprese chiudono. Eppure loro, con impegno, forza e disciplina, con creatività e passione, riescono in ciò che gli italiani fanno con sempre più fatica: creare un'impresa.
Il valore aggiunto dell'economia italiana, sostiene l'autore del volume, è oggi nella spinta, nel voler fare, nella capacità di migliaia di immigrati che hanno raggiunto il nostro paese e deciso di mettersi in proprio in uno dei territori in cui risulta più difficile avviare un'attività economica.
Questo libro raccoglie le loro storie: vicende esemplari di un mondo, quello dell'imprenditoria immigrata, poco conosciuto e a torto non ancora considerato importante per il futuro della nostra economia. Eppure in questi anni di crisi, mentre il numero delle imprese promosse da italiani diminuisce, l'aumento delle imprese costituite da immigrati è costante. Dall'edilizia al commercio, dai servizi alla tecnologia, alla ristorazione: il successo di questi imprenditori è un esempio di come il coraggio, la passione e la voglia di fare possano cambiare la vita e aiutare a cambiare l'Italia.
Conoscere queste storie ci spinge a credere di più nel futuro. Perché dimostrano che dall’integrazione si arriva allo sviluppo. Insieme.



Migranti e Banche collabora alla stesura di: 
Dizionario di Microfinanza. Le voci del microcredito

Siamo lieti di annunciare che da oggi è in libreria il volume Dizionario di Microfinanza. Le voci del microcredito, a cura di Giampietro Pizzo e Giulio Tagliavini, edito da Carocci, e realizzato anche con il contributo della Fondazione Giordano Dell'Amore, Banca Etica, CEDACRI Group, Fondazione Andrea Borri, Fondazione Cariparma, Associazione Microfinanza e Sviluppo, Scouting e UniCredit.
Non un testo accademico o teorico, ma una serie di voci e testimonianze sui temi di maggiore attualità che interessano il settore, un'analisi che si snoda attraverso 98 voci, articolate in tre sezioni: Idee e sensibilità; Paesi, personaggi e istituzioni; Metodologie, strumenti e gestione. Un percorso che consente di approfondire le molteplici questioni sociali, economiche e culturali che la microfinanza e il microcredito affrontano. Grazie al contributo di 96 autori esperti, studiosi e operatori del settore italiani ma anche internazionali, il volume offre una lettura inedita del fenomeno e delle implicazioni che ne derivano.
La microfinanza figura tra le grandi innovazioni sociali della nostra epoca. A livello internazionale, in contesti sociali e culturali molto diversi, essa si è rivelata una risposta efficace e sostenibile nell’azione di contrasto alla povertà e all'esclusione. La microfinanza e il microcredito che ne è la parte più evidente e riconosciuta affondano le proprie radici nel mutualismo europeo e nella finanza popolare di tutti i continenti. Negli ultimi anni, di fronte alle crescenti insufficienze della finanza mainstream, i progetti e le organizzazioni più avanzate vanno aprendo nuove frontiere che guardano alla finanza sociale e alla finanza etica come parti integranti di una strategia di finanza inclusiva. Occuparsi di questo insieme tematico e progettuale in modo non banale, rappresentandone la complessità e le dinamiche prevalenti, è l'obiettivo di questo volume.
I curatori:
Giampietro Pizzo, economista, esperto di microfinanza e finanza inclusiva, è presidente di Microfinanza Srl. Si è occupato a lungo di microcredito e di finanza rurale in Africa e America Latina.
Giulio Tagliavini, professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari presso l'Università di Parma, ha svolto ricerche e attività didattica nei campi della gestione bancaria e della finanza aziendale.

