Porterà la tregua la fine del ramadam?
dalla redazione - Roma, 25 luglio 2014

In questo weekend terminerà il Ramadam e nella Striscia di Gaza si spera di poter celebrare Id al Fitr, la festa di chiusura del mese sacro, senza bombardamenti.
Il desiderio di una pace imminente riecheggia in ogni angolo del mondo e nelle ultime ore sembra trovare un fondamento ed una consistenza maggiore che lascia ben sperare.
Infatti, secondo quanto riportato da varie fonti, il segretario di Stato USA John Kerry, da giorni al Cairo, ha presentato alle parti belligeranti una bozza di cessate il fuoco. Nella proposta di Kerry, al primo posto, vi sarebbe una tregua temporanea di una settimana a partire da domenica. Durante la tregua Israele e Hamas comincerebbero a negoziare, mediati dalla diplomazia internazionale, sui temi di sicurezza, economici e politici per arrivare a trovare un accordo duraturo.
Una proposta articolata in due fasi, tregua e negoziati, per la quale ancora siamo in alto mare, ma oggi qualcosa di positivo potrebbe accadere, non per niente è prevista la riunione in Israele del Gabinetto di sicurezza per valutare la questione.
Secondo il New York Times il principale punto di controversia tra le parti è costituito dal fatto che Israele sarebbe intenzionata a lasciare i soldati a Gaza durante il cessate il fuoco. Tuttavia oggi il quotidiano Al-Hayat, citando fonti palestinesi, riporta che Hamas avrebbe gradito la proposta del segretario di Stato USA.
Intanto il bilancio delle vittime dall’inizio della guerra è salito a 804 morti palestinesi, per il 70% civili, e di 35 israeliani, tra i quali tre civili. Il numero dei feriti da parte palestinese oramai non si conta più (oltre 5.000).
Ieri durante il bombardamento alla scuola gestita dall’Unrwa (l’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi) dove trovavano accoglienza molti sfollati sono rimasti feriti anche membri dello staff delle Nazioni Unite. Forte e chiaro è stato il commento a questo episodio da parte del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon che ha detto: “Sono sconvolto dalla notizia dell'attacco alla scuola Unrwa nel nord della Striscia di Gaza”. Complessivamente nel bombardamento alla scuola sono morte diciassette persone, tra cui sette bambini, secondo quanto fa sapere il portavoce del ministero della Salute di Gaza.
Sul fronte diplomatico il  Brasile ha richiamato in patria il proprio ambasciatore in Israele ribadendo che “il governo brasiliano – recita una nota ripresa dai media israeliani – considera inaccettabile l’escalation di violenza. Condanniamo fermamente l’uso sproporzionato della forza da parte di Israele nella Striscia“. Nei giorni scorsi era stato l’Ecuador a richiamare in patria il proprio ambasciatore ed a condannare “energicamente l’incursione militare nel territorio”. i
Intanto ieri in Israele c’è stato il passaggio di consegne presidenziale da Shimon Peres a Reuven Rivlin che diventa il decimo presidente di Israele. La cerimonia del giuramento, boicottata dai parlamentari arabi, si è svolta in tono minore. Speriamo che il 74enne Rivlin, ex membro del Likud ed ex speaker della Knesset, porti bene per la pace. Il neo presidente ha già annunciato di voler incontrare il presidente palestinese Mahmoud Abbas aggiungendo che “la profondità del conflitto ci chiede di trovare vie per comunicare”.  Come si suol dire in questi casi, la speranza è l’ultima a morire.