Per maggiori informazioni:
Microfinanza Srl
Stradella della Racchetta 22, 36100 Vicenza
Tel. 0444 326792
www.microfinanza.com
info@microfinanza.com


Ius sanguinis... anzi... ius soli 
di Marco Marcocci da Vita.it

Il dibattito sul diritto di cittadinanza. Un tema delicato portato agli onori della cronaca dal neo ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge
I minori extracomunitari nati in Italia (420.000 nel 2011) «è concepibile che, dopo essere cresciuti ed essersi formati qui, restino stranieri in Italia?».
Questo era uno degli interrogativi che il Capo dello Stato Giorgio Napolitano aveva posto durante il tradizionale discorso alla Nazione di fine anno (2012), riprendendo un tema peraltro da lui stesso precedentemente trattato in varie occasioni, quello relativo allo ius soli, il diritto di cittadinanza per chi nasce nel suolo italiano.
In questi giorni la neoministra per l’Integrazione Cécile Kyenge ha affermato, in maniera chiara e decisa, che a breve sarà presentato un disegno di legge in materia, suscitando una serie di reazioni un po’ ovunque, compagine governativa inclusa.
Ma andiamo per ordine. In Italia le regole sulla cittadinanza sono normate dallo ius sanguinis per il quale il diritto di essere italiano si acquisisce dalla nascita da un genitore della stessa cittadinanza. Secondo lo ius soli, alternativo all’altro, la cittadinanza si consegue con la nascita nel territorio di uno Stato, a prescindere di quale sia la cittadinanza in possesso dei genitori.
Lo scenario europeo vede prevalere nei vari paesi l’adozione dello ius sanguinis, come in Italia; soltanto la Francia concede la cittadinanza secondo il principio dello ius soli. Oltreoceano la situazione è diversa, infatti, sia negli Stati Uniti che in Canada vige lo ius soli.
Riuscirà la simpatica Cécile nel suo intento per il quale potrebbe essere arruolato come testimonial il bomber Balotelli?
Il dubbio è d’obbligo anche perché di questo tema non vi è traccia nel discorso programmatico alle Camere del premier Letta che, tuttavia, alla prima occasione televisiva ha ribadito che l’argomento è nel cuore della ministra, legittimando in un certo senso quanto dichiarato dalla Kyenge.
Quello che è certo è che per far approvare una legge sul diritto di cittadinanza per i nati in Italia, occorrerà che le tutte le forze politiche lavorino insieme, dialogando con buon senso e consapevoli del fatto che la società italiana diventa giorno dopo giorno sempre più infra-culturale.
Come ha detto il Cardinale Bagnasco intervenendo sul dibattito «dovrà essere la politica a valutare bene la cosa nel modo più equo possibile» ma ha anche aggiunto che «la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia è uno dei diritti umani che deve essere riconosciuto attraverso le condizioni previste dalla legge».
Per ora speriamo soltanto che questa tematica non costituisca un pretesto per litigare e far vacillare questo particolare Governo che (faticosamente) siamo riusciti ad avere.
 