Gaza: la guerra di Noa
dalla redazione - Roma, 24 luglio 2014

Noa è il nome d’arte di Achinoam Nini, nata a Tel Aviv nel 1969, cantante di fama mondiale. Ha vissuto la sua infanzia e adolescenza negli Stati Uniti per poi tornare in Israele dove, tra l’altro, ha svolto il servizio militare obbligatorio. Noa, però, prima ancora di essere una bravissima cantante è una pacifista convinta.
NoaL’artista aveva dichiarato in un’intervista di aver  incontrato Abu Mazen a Ramallah e dal colloquio avuto si era convinta di questo: “credo che il leader palestinese voglia veramente la pace con Israele, ma purtroppo non posso dire lo stesso del mio premier"
Queste parole stanno condizionando pesantemente la carriera artistica di Noa che, ha detta del suo agente Pompeo Benincasa, è vittima un vero e proprio boicottaggio da parte del mondo isrealiano.
L’agente, che segue Noa dal 1992, spiega che “L'ostracismo nei suoi confronti è testimoniato anche dall'assenza totale di concerti di Noa nella sua terra a dispetto della sua fama internazionale e delle sue doti artistiche". Purtroppo questo fenomeno, continua Benincasa, si sta verificando anche in Italia dove è stato cancellato il concerto previsto per il 27 ottobre 2014 al Teatro Manzoni di Milano.
Infatti la posizione presa da Noa non è piaciuta all'associazione Adei-Wizo-Donne Ebree d'Italia, sede di Milano, promotrice del concerto, che ha comunicato all'agente dell'artista - come riferisce lo stesso Benincasa - di vedersi "costretta ad annullare la serata prevista il 27 ottobre p.v. a Milano", a seguito "delle dichiarazioni rilasciate da Noa alla stampa riguardanti il difficilissimo momento di guerra nel Medio Oriente". A completezza d’informazione, Benincasa riporta che nella comunicazione di cancellazione della data si afferma che "La Wizo in Israele si è dichiarata contraria alla presenza dell'artista a Milano" e che alcuni sponsor dell'associazione avrebbero manifestato il loro disappunto a sostenere l'evento.
Noa, dal canto suo in una lunga "lettera aperta al vento" pubblicata sul proprio blog spiega che “ci sono soltanto due parti in questo conflitto, ma non sono Israeliani e Palestinesi, Ebrei ed Arabi. Sono i moderati e gli estremisti. Io appartengo ai moderati, ovunque essi siano. Loro sono la mia fazione. E questa fazione ha bisogno di unirsi!".
La cantante israeliana confessa poi di essere "terrorizzata, angosciata, depressa, frustrata ed arrabbiata... Ogni ondata di emozioni - spiega - si confronta con l'altra per il dominio del mio cuore e della mia mente. Nessuna prevale ed io affondo in quell'oceano ribollente che è fatto da tutte loro combinate insieme. C'è un'allerta-missile ogni ora, da qualche parte vicino casa mia. A Tel Aviv è anche peggio".
Lo sfogo dell’artista è totale. Vorrebbe "prendere la testa tra le mani e scomparire, sulla Luna, se possibile" quando legge "i sermoni dei rabbini Ginsburg e Lior, che parlano della morte romantica e dell'omicidio nel nome di Dio. O quando leggo - spiega - le incredibili parole di razzismo scritte da alcuni miei connazionali, le urla di gioia quando i bambini palestinesi vengono uccisi, il disprezzo per la vita umana".
Chiarisce poi che "il fatto che abbiamo la stessa fede religiosa e lo stesso passaporto per me non vuol dire nulla. Io non ho niente a che fare con certa gente. Allo stesso modo, anche gli estremisti dell'altra parte sono miei acerrimi nemici. Ma la loro ira non è soltanto diretta verso di me, ma anche verso i moderati della loro stessa società; il che fa di noi fratelli in armi! Proprio come esorto gli Arabi moderati, ovunque essi siano, a fare tutto ciò che è in loro potere per respingere l'estremismo, non ho alcuna intenzione di chiudere gli occhi dinanzi alle responsabilità nostre per il fallimento in atto".


La guerra e il signor Bloomberg
dalla redazione - Roma, 23 luglio 2014

Forse poteva fare qualcosa di diverso, certamente di più utile e costruttivo. Qualsiasi cosa poteva andare bene, ad esempio finanziare un ospedale da campo lungo il confine tra Israele e Gaza, oppure tentare una mediazione tra le parti.  Insomma qualsiasi cosa ma non questa.

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Il
miliardario americano Michael Bloomberg, nato il giorno di San Valentino del 1942 a Boston in una famiglia di ebrei di nazionalità russa, ha annunciato via Twitter che volerà dagli Stati Uniti verso Tel Aviv a bordo di un aereo della compagnia israeliana El Al "in segno di solidarietà con gli israeliani e per dimostrare che volare su Israele è sicuro".
Ma andiamo per ordine. E’ delle ultime ore il divieto imposto dalla Federal Administration Aviation alle compagnie aeree statunitensi di effettuare collegamenti con Israele come conseguenza del razzo che ieri è esploso nelle immediate vicinanze dell’aeroporto internazionale di Tel Aviv.
Il divieto è motivato solo da ragioni di sicurezza: lo ha affermato il segretario di Stato americano John Kerry, in una telefonata al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Kerry, che si trova al Cairo nel difficile tentativo di trovare un rapido cessate il fuoco, ha inoltre precisato a Netanyahu che gli Stati Uniti decideranno se mantenere o meno questo divieto nella giornata odierna.
Anche altre compagnie aeree, memori di quanto successo sui cieli dell’Ucraina all’aereo della Malaysia Airlines, sono intervenute drasticamente sui propri voli diretti a Tel Aviv, cancellandone molti o comunque riducendoli nel numero.
Così Alitalia ha annullato i voli di ieri sera e di questa notte, mentre quello previsto per questa mattina è stato posticipato alle 19:00 di oggi e ha comunicato che per ogni ulteriore decisione si aspetterà l'evolversi della situazione. Anche la compagnia aerea francese Air France ha sospeso tutti i collegamenti con l'aeroporto di Tel Aviv "fino a nuovo ordine". Stessa cosa per EasyJet che, tra l’altro, specifica che "EasyJet deciderà giorno per giorno se riprendere o no i suoi servizi da e per Israele". All’elenco si aggiunge la compagnia Air Serbia che ha annunciato la decisione di sospendere per 24 ore i voli su Tel Aviv per ragioni di sicurezza dei passeggeri e dei membri dell'equipaggio.
Torniamo al signor Michael Bloomberg, uno che come alza un dito ha puntati su di se i riflettori di tutto il mondo. Insomma, non uno qualunque! Se non altro per il fatto che nel 2010 era al decimo posto nella classifica dei quattrocento uomini più ricchi d’America con un patrimonio stimato in 18 miliardi di dollari e che per più volte è stato sindaco di New York. Ora questo signore ha deciso di manifestare la propria solidarietà verso gli Israele annunciando che in barba alle sane decisioni di molte autorità e compagnie aeree lui volerà alla volta di Tel Aviv.
Per carità, il signor Michael Bloomberg può fare ciò che vuole e volare su Tel Aviv è un suo diritto. Però la cassa di risonanza mediatica che suscita qualsiasi sua azione poteva essere sfruttata meglio. Il signor Michael Bloomberg, che in queste ore probabilmente sta volando verso Tel Aviv e contemporaneamente è sui rotocalchi di tutto il modo per questo gesto, ha parlato di solidarietà con Israele ma, a quanto pare, si è dimenticato di condannare la guerra.