Cécile Kyenge Kashetu ministra dell'Integrazione


La deputata Pd Cécile Kyenge Kashetu, 49 anni, medico oculista, originaria della Repubblica Democratica del Congo, cittadina italiana, nonchè neo-ministro dell’Integrazione ha commentato la sua nomina con queste parole: «Una decisione che marca un cambiamento concreto».
Ed in effetti è un segnale importante a tutto il mondo, non solo all'Italia, quello che ha voluto dare Enrico Letta con la nomina di Cécile alla guida del dicastero dell'Integrazione.
Andando ad estrapolare dalle agenzie battute nelle ultime ore, la Kyenge si è presentata subito con le isee molto chiare, come testimoniano le frasi a lei attribuite:
«Chi nasce in Italia è italiano»
«Quella dello ius soli è una delle mie prime priorità, poi ci sono tante cose che dovranno cambiare ma questa rimane comunque una priorità al di sopra di tutto»
«Probabilmente troverò delle resistenze dovremo lavorare molto per realizzarlo. Ho lavorato con un gruppo forte, che ha creduto molto in questo e sicuramente loro mi aiuteranno a stare sul pezzo e sulle priorità per il Pd».
«Per me è una grossa soddisfazione: ringrazio Enrico Letta per una decisione che segna il passo decisivo per cambiare concretamente l’Italia, la sua società e il modo di vedere un’integrazione che è già presente nel Paese. Il mio percorso è merito di un lavoro svolto con Livia Turco e il Forum immigrazione del Partito Democratico: io sono la portavoce di una politica fatta all’interno del partito, ma che è frutto di un lavoro comune che raccoglie anche le istanze e le forti richieste della società civile che in questo momento chiede a gran voce una nuova legge sulla cittadinanza».
Ecco chi è Cécile Kyenge
Arrivata in Italia nel 1983, e si è laureata in medicina e chirurgia all'Università Cattolica di Roma, specializzandosi poi in oculistica all'Università di Modena. Impegnata al servizio della promozione sociale e dell'integrazione, con riguardo particolare per la sua terra d'origine, l'Africa. Ha promosso e coordinato il progetto AFIA su sanità e salute a Lubumbashi, nella Repubblica Democratica del Congo; partecipato alla formazione di operatori sanitari sulla medicina dell'immigrazione; è impegnata nell'associazionismo e nella promozione della piena cittadinanza degli immigrati attraverso il progetto “Diaspora Africana”.
Nel 2004 è stata eletta consigliere della circoscrizione n°3 di Modena, successivamente responsabile provinciale del Pd del Forum della Cooperazione Internazionale ed immigrazione. E’ stata consigliere provinciale Pd nella commissione Welfare e politiche sociali e responsabile regionale delle politiche dell'immigrazione del Partito Democratico. Portavoce nazionale della rete Primo Marzo dal settembre 2010 per la quale si è occupata di promuovere i diritti dei migranti e i diritti umani. Presidente dell'Associazione Interculturale DAWA, dell'Associazione Giù le Frontiere e del comitato scientifico dell'Istituto Italiano Fernando Santi, collabora inoltre con il centro studi politiche internazionali (Cespi).
Ha attivamente partecipato all'elaborazione della Carta Mondiale dei migranti del febbraio 2011 a Gorée e come Forum nazionale dell'immigrazione del Partito democratico, alla prima Festa nazionale dell'immigrazione a Cesena. Impegnata attualmente in diverse campagne nazionali tra cui L'Italia sono anch'io, Lasciatecientrare, Per non dimenticare mai il 2 novembre, la giornata globale per la libera circolazione il 18 dicembre e sta elaborando un dossier sul razzismo istituzionale in Italia. A fine febbraio 2013 si è dimessa dalla carica di consigliere provinciale e alle ultime elezioni è stata eletta deputato.

 

Chi invia rimesse, dona di più

di Marco Marcocci

Nel Regno Unito tra gli immigrati che inviano denaro a casa il 42% fa anche una donazione al non profit inglese; la media inglese si ferma al 29%
I migranti che inviano denaro a casa fanno più donazioni di altre famiglie del Regno Unito. Lo dice una ricerca dal Centro sulla beneficenza e la filantropia della Cass Business School, Giving Back to Communities of Residence and Origin, riportata da Third Sector.
I ricercatori hanno indagato le abitudini di spesa di 63.033 famiglie e intervistato 32 migranti. Il risultato è sorprendente: il 42% delle famiglie che inviano denaro all'estero come rimesse dà anche in beneficenza a charities britanniche, contro il 29% della popolazione generale nel Regno Unito.
Il rapporto dice che il 5% delle famiglie del Regno Unito invia denaro all'estero, mandando una media di £ 31 a settimana. Oltre il 10% delle famiglie che inviano denaro all'estero sono a rischio povertà, con un budget settimanale inferiore allo standard di £ 166 per due adulti. Cathy Pharoah, co-autore della ricerca, ha dichiarato come : «i risultati indicano una forte relazione tra chi invia denaro all'estero e la donazione a favore di enti di beneficenza del Regno Unito, un dato che non può essere spiegato solo in termini di età, istruzione o caratteristiche di spesa: c’è una generosità comune, che potrebbe essere la guida tutto tale comportamento». Pharoah ha anche sottolineato come questa “abitudine a dare”, diffusa tra i migranti del Regno Unito e i gruppi di minoranza fornisca modelli preziosi per la responsabilità della comunità condivisa e ha auspicato che le comunità di migranti possano essere sostenuti maggiormente con sistemi più fiscalmente efficaci per sostenere buone cause in patria e all'estero.

 

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