Gaza: ora basta

dalla redazione - Roma, 22 luglio 2014

gaza2014L’ultimo aggiornamento riporta che le vittime palestinesi sono 570, i feriti oltre 3.200 e che i soldati israeliani morti al momento sono 27.
Prima di arrivare alla pace, quanto ancora dovranno lievitare questi numeri? Possibile che non si riesca a mettere la parola fine a questa assurda guerra? Per quanto tempo si dovrà andare avanti ancora?
Questi sono soltanto alcuni dei quesiti che l’opinione pubblica mondiale si sta ponendo ed ai quali il fior fiore della diplomazia internazionale non è in grado di dare una risposta.
Forse anche quest’oggi ci sarà una breve tregua umanitaria per consentire di portare aiuto alla popolazione della Striscia che è alla frutta. E poi, si ricomincerà con i razzi, i bombardamenti, i morti, i feriti, e tutto il resto.
Le tregue umanitarie sono indispensabili per la popolazione, ma per le fazioni belligeranti sembrano essere  solamente un pausa caffè per ricaricarsi e per poi riprendere la guerra con maggiore vigoria.
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha manifestato la sua "grave preoccupazione davanti al numero crescente delle vittime" ed ha rinnovato il suo appello per una "fine immediata delle ostilità". In una dichiarazione letta dal presidente del Consiglio, l'ambasciatore ruandese Eugène-Richard Gasana, 15 paesi membri chiedono un "ritorno all'accordo di cessate il fuoco del novembre 2012" tra Israele e Hamas. Il Consiglio di sicurezza chiede inoltre "il rispetto del diritto internazionale umanitario, compresa la protezione dei civili" e sottolinea "la necessità di migliorare la situazione umanitaria" nella Striscia di Gaza.
Anche il premio Nobel per la Pace nonché presidente degli Stati Uniti Barack Obama è impotente di fronte alla situazione attuale. Comunque fa sapere che gli USA sono "preoccupati" per il crescente numero di vittime palestinesi a Gaza provocato per l'offensiva di Israele e precisa che "non vogliamo più vedere civili uccisi". La duplice conclusione del ragionamento di Obama è scontata: serve la fine delle ostilità e ribadisce il diritto di Israele a difendersi.
Oggi al Cairo è in programma un vertice tra il segretario di Stato americano Kerry, il segretario delle Nazioni unite Ban ed il presidente egiziani Sisi. Il lavoro che sono chiamati a svolgere è davvero difficile anche perché la guerra sembra essersi incanalata in una situazione di non ritorno che sta contagiando anche i membri del governo israeliano. Così il ministro della difesa israeliano Moshe' Yaalon ha dichiarato che “l’'operazione continuerà  finché non sarà riportata la calma'' nel sud del paese ed ha aggiunto che probabilmente saranno richiamati altri riservisti e che finora sono stati colpiti più di 2.700 obiettivi nella Striscia.
L'ambasciatore israeliano in Italia, Naor Gilon, in una trasmissione di Rai Radio1 ha fatto questa analisi: "Vogliamo un processo di pace con l'Autorità palestinese, con l'auspicio che ci possa essere una interruzione fra l'Autorità palestinese e l'organizzazione terroristica Hamas. In questo modo potremo ritornare al tavolo negoziale". Ha ribadito poi che "Hamas è un'organizzazione terroristica che vuole la distruzione di Israele e l'uccisione degli ebrei" e che per arrivare alla pace “serve distacco fra Anp e Hamas".
Per quanto riguarda la cronaca della guerra delle ultime ore, niente da segnalare in modo particolare. Soltanto che un bombardamento israeliano ha fatto crollare diversi piani di un grattacielo di Gaza provocando dieci morti, metà donne e bambini, e una quarantina di feriti; che è stato colpito l'ospedale di Al-Aqsa nella parte centrale della Striscia e ci sono stati almeno quattro morti e che un altro bombardamento al centro di Gaza City ha ucciso otto palestinesi, quattro dei quali erano bambini.


Gaza: tregua umanitaria, ma solo fino all'ora di pranzo!
dalla redazione - Roma, 17 luglio 2014

Siamo alla frutta! Se è vero (ed è vero) che sia Israele che Hamas hanno accettato la richiesta delle Nazioni Unite di sospendere le ostilità per cinque a partire dalle 09:00 (ora italiana, le 10:00 ora locale) di questa mattina per consentire alla popolazione di rifornirsi di vitto e medicine, l’emergenza è davvero grave.
La proposta della sospensione umanitaria era stata avanzata da  Robert Serry, coordinatore delle Nazioni Unite per l'agenzia che si occupa dei rifugiati palestinesi.
Il rammarico più grande è che le parti belligeranti, accettando la tregua umanitaria, hanno dimostrato di essere consapevoli dell’estremo disagio in cui da giorni si trova la popolazione della Striscia, ma né Israele né Hamas sembrano sforzarsi per trovare una soluzione atta a porre fine alla guerra.
Naturalmente fino a poco prima della tregua si è continuato a uccidere: l’agenzia di stampa al-Ray, vicina ad Hamas, ha comunicato che all’alba un raid israeliano ha provocato la morte di un palestinese.
Oramai questa notizia è diventata di routine e serve soltanto per aggiornare le statistiche delle vittime che ora, tra i palestinesi, contano 230 morti e 1.685 feriti.
Tanto per non essere da meno, prima dell’entrata in vigore della cinque ore di pace, Hamas ha lanciato alcuni razzi diretti a Tel Aviv e verso altre aree del sud di Israele. Anche su questo versante l’aggiornamento delle statistiche è d’obbligo: dall’inizio della guerra, secondo fonti militari israeliane, i razzi partiti da Gaza sono stati 1.377.
La cronaca della guerra annota poi l’infiltrazione sul territorio israeliano (nella regione del Neghev) di una quindicina di miliziani di Hamas, prontamente sventata (inutile dirlo nel sangue) dall’esercito della Stella di David. La penetrazione dei miliziani è avvenuta tramite un tunnel e secondo quanto affermato su Twitter dal portavoce militare israeliano “i tredici terroristi di Hamas che si sono infiltrati oggi in Israele progettavano di attaccare civili che abitano in un kibbutz” (ndr kibbutz di Sufa). In queste ore migliaia di abitanti del Neghev occidentale sono ancora chiusi nelle loro abitazioni, mentre l'esercito sta perlustrando accuratamente l’area.
Per queste poche ore godiamoci la pace.  Medici senza Frontiere nei giorni passati aveva denunciato la carenza di farmaci nella Striscia e la situazione degli ospedali che stanno avviandosi al tracollo. Speriamo che questa mattina l’ingresso di aiuti umanitari nelle zone interessate dal conflitto porti sollievo alla popolazione che, alla fine, è la vera vittima di questa assurda guerra.


Striscia di Gaza: niente da fare per la pace
dalla redazione - Roma, 15 luglio 2014

Soltanto poche ore è durata la tregua proposta dall’Egitto.  Il governo israeliano aveva aderito all’iniziativa di pace in vigore da questa mattina alle otto ora italiana sospendendo l’offensiva. A contrario Hamas e il suo braccio armato, nonostante le pressioni della Lega Araba, degli USA e dello stesso Egitto, aveva declinato l’invito a non combattere, leggendo la tregua come una loro resa.
Così, dopo l’ennesimo razzo lanciato da Gaza verso Israele (in tutto nel corso della mattinata odierna ne sono stati sparati quarantasette) il presidente israeliano Netanyahu ha ordinato la ripresa dei raid aerei ribadendo che bisogna “agire con forza contro obiettivi terroristici a Gaza”.
La tregua è durata meno di sei ore ed il bilancio aggiornato del disastro in atto conta ora 194 morti ed oltre 1.400 feriti.
Uno dei missili lanciati dalla striscia a colpito la città di Ashdode, nel sud del Paese, ed è stato questo l’episodio che ha provocato la reazione di Israele che, nei raid di queste ore, sembra aver colpito due postazioni lanciarazzi di Hamas.
La distanza tra le parti belligeranti sembra farsi sempre più marcata e non poca preoccupazione desta l’affermazione del ministro degli esteri israeliano Lieberman, secondo il quale "Israele deve andare fino in fondo" ossia fino a quando l'esercito "non avrà preso il controllo della Striscia di Gaza".
L’emergenza umanitaria è imminente: migliaia di persone nella Striscia non hanno acqua e la situazione che segnala la Croce Rossa Internazionale va peggiorando di ora in ora.
Intanto la diplomazia internazionale sta lavorando per cercare una via di uscita che sembra adesso molto lontana. Anche la ministra degli esteri italiana Federica Mogherini è in Medio Oriente ed incontrerà quanto prima sia il premier israeliano Netanyahu che il presidente palestinese Abu Mazen. 



Striscia di Gaza oggi potrebbe essere un gran giorno
dalla redazione - Roma, 15 luglio 2014

180, morto più, morto meno. E’ questo il numero delle vittime causate dai sette giorni di bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza. I caduti, così come i circa 1.100 feriti, sono in gran parte civili palestinesi, donne e bambini compresi.
Unanime è lo sdegno in tutto in mondo per questo conflitto che, oltre ad essere assurdo come tutte le guerre, evidenzia l’incapacità totale e i limiti insuperabili della diplomazia e delle organizzazioni internazionali a trovare una soluzione alla complicata situazione che, da sempre, perdura in questa parte del Vicino Oriente che si affaccia sul Mediterraneo.
L’ONU si è dimostrata impotente. A niente è servito l’appello al cessate il fuoco del segretario Ban Ki-moon, secondo il quale “troppi civili palestinesi sono stati uccisi” dai raid israeliani e ancor meno ha sortito effetto la sua richiesta volta a dissuadere Israele dall’intraprendere un’offensiva di terra.
Il presidente USA Obama (uno che di pace se ne intende!) si è reso sin dai primi giorni di guerra disponibile a ricoprire il ruolo di mediatore tra le parti, ma il grande alleato Natanyh, presidente israeliano, sembra aver declinato, o quasi, l’offerta del collega statunitense.
Nel vuoto è caduto anche l’accorato appello alla pace che Papa Francesco ha lanciato durante l’ultimo l’Angelus durante il quale ha invitato tutti “a continuare a pregare con insistenza per la pace in Terra Santa”.
La lista delle richieste per il cessate il fuoco potrebbe allungarsi ancora per molto e, purtroppo, nessuna di queste ha prodotto l’esito sperato.
Oggi però qualcosa di buono potrebbe succedere. Infatti, la proposta di tregua promossa dall’Egitto, se accettata, dovrebbe essere operativa da questa mattina (ore otto italiane).
Il governo israeliano ha reso noto di accettare l’iniziativa egiziana per un cessate il fuoco, tuttavia Hamas e il suo braccio armato, nonostante le pressioni della Lega Araba, degli USA e dello stesso Egitto, sta rifiutando la tregua perché vuole prima un accordo completo su Gaza.
La proposta egiziana prevede un cessate il fuoco assoluto di dodici ore e una serie di incontri, a Il Cairo, delle delegazioni delle parti belligeranti per trovare una soluzione stabile sotto la mediazione della diplomazia egiziana.
Nel 2012 qualcosa di simile riuscì e si mise fine all’Operazione Pilastro di Difesa che, allora come ora, provocò molte vittime innocenti.
Sono queste ore decisive nelle quali speriamo che prevalga il buon senso. Il conflitto si sta consumando da oramai da una settimana e giorno dopo giorno si assiste a un’escalation sia per la portata dei bombardamenti che per l’impiego delle armi utilizzate. Due esempi per chiudere: ieri è stato abbattuto dalla difesa israeliana un drone lanciato da Gaza, sempre ieri si contavano oltre 40 mila soldati israeliani e decine e decine di carri armati ammassati lungo il confine pronti ad invadere la Striscia. 

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